Valeria Benatti.
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Gocce di veleno.
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2016. GIUNTI Editore, FIRENZE.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
Fondazione Ezio Galiano onlus
 http:\\www.galiano.it
ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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VINCITORE PREMIO SELEZIONE BANCARELLA 2017.
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Questa  la storia di Claudia, della sua ossessione
per Barbabl, del suo tentativo di guarire
da un amore malato e pericoloso. La gelosia
di lui  eccessiva, le sue minacce reali: "Se mi
tradisci, ti ammazzo". Ma Claudia glielo ha
sentito dire cos tante volte che non ci fa pi
caso. Non ha paura, pensa che lui si prenda
gioco di lei, non crede che possa ucciderla
davvero, anche se a Barbabl ogni tanto piace
far scorrere la lama di un coltello sulla sua
pancia, percorrendola tutta, dal pube ai seni.
L'ossessione continua fino a quando un giorno,
all'improvviso, lei vede negli occhi di lui lampi
di odio puro e finalmente si spaventa.
A quel punto decide di farsi aiutare e la storia
cambia, diventa un'altra, antica, rimossa,
che risale nel tempo, fino alle origini del suo
male d'amore. Claudia inizia un viaggio doloroso
verso la guarigione. Lungo il cammino, i
volti caldi di amiche e psicologhe, ma anche lo
sguardo freddo di chi rifiuta la verit.
Un viaggio che ogni donna dovrebbe affrontare
per capire se stessa e superare la propria, piccola
o grande, ferita amorosa.
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L'Autrice.
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VALERIA BENATTI, giornalista e voce storica
di Rtl 102.5, ha pubblicato Love Toys (Giunti,
2014), Kitchen in love (Gribaudo, 2011),
Fulminata dall'amore [Kowalski, 2013] e
La scelta di Samir (Scripta Edizioni, 2014),
quest'ultimo per sostenere la Onlus CINI, Child
In Need Institute, con cui collabora da vent'anni
(adottaunamamma.it). Tra i soci fondatori di
Make a Change, movimento per lo sviluppo
dell'impresa sociale in Italia (makeachange.it),
ha diretto Serra Creativa, incubatore di talenti
Rai, e condotto il talk show Fobie in prima serata
su La7. Vive e lavora a Milano.
...
DEDICA.

Una parte dei proventi derivanti dalla vendita del
libro sar devoluta dall'autrice e dall'editore al centro
antiviolenza Cerchi D'acqua (cerchidacqua.org).

Ogni tanto cado ancora nel pozzo buio del mio segreto,
e mi sento morire.

Alle donne maltrattate:
perch trovino la forza di alzare
la testa e abbandonare per sempre
il loro Barbabl.
...
1. AMOUR FOU.

Ma lei, nel suo intimo, che ne pensa?
Non penso. Non posso permettermi questo lusso. La paura  in me sin dall'infanzia.
(Agota Kristof, Trilogia della citt di K.)

Esco da casa di Barbabl sempre malandata, le ossa rotte, i
pensieri storti. Me ne torno nel mio appartamento, mi infilo nella doccia e lavo via lo sperma, gli insulti, il sudore. Poi passo lentamente la crema sul corpo indolenzito, per darmi quelle carezze che non ho ricevuto. Alla fine mi metto a letto e dormo, sfinita, consunta. Faccio sogni spaventosi, mi sveglio pi stanca di prima, mi dico che devo cambiare qualcosa, nella mia vita, ma non so da che parte cominciare. So vivere solo cos, sul filo del rasoio. Cerco di essere una donna libera e felice, ma mi basta un niente per scivolare nelle pieghe avvolgenti della depressione.
L'amore mi fa male. Mi ha sempre fatto male. Mai trovato
un uomo che mi desse qualcosa di buono. Tutti che prendono,
prendono, e se ne vanno sazi, senza neanche dire grazie. Uccelli predatori, solo questo sono. Io non mi aspetto niente da loro, lascio che vadano e vengano come stormi impazziti. Questo mi preme di capire ora sopra ogni altra cosa: perch continuo a farmi fare del male dagli uomini. A concedermi generosamente pur non amandoli, anzi, spesso detestandoli.
Ho trentasei anni, non sono sposata, non ho figli, non ho nemmeno un fidanzato degno di questo nome, solo amanti voraci e
saltuari e la vocazione irrefrenabile a farmi violare. Non ho ancora capito se sia colpa del mio karma o solo della mia indole vittimistica.
Forse in un'altra vita sono stata molto cattiva e ora devo
espiare. Ho iniziato giovanissima a sperimentare l'egoismo degli uomini, il loro lato famelico. Ero bellina, tanto da vergognarmene, e lo sono ancora, abbastanza. Non appariscente, no, ma con un viso da bambina innocente ed un corpo piccolo, proporzionato, morbido.
In perenne lotta con la bilancia perch sono golosa e quel che mangio va tutto a depositarsi solo sui miei fianchi, misteriosamente.
Occhi e capelli scuri, irrequieti, indomabili, e buffe fossette sulle guance, da putto birbante. Ho sempre attratto i peggiori, quelli che mi volevano prendere per piantare una bandierina e vantarsene con gli amici. Non ho mai capito questo gusto tutto maschile alla conquista seriale: avere per abbandonare subito dopo, soddisfatti solo di aver espugnato il castello. Capirai che impresa: con me era facilissimo, non ho mai opposto resistenza, convinta da sempre che le mie ricchezze non fossero certo fuori di me, ma dentro.
Gli permettevo di armeggiare, li osservavo curiosa, li studiavo
persino, e poi li lasciavo andare cos come erano venuti, baldanzosi, ignoranti, superficiali. Pensavano di avermi presa, ma non avevano preso un bel niente. S, mi avevano strizzato le tette, infilzato come uno spiedo, riempita di parole a vanvera e umori odorosi, ma non avevano minimamente scalfito la mia anima.
Ho perso la verginit per distrazione, poco dopo la morte di mio padre, a sedici anni. Ero stata spedita a fare un corso di francese dalla mia ambiziosa madre, che mi voleva perfetta e possibilmente poliglotta. Ancora sperava che le avrei dato le giuste soddisfazioni, ma si sbagliava di grosso. Non aveva fatto i conti con il mio spirito ribelle: piuttosto che accondiscendere ai suoi desideri mi sarei buttata dalla finestra. Lui era un ragazzo bohmien incontrato per le strade di Parigi. Aveva vent'anni, viveva in una mansarda piena di gatti e scriveva storie per bambini. Indossava gli occhialini
tondi da intellettuale e l'aria svagata. Io ero a zonzo sola soletta, era estate, faceva caldo. Ci guardammo alla fermata dell'autobus, ci sorridemmo. Mi prese per mano e mi port da lui. Ero emozionata, e anche preoccupata, non ero mai stata con nessuno e mi piaceva l'idea di farlo lontano da casa, con un ragazzo straniero.
C'est la premire fois, pour moi provai a dirgli, sperando che almeno facesse piano.
La premire fois? chiese sgranando gli occhi, e sorrise
incredulo.
Dopo, mi disse che secondo lui non ero affatto vergine. Mi
offesi. Lo sapevo ben io che non avevo mai fatto sesso prima!
Non tentai nemmeno di rispondere con il mio francese stentato.
Tanto di l a poco sarei tornata in Italia e non lo avrei visto mai pi. Comunque non fu doloroso. Ebbi solo un gran senso di colpa postumo per aver regalato la mia verginit ad uno sconosciuto, in un letto sfatto di Parigi, senza amore, senza intenzione. Fu il primo vero moto di ribellione nei confronti di mia madre, che teneva cos tanto alla mia virt da farmela detestare. Lo feci contro di lei, per togliermi il pensiero. Il primo di una serie di atti autolesionisti che miravano a fare scempio di me per punire lei. Da allora sono passati vent'anni e nulla  cambiato, come se quel primo atto avesse segnato i successivi. Amplessi casuali, inutili, meccanici, con
uomini di cui non mi importa nulla, che mi prendono per mano
e mi conducono dove vogliono loro.
Con Barbabl per  diverso: di lui mi importa, anche se non
sembra tanto migliore degli altri. Abbiamo uno strano rapporto
di amore ed odio da cui non riesco a staccarmi.  un legame quasi morboso, basato esclusivamente sul sesso, che  iniziato per caso, senza impegno, e che si sta trascinando avanti senza evolversi, cambiare, migliorare. Eppure  unico. Lo scrivo qui perch a nessuno posso confidare quel che accade tra me e lui. Me ne vergognerei.
La gente non capisce. Nemmeno le amiche. Nessuno pu sapere cosa succede fra un uomo e una donna nella loro intimit.
Sono segreti oscuri. Legami contorti, che vengono da lontano, che si radicano a dispetto della logica e della razionalit. Io non so spiegare nemmeno a me stessa perch voglio cos ostinatamente essere amata da Barbabl. Di fatto lui  il re dei predatori, mi prende e mi squarta e mi lascia, eppure io torno sempre da lui.
Lo perdono, lo amo.
 un uomo difficile, Barbabl. Molto pi vecchio di me, colto, carismatico, sfuggente. L'ho incontrato in un lounge bar, a uno di quegli eventi mondano-benefici che pullulano a Milano. Mi aggiravo annoiata, con il bicchiere di Negroni in mano, cercando disperatamente qualche faccia conosciuta, quando incrocio lo sguardo di un uomo che se ne sta appartato a osservare, e che anzi osserva me con insistenza. Mi allontano, turbata, lusingata, ma poi torno sui miei passi e lo guardo anch'io, con aria provocante.
Lui allora mi viene incontro come se mi conoscesse, sorridendo.  alto, massiccio, il naso lungo, la barba corta e ben curata, i capelli a spazzola, brizzolati, gli occhi penetranti nascosti dietro a occhiali da vista neri, eleganti.
C' troppo ghiaccio in quel Negroni, finirai per bere solo
acqua schizzata di Campari, vermut e gin mi dice sicuro. Lo
guardo curiosa e confusa, credo di arrossire. Non so cosa dire. Lo osservo da vicino e immagino che se Barbabl esistesse, avrebbe la sua faccia. Ammaliante eppure pericolosa, con occhi da felino predatore. Dentro di me da quell'istante lo battezzo Barbabl.
Vieni, ti porto a bere un Negroni fatto come dio comanda
dice, e intanto mi prende a braccetto e mi scorta fuori in un lampo.
Lo assecondo senza obiettare. Passiamo dal guardaroba a ritirare i nostri cappotti, e noto che lui indossa con nonchalance un Borsalino classico che gli d un'aria da divo del cinema. Io in effetti ho un debole per i cappelli.
Oltre a essere un esperto di cocktail, hai anche un nome? gli chiedo riacquistando la facolt di parola, temendo che mi risponda davvero Barbabl.
Manfredi, piacere. Tu sei?
Claudia, io mi chiamo Claudia.
Facciamo due passi per le vie di Brera, a quest'ora affollatissime, sento il suo braccio che mi tiene e mi guida, come se fossi una bambina da non far scappare via. Del resto  molto pi alto di me, e io mi lascio condurre sentendo puri brividi di emozione.
Non parliamo, ci guardiamo di sottecchi, ascoltiamo solo i nostri passi, i nostri respiri. Penso che sono la solita matta, a seguire uno sconosciuto cos, ma siamo in centro, non ci sono pericoli, lui sembra un signore rispettabile e soprattutto un tipo intrigante, e io amo gli imprevisti. Ci infiliamo al Jamaica, pi che un bar, un'istituzione. Ci sediamo uno di fronte all'altra, e ci osserviamo attentamente. Non  bello, questo Manfredi, per ha fascino da vendere e certo sa il fatto suo.
Rapisci abitualmente le donne che bevono male? gli chiedo
soave.
Solo quelle che mi piacciono molto e che hanno un'aria smarrita come la tua. Cercavi qualcuno? Ha una bella voce bassa, profonda.
Un viso familiare, mi sento persa quando non conosco nessuno.
La tua faccia mi evoca qualcosa, anche se non ti ho mai visto
prima. Sei di Milano?
Napoletano doc, ma milanese d'adozione,da ormai trent'anni.
Non hai accento, strano. Di solito i napoletani non lo prdono.
Sei sposato, single, vedovo?
Separato, mai pi riaccoppiato. Detesto le relazioni, non ci
sto dentro. Ho bisogno di spaziare, di sentirmi libero, di fare tutto quello che mi va senza dover rendere conto a nessuno. Il matrimonio proprio non faceva per me.
Perch ti sei sposato allora? Sono troppo diretta, lo so, ma non riesco a trattenermi.
La mia compagna di universit  rimasta incinta.
Poco romantico. Hai un figlio solo?
Ho due figli maschi, ormai grandi, temo che abbiano pi o
meno la tua et. Quanti anni hai?
Trentasei.
Infatti, il mio piccolo ne ha trentasette, l'altro trentanove. Non te li far conoscere mai: potresti piacergli!
Preferisco gli uomini maturi, stai tranquillo. Che lavoro fai?
Sei una giornalista? Fai un sacco di domande!
Non faccio la giornalista, ma sono una donna curiosa,
questo  vero. E voglio giusto sapere con chi ho il piacere di bere un aperitivo. Se le mie domande ti inquietano la smetto subito.
Anzi, ti confesso il motivo per cui vado sempre a caccia di storie interessanti: faccio la editor per una casa editrice. Un giorno mi piacerebbe scrivere un libro.
Immaginavo che fossi in un campo culturale, hai gli occhi che sognano ancora. Io invece sono nella finanza, non nella guardia di finanza, eh! Faccio investimenti, compro, vendo.
Uno squalo della finanza? Ho gi paura.
Ma no, fuori dall'ufficio non faccio male a una mosca.
Lo guardo e alzo un sopracciglio, incredula. Non sembra proprio un agnellino, quello no. Un leone piuttosto, e affamato.
Arrivano i nostri Negroni, avviciniamo i bicchieri e brindiamo maliziosamente alle sorprese della vita.
Ai rapimenti galanti dico io.
Alle donne che si fanno rapire risponde lui.
Un aperitivo non si nega a nessuno.
E per cena? Sei occupata?
Vai sempre a 100 all'ora, o solo stasera hai cos tanta fretta?
Sorride sornione ed insiste a guardarmi come se fossi senza vestiti.
Mi sistemo i capelli, mi chiudo un po' la scollatura, mi sento a disagio, maledettamente vulnerabile.
 che ho voglia di conoscerti e sono certo che un aperitivo
non baster. Stai con me anche a cena, poi ti riporto dove vuoi tu, all'ora che vuoi tu.
Lo guardo e devo ammettere che mi piace la sua temerariet,
e visto che anch'io ho voglia di approfondire la sua conoscenza, accetto. A quel punto ci rilassiamo e cominciamo a chiacchierare in modo pi disteso e divertente. Dal Jamaica ci spostiamo in un ristorantino a due passi. Nel locale lo conoscono e lo salutano, ci danno un tavolo comodo dove continuiamo a parlare indisturbati.
Ordiniamo del pesce, e intanto ci offrono un altro aperitivo. L'alcol mi scioglie ulteriormente la lingua, il gioco di seduzione fra noi  ormai palese, la conversazione diventa sempre pi intima.
Manfredi mi sottopone a un terzo grado sul mio passato amoroso.
Vuole sapere con chi sono stata, per quanto tempo, perch  finita.
All'inizio rispondo senza pensarci, non ho difficolt a raccontare di me, ma quando le sue domande si fanno pi incalzanti e precise mi sento a disagio. Provo a ritrarmi e a tergiversare. Ho l'impressione che la sua curiosit vada ben oltre il desiderio di conoscermi. Cosa gliene frega di fare la conta dei miei uomini?
Lo invito a parlare di viaggi, di quelli che gli restano da fare, di mete non ancora raggiunte.
Non conosco l'Oriente, mentre sono stato pi volte in America e in Europa.
Allora ci devi andare! Io ho una venerazione per l'Asia,
conosco bene l'India, il Nepal, il Tibet, adoro l'Himalaya. Sono una donna di montagna.
Ahi, qui vedo i nostri destini allontanarsi, io sono un uomo
di mare!
Brindiamo ai viaggi dai quali non si vorrebbe pi tornare.
E ai viaggi che facciamo con la fantasia!
Il clima torna piacevole fra noi, il vino stempera, il buon cibo obnubila. Alla fine, mentre aspettiamo il conto, mi chiede a bruciapelo:
Come mai una donna bella come te non ha un fidanzato?
prendendomi una mano, portandosela alla bocca per un bacio
delicato.
Mi sa che ti assomiglio. Amo anch'io la mia libert.
Mi fulmina con lo sguardo, non capisco cosa stia pensando,
d'improvviso  una maschera senza espressioni, perso nelle sue
elucubrazioni. Lascia la mano, paga il conto, fa chiamare un taxi e d un indirizzo che non  quello di casa mia.
Dove andiamo?
Il bicchiere della staffa lo beviamo da me.
Penso che  tardi, che domani lavoro, che sono un po' brilla,
ma non mi oppongo. Se vuole portarmi gi a letto, che sia. In
macchina ci baciamo con foga, carichi delle ore passate a studiarci e a desiderarci. Lo seguo dentro casa, c' buio, non accende le luci, invece mi prende per mano e mi fa percorrere un ampio corridoio, in fondo c' una porta, entriamo. Non c' nessun bicchiere della staffa, ovviamente, solo un grande letto con lenzuola di lino candido che intravedo nella penombra, mi ci spinge sopra, mi sfila le scarpe, le calze, gli slip, e si china a leccarmi. Intanto si libera dei pantaloni e dei boxer, di scarpe e calze, e mi raggiunge. Scopiamo affannosamente, frettolosamente, senza dirci pi niente, senza nemmeno guardarci, ognuno perso nei suoi pensieri. Mi prende con forza, con una strana brutalit. Finiamo presto, e subito mi sento sulle spine, scontenta di me, di essere l; come al solito mi
aspettavo pi tenerezza, invece  sempre e solo uno sbranarsi
senza piet. Cos ho gi voglia di andarmene, mi alzo mentre lui  ancora in catalessi, stremato dall'orgasmo, e cerco il telefonino per chiamare un taxi.
Ti accompagno sento la sua voce assonnata arrivare dal letto, in penombra.
Non c' bisogno, non ti scomodare, mi arrangio.
In pochi minuti sono rivestita, gli mando un bacio soffiato e
infilo il corridoio, la porta, il portone. Sento l'aria fresca della notte e l'odore del sesso sulla pelle. Ho voglia di dormire, di non pensare, di riposarmi. Non so se lo rivedr, francamente non mi interessa.
 stata solo una scopata, mi dico, ancora non so che Manfredi
diventer la mia ossessione, la mia malattia.
 cos che  iniziato il mio calvario di amante. Da quella prima sera abbiamo cominciato a vederci in modo irregolare, mai nel weekend, mai dormendo insieme, mai in compagnia di amici.  un affare privatissimo, il nostro. Non so capire perch, ma con il tempo mi sono legata a quest'uomo brusco eppure pieno di desiderio per me. Un desiderio cos forte da lusingarmi. Questa sua bramosia potente ed inarrestabile mi fa sentire speciale e viva. Nessuno mi ha mai voluta con tanta intensit. Nel giro di poco  chiaro per che lui vuole solo il mio corpo. Lo divora come un lupo selvaggio e non ne  mai sazio. Non vuole altro, da me. Mentre io, improvvisamente, inaspettatamente, voglio l'amore, e proprio da lui. Da quando mi ha detto: Io non sono capace di amare, credo di non aver mai amato: insegnamelo tu.
Eravamo a letto, nudi, sfiniti dopo il sesso. In quel preciso
momento  cominciata per me una vera e propria missione.
Insegnare l'amore: come si fa? Innanzitutto bisogna Crederci, e tu non ci credi.
 vero, non ho fede. Per questo sono in-fedele!
Molto spiritoso, complimenti.
Quando Manfredi parla dei suoi tradimenti mette su un'aria
smargiassa, come se avesse di che vantarsi. Trovo che sia molto
infantile e disdicevole, ma proseguo la mia lezioncina incurante.
Poi bisogna dedicarcisi.
Io all'amore mi dedico molto. E ricomincia a baciarmi. Fa il bravo scolaretto. Mi irrita ma mi fa anche ridere. Mi divincolo e riprendo il filo del discorso.
Tu ti dedichi molto al sesso, non  la stessa cosa. E lo fai in modo promiscuo, con tante donne. Dovresti cambiare le tue abitudini: smettere per esempio di avere un harem.
Cosa c'entra questo? Le altre non sono niente, sei tu la mia
preferita.
E allora perch continui a vederle? Se non sono niente? Non
ti basto io?
Perch non voglio legarmi troppo a te. Sei bella e giovane, puoi avere uomini pi belli e pi giovani di me. Se io mi innamorassi e poi tu mi tradissi, ne morirei.
Figrati! Esclamo. Questo  il colmo: pratichi il tradimento preventivo? Ma cos non ci provi nemmeno, non vale! Allora ti tradisco anch'io, cos siamo pari!
Ma io sono un uomo! Per me  diverso!
Sei un uomo all'antica, sappi che non funziona pi cos, mi
spiace per te.
Se la mia donna mi tradisse, io l'ammazzerei sibila.
Non dire cazzate. Le donne non sono mica degli oggetti che
puoi considerare di tua propriet! E poi sei tu, qui, il traditore.
Infatti non voglio avere legami, perch le donne... sono tutte puttane.
Ma cosa dici? Come ti permetti? lo osservo con attenzione,
scocciata, per capire se scherza. Invece non scherza. Non aggiunge altro. Con che razza di stronzo ho a che fare?
Be', se essere puttane significa essere libere, evviva le puttane!
Evviva la libert! rilancio. Non posso credere che esistano ancora uomini con una mentalit cos retriva e maschilista.
Ci studiamo con gli occhi, la leggerezza  evaporata. Lui mi
guarda intensamente, credo che pagher per quello che ho detto.
Mollo io per prima: Lasciamo perdere. Comunque sappi che
non esiste un'assicurazione sull'amore, bisogna correre dei rischi.
Dobbiamo correrli tutti e due, se vogliamo qualcosa di pi.
Allora andiamo avanti cos. Non stiamo bene?
Tu starai bene, forse, ma io no, io non sto bene, mi fai sentire come una geisha, e non mi piace dico mettendo il broncio.
Vieni qui, splendida geisha, fatti amare dal tuo vecchiaccio fa lui tirandomi a s ed infilandomi le dita fra le cosce. Mi fruga dentro come se fosse roba sua. Con l'altra mano mi tira i capelli, mi gira la faccia, la spinge sul suo sesso duro. Si ricomincia. La sua brutalit, invece di allontanarmi, mi d il segno del suo interesse per me. Pi mi divora, pi sento di essere importante per lui.
Pazienza se non mi dice le cose che vorrei sentirmi dire. Del resto, non  abituato alla tenerezza, non sa nemmeno cosa sia. Usa un linguaggio colorito e tutt'altro che romantico. Le sue parole mi colpiscono come schiaffi. Hanno lo stesso suono secco, definitivo.
Ormai le sopporto bene.
Troia!.
Puttana!
Sono come bruciature sulla pelle viva. Fanno male. Ma lui adora dire parolacce mentre scopa.
Ora si muove sopra di me ritmicamente. Suda e sgocciola.
Dimmi che sei una troia, dimmelo! mi ordina perentorio,
affannato.
Il soffitto ha una crepa strana, noto insensatamente. Non 
questo il momento di mettersi a discutere. Osservo, penso.
Sono una troia ammetto con un filo di voce, tanto per dire.
Dillo ancora, pi forte! mi urla nelle orecchie.
 sguaiato e ha una voce cupa. Sta per venire. Ancora. Dentro
di me.
Sono una troia ripeto convinta. Se gli piace cos, che cos sia.
Lascio che le sue parole scivolino via da me senza sporcarmi. O almeno cos credo.
Obbedisco a questi suoi rituali. No, non mi garbano. Fanno
parte del teatrino che lui esige per eccitarsi. Non c' nulla di male in questi nostri giochi. Lui non pensa davvero quello che dice.  un modo come un altro.  il modo che lui vuole. Non credo sia malvagio, ma solo bloccato. Conto sul fatto che l'amore scioglier ogni nodo e guarir ogni ferita. Cos lo lascio fare. Ho molta pazienza. Sento che non  colpa sua, se  cos arido e poco incline alla dolcezza.
Alla fine lui urla, un grido animale, spaventoso, gutturale, e si accascia con tutto il suo peso su di me, schiacciandomi, bagnandomi, opprimendomi. No, io non sono venuta. Ma sono comunque felice che lui si sia liberato, di essere stata il tramite per il suo piacere. Il mio corpo serve a questo. Se io gli do tutto, e permetto tutto, lui alla fine mi vorr bene. Io non dico mai di no, a niente.
La mia sottomissione varr l'amore di lui, che dopo il sesso mi dice che senza di me non pu stare, che sono la sua bimba adorata, che gli sono ormai necessaria, come l'aria. Queste parole sono il mio agognato premio, dopo le parolacce. E io me le bevo come nettare, perch ho bisogno di sentirmi voluta, di essere sua. L'amore arriver, ne sono sicura. Per questo subisco e aspetto.

... ... ...

Il nostro strano rapporto prosegue di nascosto dal mondo. Ci
vediamo sempre e solo a casa sua, in genere verso sera. Beviamo
qualcosa di alcolico, andiamo a letto, mangiamo dopo, se cpita.
Quando mi prende per mano pu condurmi dove vuole, io lo seguo.
Gli piace portarmi in bagno, spogliarmi, lavarmi come si lava una bimba. Dicendomi per cose che a una bimba non si potrebbero dire.
Questo gioco lo eccita molto. A me invece turba, ma lo lascio fare.
La sua sicurezza mi intriga, perch io al contrario non sono
mai sicura di niente. L'idea che un uomo come lui scelga me fra
tutte mi gratifica e mi fa sentire importante. Mi piace anche che sia tanto pi vecchio di me, lo sento forte e saggio, certo sa cose che io non so, ha molto vissuto, e io amo imparare, sempre, e avere accanto qualcuno che ne sa pi di me, che sia pi grande di me, che possa insegnarmi qualcosa, svelarmi i segreti della vita. Manfredi  autorevole e non perde mai la calma,  pacato e freddo, e anche quando mi minaccia, lo fa con voce bassa e tranquilla.
Finir che ti ammazzo. Se mi tradisci, io ti ammazzo.
Succede, in genere, dopo rapporti sessuali in cui lui si sente particolarmente coinvolto. Odia essere troppo coinvolto. Si alza dal letto, ancora sudato, e va ad aprire il primo cassetto del com.
L tiene la sua collezione di coltelli. Torna verso di me con uno splendido coltello in mano, appoggia la punta della lama fredda sulla mia pancia e la percorre tutta, superficialmente, dai seni al pube, dicendomi piano: Te la aprir tutta cos, la tua bella pancia, se mi tradirai. Lo dice con tale dolcezza che sembra quasi una dichiarazione d'amore. In qualche modo, penso che lo sia.
Io rimango immobile, muta. No, non ho paura.  lui che ne
ha, e tanta: di lasciarsi andare, di perdere il controllo. Forse addirittura di amarmi. Ma io non ho nessuna intenzione di tradirlo: lo amo! Quindi sono sicura di non correre alcun pericolo, e che quella  solo un'anomala manifestazione d'affetto. Ci tiene a me, vuole che io sia solo sua. Certo, si esprime in modo triviale, vuole impressionarmi, fare il macho. Preferisco vedere solo il lato positivo: lui mi vuole tutta per s. E questo mi piace. Per dopo una serata con lui sono a pezzi e ho bisogno di qualche giorno per rimettermi insieme. Ritorno nella mia cuccia e mi metto sotto le coperte, al buio.
Amo la mia piccola casa. Mi sento al sicuro solo qui, in queste due stanze ed un soppalco pieni di libri e cd.  il mio spazio, quello che mi sono conquistata quando sono uscita di casa, una quindicina di anni fa. Ho lasciato Mantova e la mia famiglia per fare l'universit a Milano, e non sono pi tornata. Durante gli studi ho condiviso un appartamento con delle amiche, ma con il primo contratto di lavoro ho voluto trovarmi uno spazio tutto per me. Mi sono subito innamorata di questa casina sui Navigli, in un vecchio palazzo di ringhiera. Ho richiesto un mutuo, che pagher a vita, ma almeno ho un tetto sopra la testa, qualsiasi cosa accada, e una tana dove rifugiarmi dopo le tempeste. L'ho arredata piano piano,
portando dai miei viaggi in Oriente cimeli e colori che mi fanno sentire ancora un po' laggi. Le bandierine di preghiera tibetane sono appese sopra il letto, e mi fanno pensare alle montagne incantate dove le ho viste sventolare.
Tanti uomini sono passati da qui, ma non ho mai permesso a
nessuno di fermarsi. Migro io volentieri, perch so che quando
sono stanca posso sempre tornare da me. Manfredi invece non 
mai venuto. Non voglio che ci venga. Sicuramente si guarderebbe
in giro sospettoso, e comincerebbe a chiedermi chi ci  stato prima di lui, e non farebbe che immaginare uomini in ogni angolo. La sua gelosia  asfissiante ed insensata, dal momento che continua a vedere altre donne. Perci ho smesso di raccontargli di me, e di rispondere alle sue domande morbose. C' qualcosa di malato e perverso nel voler scavare con tanta minuzia nel passato delle persone.
Glisso come posso, e a mia volta non gli chiedo pi niente.
Tanto mi racconta solo balle.
La sua voce stentorea e dura mi insegue. Corro nella notte attraverso un bosco. Sono senza scarpe, i vestiti laceri, ma non smetto di correre disperatamente. La voce  sempre pi vicina, nonostante i miei sforzi mi raggiunge,  dentro di me, rimbomba da fare paura. Mi accascio, sfinita, mettendomi le mani sulle orecchie per cercare di non sentire, e invece sento i piedi di lui sulla schiena, fra le scapole, che mi spingono
gi, nella terra, sempre pi for te. Io non ho voce, solo lui ce l'ha, e sogghigna dandomi l'ultimo colpo finale, affossandomi.
Mi sveglio sudata, con il cuore che martella, accendo la luce.
Sono nella mia piccola casa, sono le tre del mattino, non c' nessun bosco, nessuna voce minacciosa. Resto a guardare la parete di fronte, gli occhi sbarrati, troppa paura di addormentarmi e finire ancora dentro ai miei incubi. Meglio stare sveglia, all'erta.
Il Buddha intagliato nel legno comprato in Ladakh mi osserva
pacifico, ma io la pace non so trovarla pi.

... ... ...

Ormai dormo poco. Sono inquieta. Credo di avere dentro qualcosa che non va, ma non so cosa sia. Certe volte vorrei smettere di frequentare Barbabl. Quando mi sembra che il male che mi fa sia superiore al bene. Quando mi sento sola, con il mio sogno impossibile di essere amata da lui. Passo giorni e settimane senza sentirlo, vedo altra gente, altri uomini, alla faccia sua. Tanto mica siamo fidanzati. Esco con Massimo, e Roberto, e Alessandro... belli, simpatici, affascinanti. Ovviamente tutti sposati, con figli, che mai lasceranno le loro mogli, con cui posso solo passare qualche ora piacevole, nulla pi. Nessun coinvolgimento, nessuna aspettativa, patti chiari fra persone adulte. Scampoli d'amore.
Cerco di farmi la mia vita. Perch io ho una vita, nonostante
tutto. Lavoro, amici, relazioni sociali, come una persona normale.
La mia quotidianit non  differente da quella di tutti. Anche i miei desideri lo sono, banali, semplici, quasi infantili: cerco di essere amata e di amare. Ho solo due amici veri, Enrico e Sergio. Sono uomini diversi dagli altri, al di sopra di ogni sospetto, che stimo profondamente, con cui non ci potr mai essere nulla di sessuale, anche perch uno  gay e l'altroha quasi ottant'anni. Sar per questo che li amo cos tanto? Perch il sesso con loro non  in ballo?
Ho anche alcune adorabili amiche: con loro mi diverto, rido e
scherzo. Mi piace parlar male dei maschietti che frequento,
svelare tutte le piccolezze, le meschinit che si nascondono dietro ai miei amanti. In cuor mio odio gli uomini sposati che tradiscono le mogli, ma questo offre il mercato, e in abbondanza. I single ancora in circolazione o sono gay o sono impresentabili. Me ne frego, tanto all'amore comincio a non credere pi nemmeno io.
Cos sdrammatizzo. Ci rido su. Ho la capacit di rendere buffi
anche i momenti pi intimi e imbarazzanti. Le faccio crepare dal ridere, le mie amiche, coi miei raccontini sugli uomini fedifraghi.
 un modo per esorcizzare il male di questo buttarmi via senza
criterio. Ma di Manfredi non ho mai detto molto. Mi vergogno.
Perch non ci racconti mai niente di questo tuo nuovo misterioso amante? mi chiede Ada, curiosa. Ha una decina di anni pi di me e molte esperienze alle spalle. Un lungo matrimonio che si  trasformato in un'ottima amicizia, un amante pi giovane di lei e pure di me, e in mezzo una storia tenera e inattesa con una donna.
Ha sempre vissuto fino in fondo ogni relazione, senza tab n prevenzioni, rimanendo se stessa, ma anche abbandonandosi languidamente a quel che la vita le offriva. Per questo l'ammiro e l'ascolto.
Perch su di lui non ho aneddoti divertenti.
Non ci hai nemmeno detto cosa fa, come si chiama protesta
Tina. Lei invece di sesso credo si intenda poco.  androgina, single incallita, pi attratta dalle donne che dagli uomini. Un'anima in pena senza mai pace, eppure ironica, acuta, di un'intelligenza brillante.
Io lo chiamo Barbabl, perch ha una bella barba scura e l'aria cupa e misteriosa. Sul cosa fa esattamente non so risponderti, non ci capisco niente di finanza.
Basta che non ammazzi le donne, per me va bene tutto
dice Ada.
Non sembra il tipo del serial killer, no. Semmai  un serial
lover! rispondo strizzando l'occhiolino.
Mmh, deve piacerti molto se non lo metti alla berlina come gli altri insinua ancora. Ada  saggia. Dovrei darle retta pi spesso.
Non lo so, con lui  strano, non  come con gli altri e c' davvero poco da ridere. Non aggiungo altro e cambio discorso, non voglio spiegare n raccontare. La mia storia con Barbabl  un tale mistero anche per me che non saprei che altro dire. Quel che succede tra noi  solo nostro, un segreto inviolabile.
Piuttosto, avete visto Miss Violence al cinema?  di un regista greco, pazzesco, mi pare si chiami Alexandros Avranas chiedo per depistarle.
Pazzesco nel senso che  uno dei tuoi soliti pacchi? domanda Tina, giuliva.
Pesante  pesante, ma  un capolavoro, dovete andare a vederlo.
Esci con un'angoscia e un dolore incredibili.
Ecco un motivo per non andare a vederlo! ride Ada.
Ok, dovete accettare una botta allo stomaco, per  una storia ispirata ad un fatto di cronaca avvenuto in Germania, dove un padre padrone ha abusato delle sue figlie per anni in modo davvero atroce.
Dio mio, Claudia, ma che film vai a vedere? Io non ci andrei
nemmeno se mi pagassero! dice Tina, rabbrividendo.
 un film che ha vinto un sacco di premi, con attori straordinari, e racconta la realt, che talvolta  orribile... A me interessa molto pi della fantascienza o delle commedie. Riflettere sul male, scoprire perch accade...
Va bene, se una sera non siamo troppo depresse andremo a
vederlo! promette Ada, laconica.
Prediligo da sempre film impegnati, e per questo al cinema ci
vado da sola. La gente preferisce lo svago, io invece voglio provare a capire la vita.
Vivo, quindi, ma sotto sotto aspetto una sua telefonata. Spero che
Manfredi si ricordi di me e mi voglia ancora. Spero che si innamori
di me. Di me che sembro sicura, forte e brillante. Mi dice sempre che
sono bellissima, addirittura troppo bella per lui, e allora perch non
mi tiene? Forse non valgo abbastanza. Mi sento come uno yo-yo,
preso e mollato rapidamente, su e gi, senza posa. Vorrei un po' di
pace, finalmente. Cos quando lui chiama, dopo settimane, talvolta
mesi, io torno, come un cane che risponde al fischio del padrone.
Basta un sms, una mail anche scarna, giusto il segnale che lui mi
cerca. Sullo schermo del telefono leggo Come sta la mia bimba?
e non capisco pi niente, letteralmente, sento solo che mi desidera
e voglio ardentemente essere ancora la sua bimba. Svaniscono gli
amanti, gli amici, le amiche. Tutto passa in secondo piano. D'improvviso
mi riaccendo, mi metto in moto e torno verso di lui, cieca
e dimentica di tutto. Mentre mi preparo per raggiungerlo sono
eccitata, scelgo con cura la biancheria, le scarpe, il vestito, mi trucco
bene, voglio essere bellissima, so che lui osserver ogni dettaglio,
che i suoi occhi rapaci si soffermeranno in ogni mia piega. Vado
verso l'incontro con il cuore che batte forte. Lui  l'unico uomo al
mondo capace di provocare in me questo sconquasso.
Arrivo, e subito mi sento piccola e insignificante, mentre lui mi
scruta attento e soppesa il mio valore. Mi svaluto mentalmente,
tendo a farlo in automatico, o forse sono i suoi occhi critici che lo
fanno al posto mio. Anche la sua grande casa mi intimorisce, mi fa
sentire fuori posto, gli ampi spazi vuoti non mi sono mai piaciuti,
mi sembrano freddi. Casa mia  pi intima e avvolgente, fatta di
colori caldi e libri e musica. Da Manfredi non c' mai musica, non
ci sono che pochi libri in corridoio,  tutto bianco, abbagliante, in
modo che spicchino i suoi preziosi quadri alle pareti: sembra una
cattedrale del lusso, un luogo di culto per persone ricche.
Beviamo un calice di champagne in salotto, parliamo poco,
siamo entrambi tesi, per lo pi ci osserviamo.  elegantissimo,
come al solito. Camicia a righe con le sue iniziali ricamate, gemelli
stravaganti, bretelle colorate, abito sartoriale di un tessuto morbido
e costoso. Ma sono gli occhi, i suoi occhi che mi imprigionano.
C' una sorta di sfida micidiale fra noi. Non so mai cosa pensa di
me, mi sento giudicata, sono a disagio. Ho l'impressione di non
valere nulla davanti a lui, di essere niente. Eppure fuori, nel mondo,
ho successo, sono considerata brava e anche piuttosto bella. Ma
qui dentro non sono mai abbastanza, perdo ogni certezza, tremo.
 questo il potere che lui ha su di me, e non so capire da dove gli
viene, chi glielo ha dato.
Lui si alza, mi viene incontro sovrastandomi con la sua statura,
mi prende per mano e mi trascina verso la camera da letto. Non 
me, ma il mio corpo che vuole, che brama. Lo sento chiaramente.
E lascio che ne faccia scempio. Mi mette carponi, mi sfila il tanga
e inizia a dirmi volgarit. Penso che il mio bel vestito si stropiccer,
quello stesso vestito che ha acceso la sua passione per me. Sento
il suo desiderio impellente, violento, e sono compiaciuta di essere
stata io a provocarglielo, ma d'improvviso un dolore fortissimo,
inatteso, mi trafigge. Urlo. Lui comincia a montarmi da dietro tirandomi
i capelli. Io grido che mi fa male e lui continua, e continua,
gli piace molto, cos. Lacrime bagnano le coperte, i miei singhiozzi
si uniscono ai suoi sussulti, alla fine urla e mi butta via, come un
corpo morto, una bambola rotta, e va in bagno a sciacquarsi, per
un tempo che non so definire.
Io resto l bocconi, rannicchiata, male dappertutto, immobile, gli
occhi chiusi. Sono l, ma non sono solo l.  dunque colpa dell'amore?
 cos che si ama? Bisogna sopportare anche questo per
essere amati?  davvero troppo anche per una ragazza disponibile
come me. Mi chiedo perch mai mi faccio trattare cos. Mi dico
che questa  l'ultima volta, che appena riesco a rimettermi in piedi
me ne vado e non torno pi. Ma poi lui ricompare raggiante, in
vestaglia, con altri due calici di champagne ghiacciato, mi prende
tra le braccia, mi dice che sono stata bravissima e che sono la sua
bimba adorata, e che non ce ne sono in giro di bambine brave come
me. Mi faccio consolare. Mi basta cos poco per essere ripagata
delle ferite. Cos poco.
Mi hai fatto male protesto debolmente, ma lui mi dice che
non  niente, che passer. Mi porta nel suo grande bagno di marmo,
mi fa sedere sul bid, mi lava via il sangue e lo sperma, e lo fa
con una cura quasi amorevole, che mi scioglie. Poi mi mette una
crema speciale, lenitiva. Mi riveste, mi bacia in fronte e mi rispedisce
a casa. Ora ha da fare, non ha pi tempo per me. Esco stordita,
dolorante, stanca. Mi viene da piangere, e piango guidando piano
verso casa. Mi rimetto a letto, le lenzuola sopra la testa, non voglio
pensare, non voglio sapere, non voglio respirare.

... ... ...

Basta, stavolta ne ho abbastanza, non voglio proprio vederlo pi.
Me lo dico e me lo ripeto, e cerco di cancellarlo dai miei pensieri.
Faccio altro. Lavoro molto, con nuova lena, per tenere la testa
impegnata, per investire il mio tempo in cose che mi arricchiscano.
Vado al cinema, leggo libri, esco con le amiche, parlo con gli amici.
Per qualche mese tutto fila liscio, Barbabl sembra un fantasma
lontano. Io non lo cerco, lui non mi cerca. Chiss con chi star,
mi chiedo ogni tanto, ma subito butto via il pensiero, lo scaccio
come si fa con una zanzara fastidiosa.
Ma non ce l'hai, un moroso? mi chiede mia madre al telefono,
durante la nostra conversazione settimanale di routine.
No, mamma, sto bene cos, non ti preoccupare rispondo
asciutta.
Io alla tua et vi avevo gi tutti e tre si lamenta lei.
Lo so, me l'hai detto cento volte. Ma i tempi sono cambiati,
fattene una ragione e gi non vedo l'ora di riagganciare. La chiamo
per dovere, perch vivendo in un'altra citt non la vedo mai,
perch  vecchia e malandata, ma non la sopporto lo stesso. Non
la sopporto. Sempre con questa idea fissa che dovrei sistemarmi,
cio mettere la testa a posto, cio avere un uomo. Che palle questa
sua mentalit antiquata, se solo sapesse che razza di uomini ci
sono in giro, oggi.
Vado in vacanza con Elsa, la mia amica d'infanzia, quella insieme
alla quale sono cresciuta e che  pi di una sorella, per me.
 rimasta a vivere a Mantova, quindi per stare un po' insieme
dobbiamo cercare di incastrare le nostre ferie. Ci facciamo un bellissimo
viaggio alle Eolie pieno di chiacchiere e sole, bagni infiniti
e lunghi aperitivi. Rigorosamente senza uomini. Al ritorno sono
abbronzata e felice, e ricomincio a vedere i miei amanti, con una
certa allegria. Mi sento proprio bene quando sto per un po' senza
Barbabl, come un tossico che riesce a fare a meno della droga.
Disintossicata. Ripulita. La vita  pi semplice, liscia, lineare, senza
alti e bassi. Certo non mi aspetto che lui chiami ancora. Non lo
sento da almeno tre mesi. Invece...
Il cellulare trilla e compare la faccia di Manfredi. Inattesa. Temuta.
Amata.
Bimba, sono io. La sua voce calda al telefono, quel tono
sicuro che non lascia scampo. Ho bisogno di vederti aggiunge
in un sussurro.
Come stai? chiedo, tanto per prendere tempo, le gambe gi
molli.
Sto benissimo. Ma mi manchi. Vieni da me stasera, ti aspetto.
Ho messo in frigo un Krug speciale.
Respiro piano, vorrei dire no, so che dovrei dire no. Sto cos
bene, stavo cos bene. Invece. Ho troppa voglia di vederlo, di riaprire
la sfida, di provare a vincere io, stavolta.
Ok. Alle nove da te.
Riaggancio e ho gi la tachicardia. Con un sms mi libero di
un impegno a cena che poteva essere carino, ma chi se ne frega.
Torno a casa prima dal lavoro e mi preparo meticolosamente:
peeling, doccia, crema, reggicalze, il vestito pi nuovo e pi bello
che ho. Il cuore non ha smesso di martellare per un attimo.
Salgo le scale verso il suo appartamento con il battito in gola,
ogni volta mi stupisco di essere ancora qui, di tornare a varcare
questa maledetta soglia. Lui mi aspetta sulla porta, mi tira dentro
con forza, mi bacia subito, senza nemmeno salutarmi, senza
lasciarmi togliere lo spolverino. Una smania inconcepibile, una
fame divorante.
Ehi, piano. Ti sono mancata, a quanto pare! provo a dire
scostando la bocca dalla sua.
Da morire risponde infilandomi di nuovo la lingua in gola,
mentre annaspo, in fondo ancora assurdamente felice della sua
foga.
Parliamone! pretendo, mentre lo tiro via da me spingendolo
con le due mani. Finalmente mi tolgo il soprabito e vado a sedermi
in salotto. Mi sento carina e desiderabile, le pause fra noi mi
rinforzano, le sue assenze mi rendono impavida, quasi temeraria.
Ti trovo bene, sei ancora pi bella di come ricordavo mi dice,
avvolgendomi con lo sguardo. Anche lui  in forma, abbronzato,
rilassato, sicuro di s.
Senti, ho avuto tempo per pensarci, e a me non va pi di scopare
e basta. Io ho voglia di una relazione d'amore. Tu sei libero, io
pure, perch dobbiamo continuare a fare gli amanti clandestini?
Lui mi lascia parlare, rabboccandomi il calice. Mi osserva sempre
con quegli occhi indagatori che mi fanno sentire sotto processo.
Mi chiede se ho visto altri, in questo periodo.
Certo che s rispondo provocante sono pi di tre mesi che
non ti fai vivo.
Lui fa una strana smorfia e mi gela con lo sguardo.
Vedi? Sei una troia, non posso mettermi con una troia come te.
La sua  una pura constatazione. Ha ragione? In cuor mio, temo
di s.  pur vero che ho altri uomini. Lo odio. Cosa vuole da me?
Che sia fedele a un fantasma? Mi ribello.
Che stronzo che sei! Perch invece tu in questi mesi sei stato
casto? Non mi dire! ribatto aggressiva.
Con chi sei stata? Voglio saperlo.
Non cominciare. Io non sono venuta a chiederti con chi sei
stato tu. Immaginarlo mi d gi abbastanza fastidio, non voglio
certo i dettagli.
Cosa c'entra, io sono un uomo! dice lui con tale convinzione
da esasperarmi.
E io sono una donna libera, visto che non stiamo insieme!
Faccio per andarmene, offesa, ma lui mi afferra un polso, mi
butta sul divano, mi sale sopra e comincia a baciarmi dappertutto
tenendomi le braccia bloccate sopra la testa. La forza del suo
desiderio mi esalta, mi ammalia.
Dove credi di andare, eh? Tu sei la mia puttana bambina, fatti
fottere dal tuo pap mi sussurra all'orecchio, leccandomelo. Ha
un profumo buonissimo e mani grandi, veloci e dure, me le infila
ovunque, mi slaccia i vestiti, mi succhia con forza i capezzoli,
rabbrividisco, provo a divincolarmi ma lui  pi forte, e cos cedo,
spaventata, eccitata. Mi mancava tutto questo, lo sento. Il suo desiderio
vince sempre. D valore anche a me, in qualche strano modo.
Se lui mi vuole cos ostinatamente, penso, forse valgo qualcosa.
Consumiamo un coito rapido e brutale, ma alla fine io mi sento
un buco, solo un buco dove lui si scarica.
Viene urlando come un pazzo, poi gli vibra il telefono, si alza
ancora in affanno, risponde, parla di lavoro come se niente fosse,
si allontana, va in un'altra stanza, nudo e sudato com'. Sento la
sua voce stentorea, si incazza con qualcuno all'altro capo del filo.
Capisco che la cosa andr per le lunghe e che posso approfittare
di questo momento per andarmene, non ho pi alcuna voglia di
restare l, abbandonata su un divano, seminuda, infreddolita, cos
raccolgo in fretta i vestiti sparpagliati, me li infilo in qualche modo
e me ne vado con il trucco sbavato e l'odore di sperma addosso.
Per strada barcollo, sento un vuoto dentro, come una voragine che
mi risucchia, ma tengo duro e arrivo fino a casa. Chiudo la porta
dietro di me e mi accascio, senza pi forze. Questa storia non ha
senso, deve finire, mi dico per l'ennesima volta. Questa storia mi
sta uccidendo. Ho le vertigini. Perdo i sensi. Meglio cos.
Invece mi richiama pochi giorni dopo e vuole vedermi ancora.
Per una volta gli rispondo di no, che sono stufa, che non mi
va. Resta in silenzio, stupito e offeso del mio diniego. Non ci 
abituato. Poi cambia tono, diventa dolce, dice che ha pensato alle
mie parole, che vuole parlarmi, e mi invita a cena in un bellissimo
ristorante. Una piccola speranza si riaccende in me. Accetto.
Comincio a prepararmi dal pomeriggio, cerco di controllare
l'ansia che mi invade, mi sono gi scolata un paio di bicchieri di
vino bianco quando finalmente suona il citofono. Ho scelto un
vestito scollato verde acqua, che fa risaltare il seno.  la parte del
mio corpo che preferisco, quella che fa impazzire gli uomini. Non
sono n alta n magra, ma ho delle tette burrose e sode di cui vado
fiera e che Manfredi adora.
Mi d una rapida occhiata compiaciuta, senza dire nulla. In
macchina sono nervosa, lui guida in modo brusco,  sempre stressato
per il lavoro o chiss che. Io non oso fiatare, mi faccio piccola
piccola. Entriamo. I camerieri si inchinano ossequiosi, anche qui lo
conoscono, sanno che lascia laute mance. Il tavolo  in un angolo
tranquillo, finalmente ci sediamo uno di fronte all'altra. Ordina
del vino costosissimo e sceglie dal menu anche per me.
No, non mi piace questa sua aria strafottente, da uomo di potere
a cui tutto  dovuto. Mi infastidisce, piuttosto. Mi chiedo cosa
mai ci faccio con un uomo cos. Perch mi ostino a frequentarlo.
Perch subisco il suo fascino. Manfredi  ricco, ma io non ho mai
avuto alcun interesse verso i suoi soldi. Il mio lavoro mi piace e
mi d di che vivere, altro non mi serve. Ci che mi tiene legata a
lui  molto pi subdolo e arcano.
Bevo altro vino, lo assaporo con gusto ed  davvero squisito.
Intanto lui mi propone di partire per un weekend romantico in
Francia, vuole portarmi in certi posti che lui sa, e che io ho solo
sentito nominare. Mi riempie di complimenti, mi avvolge con
mille premure, dice che quando stacca dal lavoro  molto pi
rilassato e che passeremo giorni bellissimi, lontani da tutto. Non
l'abbiamo mai fatto, finora. Mi brillano gli occhi, non solo per il
vino.  quello che voglio, stare con lui, noi due insieme, e non solo
per il breve tempo di un coito. Non devo nemmeno pensarci, dico
di s, e dopo la sontuosa cena vado anche a farmi scopare. Dormo
l, per la prima volta, ma poco e male, lui russa forte, io ascolto il
suo respiro, osservo il suo corpo inerte, di schiena, e non so chi
sono, non so chi .

... ... ...

Partiamo dunque per un lungo fine settimana, raggiungiamo
la Francia con la sua macchina, ascoltando canzoni napoletane e
cantandone alcune insieme. Imparo a memoria Indifferentemente
di Mario Trevi, che trovo struggente e splendida, la colonna
sonora perfetta del nostro amore assoluto. Sono felice di averlo
finalmente tutto per me, e lui in effetti  meno rude del solito.
Arriviamo in un relais & chteaux incantevole dove ha prenotato
una suite. C' un terrazzino con una vista che toglie il respiro.
Immagino che ci sia gi stato con altre donne ma non voglio
farmi avvelenare i pensieri dalla gelosia, cos caccio via quell'idea
fastidiosa. Ora ci sono io, questo  il mio turno, e voglio
godermelo senza ombre. La sua sicurezza nel muoversi anche
all'estero mi fa sentire protetta. Facciamo l'amore di continuo,
mattina, pomeriggio e sera, e fra una scopata e l'altra andiamo
a mangiare in posti deliziosi, o a camminare sul lungomare. Mi
tratta come la sua bimba, mi coccola, mi lusinga. Io sono in sua
bala, totalmente. Se ora mi chiedesse di buttarmi nel fuoco, lo
farei. Sono pronta a tutto ed entusiasta come una ragazzina che
 stata finalmente accontentata.
Le nostre pratiche sessuali si stanno evolvendo, le sue richieste
si fanno ogni volta pi esplicite e precise. Io accondiscendo sempre,
da brava scolaretta obbediente. Anche se non capisco perch mai
lo ecciti cos tanto farsi fare la pip addosso, per esempio. A me
non piace per niente, ma lui impazzisce, adora essere bagnato dalla
mia pip. Che cosa strana. Assurda. Io lo faccio per lui, perch poi
mi loda ed  felice. Vederlo felice mi rende felice, mi fa sentire
potente e soddisfatta come una donna incinta. Gli unici momenti
di tensione sono quando il mio cellulare cinguetta per l'arrivo di
un sms o di una mail. Manfredi si tende, vuole sapere chi mi scrive,
cosa vuole da me. Un messaggio  di Ada, un altro di Enrico. Un
paio di mail sono di lavoro. Non ha nulla di cui preoccuparsi, ma
lo vedo comunque infastidito, a prescindere. Decido di togliere
la suoneria per evitare discussioni, ma lui si accorge anche delle
vibrazioni,  sempre vigile e sospettoso, quindi alla fine spengo il
telefono. Tanto non aspetto nessuna chiamata. A mia madre ho
detto che sono all'estero per lavoro, tutti gli altri possono aspettare.
A cena ho voglia di sapere qualcosa della sua infanzia.
Che tipo di bambino eri?
Ero incazzato nero, fin da piccolo. Quella troia di mia madre
non mi ha mai voluto.
Come puoi parlare cos di tua madre? chiedo spazientita.
Mia madre era una grandissima troia ribadisce lui con secchezza.
Era bellissima. Come te. Tu me la ricordi molto.  rimasta
incinta a diciassette anni di mio padre, che la voleva ad ogni costo.
Per questo lui l'ha messa incinta, per averla. Immagino che mia
madre non sia stata contenta di questo guaio, e i suoi genitori men
che meno, figrati all'epoca, in Meridione. Per evitare pettegolezzi
li fecero sposare in quattro e quattr'otto, e poi li mandarono a stare
da certi parenti in provincia, cos che lei potesse sgravarsi senza
dare scandalo. Io sono arrivato a novembre, mentre la mia nascita
 stata denunciata a febbraio. I tre mesi dell'onore. Pensa che ho
scoperto solo da adulto che il mio vero compleanno era tre mesi
prima di quando lo festeggiavo da sempre. Mia madre si vergogna
ancora adesso a parlarne, deve restare un segreto fra noi.
Povera donna, chiss quanto l'avranno tormentata!
Povera donna un cazzo. Io intanto ero nato, e lei non mi
voleva.
Era solo una ragazza, e il tuo arrivo le avr stravolto la vita.
Magari avr avuto dei sogni, o delle ambizioni che non si sono
potute realizzare per causa tua.
Gi, ma io cosa c'entravo? So solo che non sono stato voluto,
n amato. Per lei sono stato un fastidio, ecco tutto.
Ok, ma da adulto puoi anche capire le sue ragioni, no? Perch
parli di lei con quel tono giudicante? Perch dici che era una troia?
Perch lo era! Mio pap era pazzo di lei, e lei invece non lo
amava. Dopo un po' di anni l'ha mollato per un altro. Mio padre
non si  pi ripreso. Lei invece ha avuto una bella vita, vicino al
nuovo compagno.
Mi sembra una storia del tutto comprensibile. Se ti costringono
a sposarti a diciassette anni con un tipo che non ami e che ti
ha messa incinta, non  detto che tu accetti di farti rovinare tutta
la vita. Evidentemente quando  diventata pi grande ed ha trovato
l'amore, se ne  andata. Io la capisco, tua madre, e non mi piace
che la insulti. Non  bello.
Certo, non avevo dubbi che tu simpatizzassi per lei. Te l'ho
detto che le assomigli. Io l'adoravo e agognavo una sua carezza, un
suo sguardo. Mi  mancata per tutta la vita. Vedi perch devo stare
lontano da te? Perch tu mi lascerai, come ha fatto mia madre, e
io ne morir.
Alzo gli occhi al cielo, questa  proprio una sua fissazione.
Sei troppo melodrammatico. Non siamo pi nell'Ottocento.
Smettila di dire assurdit.
Ma lui fa il bambino offeso e sembra davvero ancora pieno di
rabbia nei confronti di sua madre e di tutte le donne in genere,
come se quella prima ferita gli avesse condizionato l'intera
esistenza.
Se ci mettiamo insieme ti far pedinare da un investigatore
privato. Non credere di farmela. Se ci fidanziamo tu non potrai
uscire pi con nessuno, mai pi mi dice serio.
Se ci fidanziamo star solo con te, tesoro gli rispondo baciandolo
per fargli passare il cattivo umore. Ma  cupo e torvo,
nonostante i miei baci. Quando arriviamo in camera mi salta addosso
senza riguardo e mi scopa con pi violenza del solito, come
se volesse punirmi di qualcosa che non so. Solo alla fine, dopo
che  venuto, mi attira a s e mi tiene l, addosso, per non farmi
andare via, ma nel suo abbraccio mi sento soffocare e non riesco a
dormire. Lo ascolto russare e penso alla sua storia, ai motivi che lo
hanno portato a essere l'uomo arido e impettito che  diventato.
Sentirsi rifiutati da piccoli crea un vuoto incolmabile. Non ha
mai fatto pace con sua madre, e di conseguenza non  in pace
con le donne. Le usa e le getta con rabbia. Il sesso  per lui un
momento di sfogo e di dominio assoluto: ha bisogno di sentirsi
potente, di condurre il gioco. Disprezzare ed insultare la donna
con cui va a letto gli permette di mantenere una certa distanza,
fondamentale per non cedere alla tenerezza. Per ricordarsi che la
sua vendetta sul genere non avr mai fine. Infatti non si fida di
nessuna. Tranne che di me, penso soddisfatta. Con me sola sta
tirando fuori i suoi segreti pi intimi, con me sola si confida e si
mostra fragile.
Passo il viaggio di ritorno a crogiolarmi in questa nuova conquista,
mentre lui sbraita al telefono contro un branco di colpevoli
collaboratori incapaci. Nulla mi turba, mi sento finalmente
la prescelta, colei che lo salver da questo disamore antico. Mi
riprometto di stargli vicino con maggiore affetto e dedizione: le
sue sofferenze di bimbo mi inteneriscono e rendono ogni cosa
sopportabile. Penso di avere una grande missione: riportare il seme
dell'affetto l dove  stato sradicato. Mi fa tenerezza, ora, Barbabl.
Sembrava cos grande e forte, mentre in realt non  altro che un
bambino ferito. Dopo il nostro primo viaggio insieme sento di
amarlo totalmente, senza pi remore. Capisco la sua rabbia, persino
la sua violenza. Sono certa che riuscir a guarirlo con il mio
amore, a trasformarlo in un uomo capace di provare sentimenti.
Lui ha bisogno di me come io ho bisogno di lui, ci siamo trovati.
Le nostre mancanze si compenseranno, se staremo insieme. Ci
faremo del bene, voglio crederlo.

... ... ...

Le mie illusioni si infrangono non appena tornati. Lui sparisce
nuovamente e io ci resto malissimo. Dunque nulla  cambiato se
non nella mia testa ostinata. Sono solo io quella che vuole una
relazione d'amore, lui a quanto pare  gi partito per un altro
weekend senza chiamarmi, immagino con un'altra delle sue donne,
a cui forse dir le stesse cose che ha detto a me pochi giorni fa.
Chiss se anche con loro fa quello che fa con me, se dice loro le
cose che dice a me, se sono tutte bimbe e puttane, preferite per
finta, violentate per gioco. Chiss se anche con loro tira fuori i
coltelli e le minacce di morte, o se lo fa solo con me. Mi tormento
a immaginarlo con donne sconosciute, pi belle e pi magre di
me, fino a farmi venire la tachicardia, fino a sentire un dolore nel
petto sordo e costante. Sto cos male che ho bisogno di parlare
con qualcuno, se no impazzisco, cos chiamo Ada e, siccome sono
veramente gi, le racconto forse pi del dovuto.
Falla finita con questo Barbabl! Ti tradisce, non gli importa
nulla di te, cosa aspetti, che ti calpesti? Non ti bastano le corna
per metterci una pietra sopra? mi chiede lei, spazientita. Detesta
sentirmi soffrire.
Non sono solo le corna a farmi male le confesso io.
Le dico dei coltelli. Lei reagisce malissimo.
Non devi entrare mai pi in quella casa! Promettimi che non
ci andrai pi! ha la voce che trema dalla rabbia. Questo  un
pazzo, non devi fidarti!
Non  affatto pazzo.  lucidissimo, freddo, implacabile.
Peggio ancora! Ma come puoi anche solo pensare di rivederlo?
Sei bella, intelligente, puoi avere chi vuoi, perch ti ostini a uscire
con questo mascalzone?
Non lo so, Ada, non lo so. Quando sto male, come ora, non
lo voglio vedere mai pi, e ne sono sicura. Ma poi passa un po' di
tempo, dimentico le offese e le ingiurie e penso che se mi richiama
forse qualcosa  cambiato, e ci ricasco. Alla fine ci ricasco sempre
confesso sconsolata.
Se proprio vorrai rivederlo, fatti portare al ristorante, o in albergo.
Giuramelo! Giurami che non metterai pi piede in quella
maledetta casa!  davvero scossa, Ada, e io prometto, tanto per
calmarla. Faccio troppa fatica a spiegarle la strana natura di questo
mio legame con lui. E a quanto pare quel poco che ho detto  gi
bastato perch Ada si allarmasse e mi invitasse a stare lontana da
lui. Era quel che volevo sentirmi dire, ma non so proprio come si
fa a stare lontana dalla mia droga personale.
Come al solito, dopo la mia disperazione, non appena mi sento
meglio e penso di esserne uscita, tac, lui ricompare, come nulla
fosse, portandomi insieme la sensazione precisa del suo tradimento.
Ed ecco allora ancora lusinghe, e scopate, e fughe, e ricadute.
Altri weekend, altre pause. Non so resistere al ritorno di Barbabl.
Perch lui torna, prima o poi torna sempre da me. Pieno di regali
e promesse, di entusiasmo e desiderio. E io non smetto mai di
aspettarlo e accoglierlo con ardore e tenerezza. Mi piace il suo
odore, il suo modo di prendermi cos assoluto e quasi disperato.
Quel suo volermi e allo stesso tempo non volermi. E quel che
succede anche a me, lo voglio e non lo voglio. Lo desidero eppure
mi ripugna, lo amo e lo odio con tenacia assassina.
Siamo tutti cos complicati. Non esistono amori semplici. Non
so perch sono finita in questo vortice. Del resto non ho mai avuto
rapporti lineari, da che ho ricordi. Evidentemente sono io che
suscito queste passioni malate. Ma perch ne sono cos attratta? Il
tira e molla dura ancora tanto, troppo. La nostra storia  cos, non
riesce a raddrizzarsi. Siccome lui non pu tollerare l'idea che io stia
con altri uomini, mi marca pi stretta, minaccia ancora di farmi
seguire da un detective e mi promette di essere fedele. Quando mi
illudo che il nostro rapporto si stia trasformando in una relazione
pi profonda e intima, prendo la scossa e torno alla realt, fatta
di tradimenti e bugie, lontananza e mancanze. C' qualcosa di
malato in noi, nel nostro cercarci e volerci e poi sfuggirci. Non so
starci dentro, e non so uscirne.
Sto diventando brutta, cupa, cinica. Non credo pi a nulla, non
ho pi voglia di nulla. Le amiche mi fanno la predica. Non solo
non le faccio pi ridere, ma ho un'aura inquieta e sofferente che
si percepisce a distanza. Oltretutto comincio a sentirmi davvero
pedinata. Sar l'ansia, o la paranoia, ma se mi cpita di salutare un
uomo per strada, o di abbracciare un amico in un luogo pubblico,
subito penso che potrebbe esserci qualcuno che mi fotografa per
conto di Barbabl. Allora mi irrigidisco, divento fredda, ho paura
di tutto, tengo a bada l'esuberanza, evito contatti con uomini di
qualsiasi tipo. Mi sento sempre osservata, sotto esame. Il grande
occhio di Barbabl scruta ogni mia mossa. Forse, penso, se mi
comporto in modo irreprensibile lui mi vorr finalmente tenere.
Forse sono in prova vigilata.
Smettila di angosciarti e di buttarti via con questo mostro, puoi
avere di meglio, lascialo perdere mi ripete Tina in continuazione.
Ormai ho rotto il riserbo e della mia storia ho cominciato a parlare
con le amiche e gli amici pi intimi, in cerca di conforto e di aiuto.
Lei mi conosce bene e vede quanto questa pseudo-relazione mi
sta trasformando. In effetti non mi riconosco pi. Ho perso sicurezza,
ho perso smalto. Anche quando non lo vedo ho paura delle
sue possibili future reazioni, cos mi comporto in modo diverso
rispetto a una volta. Non do pi confidenza a nessuno, esco poco
o niente, ho perso anche il mio famoso, bellissimo sorriso. Vedo
solo Manfredi, quando lui chiama io corro.
Cos' quella faccia da cane bastonato? mi chiede Enrico,
appena mi incontra. Sono dimessa, i capelli scarmigliati, le occhiaie,
solo un filo di rossetto tanto per non deporre del tutto le armi.
Niente, sono uscita con Barbabl. Lui mi butta gi, sempre
pi gi.
Tu sei una principessa, com' che esci con un tale carciofo?
Come pu un uomo dotato di cervello disprezzarti? Sei un fiore!
Lo guardo e lo adoro: lui  un amico davvero speciale, che
vede solo il lato positivo di ogni cosa. Anche di me. Insiste: Ma
soprattutto, quel che mi chiedo e ti chiedo : perch? Cosa ci
trovi in un uomo che ti maltratta? Cosa ci stai a fare? Non credi
di meritare molto di meglio?. Mi interroga accorato, sgranando
i suoi splendidi occhi celesti.
Non so cosa mi merito, so per che la mia speranza  che lui
cambi... anche grazie al mio amore ed alla mia dedizione.
Oddio, ancora questa storia della crocerossina! Claudia,
sveglia! Non posso pi vederti nei panni della buona samaritana che
si fa massacrare con il sorriso sulle labbra: smettila, ti prego!
Se tu non fossi gay, giuro che ti farei la corte... ma visto che
non sei disponibile... gli dico maliziosa.
Comincia a lasciare il carciofo, che poi troviamo di meglio
mi esorta.
I nostri scambi sono sempre scherzosi, con lui mi rilasso e
mi sento accettata e ben voluta per quello che sono. Invece con
Manfredi tendo a giustificarmi in continuazione, come se dovessi
chiedergli scusa a prescindere. Non mi succede con nessun altro.
Al cospetto di Barbabl sono piena di complessi e insicurezze che
non riesco a capire n a superare. Una parte nascosta di me dice
che lui ha ragione a trattarmi cos, che io non merito altro. Ho un
senso di colpa atavico che fa s che io subisca da lui qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa. Le minacce di morte in caso di tradimento non
mi fanno pi n caldo n freddo. Anzi, considerato che  avaro di
gesti d'affetto, le prendo come segni di interessamento e attenzione
nei miei confronti.
Finir che ti ammazzo, lo sai, vero? Ormai me lo dice con
una malinconia negli occhi, quasi dispiaciuto di dover commettere
quell'atto estremo eppure ineluttabile.
Lo so, lo so. Eppure resto. Aggrappata a lui. Non credo che mi
ammazzer davvero, e comunque, se anche fosse? Morir, amen.
Per quel che me ne importa, di me. A ogni buon conto ho smesso
di vedere altri uomini.  solo Manfredi che voglio. Lui piuttosto,
lui mi sembra triste e stanco, divorato dai suoi demoni, incapace
di godere di quello che ha. La mia presenza, invece di renderlo
felice, lo spaventa e lo inquieta. Siamo due anime in pena perenne,
senza pace, mai. Condannati a torturarci per sempre.

... ... ...

Un bel giorno, pur di convincermi a raggiungerlo in Grecia,
dove ha una grande casa davanti al mare, mi promette di presentarmi
i suoi figli e i suoi amici storici, come fosse una grande
concessione, il segno definitivo e inequivocabile del suo interesse
vero per me. Stavolta faccio molta resistenza, l'ho appena sorpreso
con un'altra donna, gli dico di invitare quella e non me. Mi brucia
ancora la certezza del suo ennesimo tradimento, la sua capacit di
mentire anche di fronte all'evidenza, lo schifo provato sapendolo a
letto con un'altra poche ore dopo essere stato dentro di me.
Quella non  niente,  te che voglio.
E allora perch te la sei scopata?
Cos, non so. Non ha importanza. Vieni in Grecia, ti prego.
No, sei un traditore seriale impenitente e io mi sono stufata
di far parte di un harem.
Lo sai che solo tu sei la mia bimba adorata, le altre sono niente,
ti scongiuro, vieni.
No, basta, mi hai stufato, lasciami stare e riaggancio. Non ne
posso davvero pi, ho finito la pazienza.
Come sempre quando mi nego lui insiste ed insiste.  bravissimo
a trovare le parole giuste per riacchiapparmi. Un artista della
lusinga, del rilancio, della scommessa.  come un puntiglio, il suo,
quello di averla vinta, sempre e comunque. Nonostante tutto. Io lo
so, non sono mica cretina, ma  un puntiglio anche il mio quello
di vincere con lui. Una gara senza senso. Dove ci faremo male tutti
e due. O forse solo io. Tanto male.
Dopo un'ora mi arriva una sua mail con un allegato.
Eccoti il biglietto del volo, puoi buttarlo od usarlo. Se lo butti
perdi qualcosa, se lo usi non te ne far pentire. Fdati di me, bimba.
Non vedo l'ora di vederti, ti voglio. Il tuo vecchiaccio.
Come faccio a non andare?
Le mie amiche si disperano, sono preoccupate per me, non
sanno pi cosa dirmi per dissuadermi dal partire, ma io non do
loro retta.
Smettetela, dai. Che rischi volete che corra? Mica siamo soli.
Ci saranno almeno una decina di persone con noi. Se mi ha invitata
si vede che ha voglia di stare bene con me. In Grecia non
avr portato i coltelli, state tranquille.
In Grecia no, ma quando tornate? Lo sai com' fatto, te lo ha
ampiamente dimostrato.  geloso, sospettoso, infedele, stronzo...
Ehi, adesso basta. Lo amo, non mi va che parliate cos di lui.
Come fai ad amarlo ancora? Dopo quel che ti ha fatto?
Non possono sapere, non possono capire che questo legame 
per me irrinunciabile. Cos come un legame di sangue  imprescindibile.
Le lascio blaterare. Proprio non lo sopportano, Barbabl,
meglio evitare di parlargliene.
Bimba, metti il reggicalze in valigia, staremo magnificamente,
ti aspetto mi comunica via sms, dando per scontato che andr.
Infatti, alla fine cedo ancora, gli credo ancora, e parto per la
Grecia piena di sciocche speranze. Mi odio per questo, eppure
vado. Il posto  davvero bellissimo, e lui mi accoglie con un sorriso
trionfante. Mi porta subito in camera da letto, con la scusa di
disfare il bagaglio e di farmi rinfrescare dal viaggio, in realt per
saltarmi addosso con la solita foga brutale. Dopo un amplesso pi
lungo e meticoloso del solito, ci infiliamo nella doccia insieme,
continuando a baciarci e toccarci. Gli faccio scegliere anche il
vestito che indosser per timore di sbagliare qualcosa.  il mio
debutto in societ, nella sua societ. Meglio il tubino nero o l'abito
rosso alla Marilyn?
Quello rosso. Se sei con me puoi metterlo. Ma certo non ci
puoi uscire da sola! Si vede che sei senza reggiseno.
Il reggiseno non si pu usare con questo abito. Scollo all'americana
e schiena nuda: si vedrebbe! E comunque c' un piccolo
supporto gi dentro il vestito.
S, ti fa delle tette meravigliose, da mangiare. Sei splendente.
Non ti allontanare da me si raccomanda.
Usciamo da l solo all'ora di cena, complici ed esausti. Al primo
giro di aperitivo mi ha presentata a tutti con magnanimit, io sono
ebbra di vino e di sesso, comincio a rilassarmi. Ci sono tre coppie di
suoi amici che sono molto cordiali e affettuose. Mi guardano con
curiosit, ma anche con benevolenza. I suoi figli simpatizzano con
me, sono gentili e comprici. Cerco di trovare nei loro tratti qualche
somiglianza con il padre, ma non ne vedo. Giorgio, il maggiore, 
pi basso, ha un viso dolce e buono, occhi grandi e chiari. Silvio
invece sembra pi ironico e irriverente, con una leggerezza invidiabile,
del tutto estranea a Barbabl. Immagino che la loro madre sia
fantastica, e mi godo le attenzioni e le carinerie che mi dedicano.
Per qualche momento credo davvero che possiamo considerarci
finalmente fidanzati e stare insieme alla luce del sole, come una
coppia normale. Ma poi a cena lui ricomincia a punzecchiarmi e
a strapazzarmi. Lo fa di proposito, sadicamente, in risposta ad un
suo amico che aveva appena elogiato la mia eleganza. Lui non
sopporta gli apprezzamenti degli altri su di me.
Ma non avete notato che fianchi larghi ha Claudia? intorno
al tavolo si guardano tutti imbarazzati.
Ma no, cosa dici? osa replicare qualcuno.
Io al solito arrossisco e incasso. Penso che  vero. Per che
bisogno ha di sottolineare i miei difetti davanti agli altri? Non
capisco il suo gioco. Se provo a difendermi da sola, allora lui ironizza:
Dai, scherzavo, e poi cambia argomento, lasciandomi l a
met, a disagio, a pensare ai miei fianchi e al fatto che comunque
sono sempre io che non vado bene. Questo suo sminuirmi pubblicamente
 un modo per tenermi gi, in basso. Tanto perch
non mi monti la testa. Tanto perch sia chiaro chi comanda, chi
decide, chi vale e chi no.
Pap, sei un cafone, non la lasci nemmeno parlare, Claudia
prova a sostenermi Silvio.
 vero, stava dicendo qualcosa e tu la interrompi rincara
Giorgio.
Io li guardo, come a dire, non importa,  fatto cos, lasciate
perdere, ma vedo che sono sinceramente infastiditi dai modi
prepotenti che il padre usa con me. Mentre loro sono garbati nei
miei confronti. Che strano. Non sono abituata. Apprezzo la loro
solidariet e la loro empatia. Ma io so che Manfredi fa cos quando
 insicuro, non  mica per cattiveria. E che stasera sono forse
troppo sorridente e appariscente, e lui si scoccia. Era meglio se mi
vestivo di nero. Ma lui a quel punto mi abbraccia platealmente,
per mostrare a tutti che io sono sua.
Tranquilli, Claudia sa difendersi benissimo da sola, vero,
tesoro? e invece di farmi rispondere mi bacia in bocca, suscitando
fischi e grida di giubilo per la pace fatta. Io non ho detto ba e
mi sento frastornata e infelice. Taccio, lascio perdere, ammicco.
Sono stanca, ho solo voglia di andare a dormire. Non ho la forza
di combattere sempre e per ogni cosa. La giornata finisce a letto,
in gloria, come al solito. I giorni seguenti scorrono veloci e senza
incidenti, fra bagni, pranzi, chiacchiere, escursioni. I suoi amici
sono veramente affabili e gentili, mi sento accolta e accettata da
tutti. Ma io sto sulle spine per tutto il weekend. Non riesco mai a
rilassarmi con lui vicino, sono sempre sospesa nel vuoto. Potrebbe
mollarmi da un momento all'altro. Potrei sbagliare qualcosa, fare
un passo falso, cadere. Non so dove aggrapparmi. Sono qui, ma
potrei non esserci pi domani. La precariet  uno stato costante,
faticoso, snervante.
Invece dopo questo fine settimana in famiglia vengo promossa
davvero al ruolo di fidanzata. Si vede che ho superato l'ultimo
esame, il pi difficile.
Divento ufficialmente la sua donna, nel senso vero e proprio del
possesso. Sono passati tre anni dal nostro primo incontro. Dichiara
solennemente che stiamo insieme e comincia ad includermi nei suoi
progetti. Agenda alla mano, stabilisce che il tal giorno saremo l, e
il tal altro chiss dove. D per scontato che io mi liberi e lo segua
sempre e comunque. Non si sogna nemmeno di chiedermi se mi
sta bene, o se preferisco fare altro. Ritiene che sia un privilegio
per me stare con lui. La cosa mi infastidisce, ma abbozzo. Dopo
la grande fatica che ho fatto per trasformare la nostra relazione,
mica posso buttar via tutto per un puntiglio, no? Sono bazzecole,
dettagli. Modifico diligentemente la mia agenda in base alla sua.
Comincia a dare ordini perentori anche su quel che posso e
non posso fare.
La mia donna non va a bere gli aperitivi con gli amici. Non
andarci pi.
La mia donna non abbraccia quando saluta, ma si limita ad una
stretta di mano. Sii meno espansiva.
La mia donna non deve essere su Facebook. Voglio che tu ti
tolga da l.
Obbedisco, signors. Rinuncio a Satana. O meglio, rinuncio a
me, cancello quello che sono, quel che ero, e mi ridisegno come lui
mi vuole, per aderire perfettamente al suo modello ideale. Soffoco
le mie esigenze per soddisfare le sue. Mi modifico, mi reprimo,
mi cancello. Voglio solo essere tenuta, finalmente, e faccio di tutto
perch lui mi tenga e sia contento della scelta fatta. Un bell'affare,
s. Mi annullo, mi prostro, mi inchino al mio signore e padrone.
Ma per quanto faccia, non va mai abbastanza bene. C' sempre
qualcosa che non  sufficiente. Io non sono sufficiente.
Andiamo avanti cos per un po', lui pasci, io dedita al suo
piacere ed al suo benessere, attenta a non disturbarlo, a non ferirlo,
a non sbagliare mosse. In perenne stato di allerta. I coltelli sono
ancora ben riposti nel primo cassetto del com, e lui vi fa riferimento
sempre pi spesso. Deve difendersi da questo rapporto che
sta diventando pi intenso ed esclusivo.
Io comunque non sono felice, anche se ho finalmente ottenuto
quello che volevo. Gli appartengo. Sono tutta sua, completamente,
eppure mi sento impoverita, depauperata, tagliata ancora a met.
Anche se facciamo la cosiddetta bella vita, viaggi esotici, weekend
in posti meravigliosi, vacanze prolungate. Eppure.
Non  come mi aspettavo. Passiamo insieme tutti i weekend
e solo qualche sera durante la settimana, ma non viviamo ancora
insieme. Io faccio tappa a casa mia per cambiarmi, riposare, fare
lavatrici. Da lui non ho mai osato lasciare nemmeno lo spazzolino
da denti. Me lo ha proposto solo una volta, e distrattamente, di
portare pure qualcosa da lui, e l'ha fatto solo perch una sera gli
era risultato scomodo che dovessi prima passare da me a recuperare
qualcosa. Ma io ho preferito cambiare borsa, prenderne una pi
capiente dove ho tutto il necessario per dormire fuori, nel caso mi
fermi da lui. Cos vado e torno senza lasciare tracce. E poi casa
sua non  e non sar mai casa nostra, mi sento un'ospite, non mi
ci trovo.
Non potremmo scegliere una casa che vada bene a tutti e
due? domando.
La mia va benissimo. Certo non mi metto a traslocare, alla
mia et.
Perentorio, senza dubbi, come al solito. Ma da qui sono passate
tutte le sue amanti, qui lui o loro hanno scelto il colore dei divani
e la disposizione dei mobili. Io mi sento solo l'ultima fidanzata,
di passaggio come uno stormo di gabbiani. Randagia. Senza
pedigree.  sempre pi faticoso. Mi trascino con un borsone-casa
sulle spalle, come una lumaca col suo guscio. Delle volte mi fermo,
altre riparto. Non si sa mai.
L'amore, cos, mi annienta invece di farmi volare. Mi ncora a
terra e mi tiene l, come un mulo legato alla catena. Non  nemmeno
tanto divertente, a ben guardare. Avanti e indietro ancora,
come uno yo-yo, casa mia, casa sua, lavoro, fine settimana, nuova
settimana. Le sue telefonate mi raggiungono nei momenti pi
strani, nel bel mezzo di una riunione, o nella pausa pranzo.
Dove sei?
Sono a colazione con dei colleghi.
Mmh. Dove?
Nella tavola calda sotto l'ufficio.
Ho l'impressione che voglia verificare ogni mia dichiarazione.
Magari mander davvero qualcuno a vedere se ho detto la verit,
chi sono i miei colleghi, come mi comporto. Do uno sguardo alle
persone che mi accompagnano, una donna e tre uomini. Potrebbero
destare sospetti? Per me sono solo colleghi, non li ho mai guardati
in altro modo, ma un occhio esterno cosa potrebbe vedere?
Un gruppo affiatato, che ride e scherza, in confidenza. Chiunque
potrebbe essere sospetto, se si  a caccia di fantomatiche prove.
Stasera non ci vediamo, gioco a poker con i miei amici. Ti
chiamo dopo aggiunge lui.
Significa che mi chiamer a casa per essere sicuro che sia rientrata
presto, che non sia stata in giro a bere aperitivi, che abbia
fatto la brava. Manco mio padre era cos pressante. Che fatica.
In ogni caso non obietto, resisto. Da buon soldatino, vado avanti
per la strada che ho scelto e voluto e non mi lamento, non recrimino,
non indietreggio. Stavo male quando eravamo solo amanti,
sto male adesso che siamo fidanzati: evidentemente  colpa mia.
Cosa voglio ancora? Non sono mai contenta, aveva ragione mio
pap, me lo diceva sempre: Mai contenta.
Di tutto questo, ovviamente, non faccio parola con nessuno.
Non dico pi nulla nemmeno alle mie amiche pi care, Ada, Tina
ed Elsa; semplicemente, sparisco dalla circolazione. Taglio i ponti
con le persone a cui voglio bene, e che mi vogliono bene, per stare
solo con lui. Non apprezzerebbe le mie amicizie, troverebbe da
ridire anche delle mie frequentazioni pi innocenti. Meglio lasciar
perdere. Non dico nulla nemmeno a mia madre, per scaramanzia,
anche se da anni aspetta di sentirmi dire che sono finalmente fidanzata.
In effetti ora lo sono, ma non oso raccontarglielo. Potrebbe
finire da un momento all'altro, in cuor mio lo so.

... ... ...

Un giorno infatti, all'improvviso, tutto va a rotoli. Dopo un
weekend di passione con molto, molto sesso, la domenica sera,
mentre torniamo verso la citt, il mio telefono trilla per un messaggio.
Ho dimenticato di spegnerlo. Lui si irrigidisce. Vuole sapere
chi mi scrive.
 un vecchio amico che mi invita a cena dico io, evitando
di leggerglielo: Ciao bella donna, marted sono a Milano, vieni a
cena con me?. Intuisco che possa irritarsi solo all'idea che qualcuno
si prenda tali confidenze con me. Da tempo ho imparato
a omettere dettagli innocui che lui sicuramente interpreterebbe
male.
Comincia: Chi cazzo ? Cosa vuole da te? Digli che non puoi,
digli che stai con un uomo geloso. Poi sterza di colpo, si mette
sulla corsia di emergenza con le frecce lampeggianti, mi strappa
il telefono di mano, legge il messaggio.
Ah, te la do io la bella donna! urla, e risponde al mio messaggio,
con rabbia.
No! Non ci vengo a cena con te! digita sui tasti velocemente,
e invia.
Ma cosa fai? Ti dico che  solo un amico, uno di Roma con
cui ho lavorato in passato! ribadisco io, sicura, e comunque non
mi va che tu risponda al posto mio!
Manfredi comincia a gridare, non mi crede, mi insulta, dice che
sono sicuramente piena di amanti, passa in rassegna tutte le icone
degli amici che mi scrivono messaggi su WhatsApp e li nomina a
uno a uno, come un pazzo, chiedendo conto di ciascuno, mentre
le macchine ci sfrecciano a fianco nella notte.
Chi cazzo  questo Sergio? Ti scopa? E questo Enrico, chi
cazzo , troia!
Fruga nel mio telefono con volutt pornografica, legge messaggi
a caso, mentre io lo lascio fare, incredula. A ogni maschio che trova
d in escandescenze: secondo lui mi hanno fottuto tutti,  chiaro.
Non ha nemmeno mezzo dubbio, per lui l'amicizia fra uomini e
donne non pu esistere.
Sono amici! Amici! grido anch'io, ormai, esasperata.
Figrati, amici! dice con disprezzo.
Lo guardo sgomenta mentre penso a Sergio, una persona che
stimo profondamente e che mi ha dato molto, in questi anni: fa lo
psicoanalista per passione, per missione,  un uomo integro, meraviglioso.
Enrico  in effetti un uomo bellissimo, potrebbe destare
sospetti, ha un senso dell'ironia incantevole e mi piace davvero
tanto, per sta felicemente con Paolo da pi di dieci anni. Ma
anche questi sono dettagli che lui non conosce, che io ho omesso.
Per paura, per stanchezza, per vigliaccheria.  vero, lui sa cos
poco di me. Non ho mai avuto voglia di parlare dei miei amici pi
cari a un uomo cos diffidente ed in mala fede, che sputa sentenze
a casaccio. Tanto non avrebbe capito, n mi avrebbe creduta. Ho
sbagliato? Ormai  tardi per rimediare. Di fatto lui trova sul mio
telefono tracce di una vita sociale ed amicale di cui non sa nulla, e
che interpreta a modo suo.
Sono disgustata e sconvolta dal suo comportamento. Un attacco
cos frontale non l'aveva mai mosso prima. Sapevo da tempo
che avrebbe voluto mettere le mani sul mio cellulare, lo vedevo
da come fremeva ogni volta che rispondevo, che scrivevo un sms,
che lo silenziavo per non essere disturbata. Lui stava sempre l a
guardarmi, corrucciato, in agguato. Ma non credevo che sarebbe
arrivato a tanto.
Mi sento violata, come se un ladro fosse entrato nella mia casa e
avesse aperto tutti i cassetti. Ci sono dentro i miei rapporti, le mie
amicizie, la mia storia, tutto buttato all'aria con foga predatoria,
calpestato, corrotto dal suo sguardo malfidente. Ci sono anche
i messaggi alle mie amiche, quelli in cui ho confidato paure e
perplessit che lo riguardano. Non ha nessun diritto di leggerli.
Finalmente trovo la forza di reagire.
Ora basta, ridammi il telefono, io non mi permetterei mai di
guardare cosa c' nel tuo! gli intimo, offesa.
Nel mio non ci troveresti niente, io li cancello, i messaggi!
sibila. Certo, lui  sempre il pi furbo di tutti, traditore seriale
esperto in bugie.
E invece io non li cancello, proprio perch non ho nulla da
nascondere! Non  una colpa avere amici che ogni tanto mi scrivono,
vorranno sapere che fine ho fatto, sono sparita nel nulla! ma
mentre dico queste parole i suoi occhi mi trafiggono, sono carichi
di odio, ho paura, non l'ho mai visto cos arrabbiato, sembra fuori
di s.
Ma quali amici, ma chi ti crede, pensi che io sia stupido? urla.
Taccio, intimorita, inutile rispondere. Penso che solo poche ore
fa era dentro di me, e mi diceva che non poteva pi vivere senza
di me. Poche ore fa.
Riparte con stridore di gomme senza smettere di sbraitare. Non
so cosa abbia in mente ma ho una fifa blu. Al primo semaforo
provo a scendere dalla macchina, voglio fuggire via, ma lui accelera,
passa con il rosso, blocca le portiere. Continua ad ingiuriarmi,
l'elenco delle parolacce  infinito.
Mi hai preso per il culo, me la pagherai, mi vendicher,
puttana. Lo sapevo che eri una troia, lo sapevo!
Il suo sguardo  cattivo, non c' nemmeno un barlume di tenerezza,
potrebbe davvero uccidermi in questo momento. Potrebbe
uccidermi, glielo leggo negli occhi, ora non ne dubito pi. Fortuna
che siamo per strada, in mezzo al traffico. Devo mettermi in salvo.
Davanti a casa mia, finalmente, mi lascia scendere. Scarico velocemente
la mia sacca. Mi lancia il telefono con un gesto sgarbato.
Dice che non vuole vedermi mai pi. Anch'io in quel momento
non voglio vederlo mai pi.
Meschino! Sei meschino gli grido dietro.
Che vada pure al diavolo. Addio maledetto vecchiaccio. Crepa!

... ... ...

Mi accorgo che sto tremando solo una volta dentro casa. Mi
guardo allo specchio e non mi riconosco. C' una donna con gli
occhi pieni di angoscia che mi guarda, ma non so chi sia. Il cuore
mi batte come un tamburo, mi gira la testa, ho bisogno di bere
qualcosa di alcolico, di sdraiarmi un attimo, di calmarmi. Sono
ferita a morte e furiosa. Mi faccio un drink doppio e mi sdraio sul
divano. Dopo un'oretta telefono a Elsa, a Mantova.  tardi, lo so,
ma lei  una nottambula, spero di non svegliarla. Non voglio dirle
niente, non riesco ancora a parlare, voglio solo sentire una voce
cara. Ma lei mi chiede subito cosa  successo.  allarmata, conosce
bene la mia situazione con Barbabl. Io non rispondo. Semplicemente,
comincio a piangere. Un pianto che viene da lontano, che
non riesco pi a trattenere, che mi inonda. Lei ascolta, e mi parla
con il suo tono dolce, mi conforta, mi rassicura. Emetto solo gemiti
incolori, ma lei capisce e lenisce il mio male stando semplicemente
l, all'altro capo del filo. Mi chiede se sono a casa, se sono sola, se
non sono in pericolo. Rispondo a monosillabi. Poi mi consiglia
di farmi una camomilla, di prendere un tranquillante, di andare a
dormire. Domani ci risentiremo, e magari riuscir a dirle qualcosa.
Sono in una stazione affollata, ho una grossa valigia e molta fretta.
Lui mi vede da lontano, e mi si avvicina sorridendo, con l'aria da
conquistatore impenitente, sicuro e tronfio come sempre. Dove vai?
mi chiede. Vado a Roma dico io, secca, tesa. E stanotte sei con qualcuno?
chiede ancora lu, intrusivo, indiscreto. No dico io. Lui allora
mi butta l, beffardo: Io invece s. A quel punto mi sale una rabbia
cieca e sorda, irrefrenabile ed improvvisa, e comincio a picchiarlo. L,
davanti a tutti, nella stazione affollata, lo prendo a schiaffi e pugni e
calci,fino a lasciarlo a terra, semisvenuto, accartocciato, muto.
Vaffanculo, stronzo sibilo, e me ne vado a prendere il treno. Nessuno ha mosso
un dito, il mondo  come un'immensa comparsa inerme.
Mi sveglio, realizzo il significato del mio sogno, sospiro piano
fra me e me. Devo avere un bel po' di violenza repressa nell'anima.
Non ho mai nemmeno pensato di picchiare qualcuno, ma di botte
ne ho prese, eccome. Sonori schiaffoni. Meritati, pare, perch
rispondevo, perch non stavo zitta, perch provocavo con la mia
aria di sfida. Ho smesso di averla, quell'aria, a suon di botte. Ora
sono remissiva. Come mi sono ridotta.
Quante volte ho sopportato quel suo sorrisino beffardo, la sua
arroganza, la sua presunzione. Lui poteva chiavare in giro perch
era uomo, tutto era lecito per lui, ovvio. Io no, guai, se no mi
ammazzava.
Vaffanculo, stronzo. Che bello dirlo, anche se solo in sogno.
Avverto che qualcosa si  definitivamente spezzato dentro di me.
Il senso di ingiustizia subto mi brucia ancora. Una scenata cos,
a me che sono stata fedele, da lui che mi ha sempre tradita, non
ha alcun senso. E per un banale, innocuo sms.  tutto una follia.
Lui  folle, e io sono folle se ci torno, anche se lo amo ancora. Lo
amo da morire, mi  insopportabile l'idea di non vederlo pi, ma
devo smetterla, devo devo devo.
Elsa  cos cara. Mi chiama l'indomani, come promesso, e si
offre di venirmi a trovare. Ma io no, preferisco parlare al telefono,
non voglio che mi veda con questi occhi gonfi, in questo stato
comatoso.
Ti ha fatto male? La sua paura  sempre stata fisica, che
Barbabl me la tagliasse veramente, la pancia.
Ma no, figrati. Non lo farebbe mai.
Io non ne sono affatto sicura mi interrompe lei, puntuta.
Mi ha fatto male solo con le parole, perch non mi crede,
perch mi insulta, perch si inventa degli amanti che non ho.
Ma come si permette, proprio lui? Con tutte le corna che ti
ha fatto! esclama, sgomenta. Dimmi piuttosto come ti senti tu.
Sono tramortita, come se le avessi prese, anche se non mi ha
nemmeno sfiorata. Ricomincio a piangere,  come un lamento,
o un vagito, non so. Elsa ascolta, sospesa, poi mi chiede cosa sia
stato il peggio.
L'odio puro che c'era nei suoi occhi, questo non lo
dimenticher mai.
 proprio cos, ce li ho davanti anche adesso, mentre scrivo.
Da brividi.
Meglio cos, non dimenticarli pi e falla finita, approfittane
per chiudere anche tu. Cosa ci ricavi da questa storia, me lo vuoi
spiegare? La mia amica ha sempre ragione. Ma io ancora una
volta non so come si fa. Allora me lo dice lei: Vai a farti aiutare.
Da sola non ce la fai, ormai lo sai. Vai da qualcuno che ti aiuti a
guarire da questo amore malato. Vacci, ti prego.
Non saprei neanche dove, da chi piagnucolo io.
Ci sono un sacco di centri per le donne, centri antiviolenza.
Cerca sull'elenco, provaci almeno, l sapranno come aiutarti mi
esorta ancora. Alla fine le prometto che ci andr.
Passo alcuni giorni in letargo, in ufficio ho detto che sto male,
in effetti non sono mai stata peggio, e mi chiudo in casa, stacco il
telefono, prendo calmanti, bevo molto alcol, vomito, bevo ancora,
dormo sonni agitatissimi e pieni di incubi. Durante il giorno ascolto
senza sosta La Traviata, nella quale mi immedesimo totalmente.
Io sono Violetta, che ha lasciato tutto per il suo Alfredo, ma lui
l'ha capito troppo tardi, l'ha insultata e abbandonata, e quando
finalmente si avvede del suo errore lei gli muore tra le braccia.
Vorrei che Manfredi capisse, anche se tardi, quanto l'ho amato, e
con quanta sincerit e dedizione. Ascolto l'opera e piango, immagino
di morirgli tra le braccia, il melodramma mi avvolge come un
manto soffocante. Mi infilo nel XIX secolo, sono la Signora delle
camelie di Dumas, perdo completamente il senso della realt e del
ridicolo. Mi crogiolo nel Doppio sogno di Schnitzler. La musica e
la letteratura mi portano via da me.
Nel frattempo elimino tutte le foto in cui lui compare. Lo detesto
visceralmente e voglio cancellarlo dalla mia vista. Un lavoro
di pulizia del cellulare meticoloso e implacabile che mi costringe a
ripercorrere le tappe della nostra lunga e terrificante storia. Gliene
ho fatte tante, di foto, in questi anni. Mentre dormiva, mentre
mi guardava con aria di sfida, oppure sfatto, dopo il sesso. Ha
sempre una faccia seria e corrucciata, sono rarissime quelle in cui
sorride. Una o due in tutto, quando eravamo in vacanza. Attimi
rari, che ho immortalato, felice di aver tirato fuori un po' di gioia
da quell'uomo cos torvo. Osservo il suo viso, lo ingrandisco sullo
schermo per studiarne i dettagli, per imprimermi un'ultima volta
i tratti di quel volto tanto amato.
Perch mi ha buttata via cos, come si butta un giocattolo rotto?
Io non l'ho mai tradito da quando ci siamo messi insieme davvero,
mai. Sono arrabbiatissima. Scrollo la testa, e infilo nel cestino
virtuale tutto ci che lo riguarda, con un doppio click, perdute per
sempre, via. Elimino anche tutte le mail, tutti i messaggi, e i brutti
regali ricevuti finiscono in un sacchetto che getto nel bidone
dell'immondizia. I regali: non ci azzeccava mai. Ho il sospetto che
qualcuno di questi gioiellacci da due soldi l'abbia persino riciclato.
Il grande anello con la pietra viola, per esempio, quello me l'ha
dato senza nemmeno la confezione, chiss da dove saltava fuori.
Avrei dovuto tirarglielo dietro allora. Non voglio che i miei occhi
cadano su nulla che lo riguardi, devo liberare lo spazio per liberare
la mente. Butto anche quello, tanto non mi  mai piaciuto, non
l'ho mai messo.
Ed eccomi dunque, sola, sconfitta, ripudiata, ripudiata, ripudiata.
Signore, non sono degna.  dunque tutta mia la colpa?
Mi sento alla deriva, la mia vita fa schifo, io sono uno schifo.
Comincio a mangiare compulsivamente, faccio fuori tutto quello
che trovo in dispensa, tanto nulla ha pi senso ormai. Che i miei
fianchi larghi diventino giganti, che il mio aspetto sia orribile,
che nessun uomo mi trovi mai pi desiderabile. Voglio affondare
nella ciccia, diventare ripugnante, sparire dalla faccia della terra.
Il mondo esterno mi appare lontano e fragile come una bolla di
sapone. Mi abbruttisco con accanimento crudele. Scavo da sola
la mia fossa con un gusto acre e perverso di irrimediabilit. Non
sono pi niente, non ho pi niente, solo un vago senso di nausea
e una sottile ansia, sotterranea, invisibile, insopportabile. Lui si
aggira ancora, l fuori, e se uscissi potrei incontrarlo. Unico rimedio
restare chiusa dentro casa, ma quanto posso andare avanti cos?
Dopo quattro giorni di black out riaccendo il cellulare. Rispondo
alle amiche, tanto per rassicurarle. Trovo svariate chiamate
di mia madre e di mia sorella Chiara. Trovo soprattutto un
WhatsApp da Barbabl,  la foto di un tramonto sul mare, forse
inviato dalla Grecia, senza alcun commento. Un tentativo di riallacciare
i rapporti in modo soft? Che sia pentito di come mi ha
trattata? Che voglia rimediare? Osservo l'immagine con il cuore
che batte a martello, un suono sinistro nelle orecchie, come di un
allarme lontano. Non ci casco, e cancello la foto senza rispondere.
Ma sento che lui c' ancora,  l che aspetta solo che io esca allo
scoperto. O che mostri il fianco, per attaccare, per ricominciare.
Un giorno in cui l'angoscia e la paura di un suo eventuale,
possibile ritorno mi prendono alla gola, cerco su internet i centri
antiviolenza. Telefono al primo numero che trovo, quello della
Regione. Mi risponde una donna, mi dice che nel momento in
cui prendo un appuntamento con loro, scatta in automatico la
denuncia. Mi chiede se sono in pericolo, se so dove andare. Ma io
ho la mia casa, non sono in mezzo a una strada, spiego con un filo
di voce che non di violenza fisica si tratta ma, forse, di violenza
psicologica. Che vorrei solo parlare, per il momento. Mi indica
allora una onlus. Si chiama Cerchi D'Acqua, mi d l'indirizzo
e il numero di telefono. Me lo segno.
Faccio passare altri due, tre giorni. Intanto rispondo finalmente
a mia madre.
No, mamma, non ci vado oggi in ufficio. Mi sono presa una
brutta influenza. Niente di grave, ma sono ancora febbricitante.
Non preoccuparti. Appena guarisco vengo a trovarvi. S, lo so che
 un sacco di tempo che non mi faccio sentire.  stato un periodo
complicato. Tanto lavoro, s. Salutami Corrado e Chiara, digli che
presto verr a Mantova per una rimpatriata in famiglia.
All'ennesimo squillo ho dovuto per forza alzare la cornetta. E
certo prima o poi dovr riprendere a lavorare, e a vivere. Ma da
sola ho troppa paura. Da sola, non ce la faccio.
Penso e ripenso. Alla fine mi decido a chiamare questa benedetta
onlus, cos, per provare, e la donna che risponde mi sembra
meno brusca dell'altra, anche lei mi chiede se sono in pericolo immediato.
Una volta appurato che posso aspettare qualche giorno, e
che non mi sento minacciata fisicamente, mi d un appuntamento.
Me lo segno, ma ancora non so se ci andr davvero. Io non sono
mica una donna violentata.
...
2. OSSESSIONE.

Non avere paura, non cadr, so volare. Tutte le notti plano sulla citt.
(Agota Kristof, Trilogia della citt d K.).

Sono in anticipo, e in ansia; ho trovato parcheggio proprio davanti
al portone e rimango in macchina, a guardare la gente che va
e viene, cercando di indovinare chi possa essere in qualche modo
coinvolto nella vita di questa onlus, da operatore, o forse da utente.
Vedo temporeggiare sul marciapiede di fronte una donna che
fuma, aspira la sigaretta con forza, lunghe boccate rabbiose. Una
signora che esce frettolosamente, che prende la via senza guardarsi
attorno. Chi mai frequenter un centro del genere? Ha senso che
ci vada anch'io? Entrare significa ammettere che ho un problema,
e la tentazione di lasciar perdere e andare via  fortissima. Il mio
problema si chiama Barbabl, il mio amore si chiama Barbabl.
Dovrei salvaguardarlo? Sono io che esagero, che sbaglio? O che
merito quello che ricevo? Non lo so, so solo che se lui mi cercher,
io torner da lui, anche se razionalmente capisco che sarebbe una
enorme cazzata.
Mi accendo un'altra sigaretta, ripenso a quello che ho vissuto
negli ultimi anni, a questa maledetta storia d'amore ed al suo epilogo
cos nefando. Ripenso intensamente a lui, al suo viso, ai suoi
occhi fiammeggianti dell'ultima terribile volta in cui ci siamo visti.
Sono passate due settimane da allora, e sono al limite delle forze,
aspetto che mi chiami, temo che mi chiami, non dormo pi, piango
per un nonnulla, non so capire cosa sia giusto o sbagliato, non so
come devo comportarmi. Sono confusa, stremata, abbacchiata. Allo
scoccare dell'ora entro cauta, quasi in punta di piedi.
Mi fanno accomodare in una piccola sala d'attesa, essenziale,
piena di manifesti contro la violenza. Li leggo pensando che la
cosa non mi riguarda. Io non sono stata violentata, mi ripeto.
Mi vergogno di essere l. La voglia di fuggire mi assale, il panico
monta. I minuti passano lentissimi, mentre continuo a credere di
essere un'idiota totale. Sono io che sono andata e tornata ogni
volta da Barbabl, quindi di cosa mi lamento? Lui non mi ha mai
costretta, n picchiata, non ho scuse, non ho attenuanti alle mie
colpe. Sono una ragazza sciocca e avventata, ecco cosa sono.Tengo
gli occhi bassi, temo di incrociare qualcuno che mi conosce, anche
se  piuttosto improbabile fare incontri, qui dentro.
Arrivano due tizie a prelevarmi, una giovane, l'altra pi matura,
entrambe vestite in modo decisamente sportivo. Jeans comodi,
scarpe basse, maglioni informi. Lo noto perch io non mi sono mai
vestita cos. Sempre a valorizzarmi, a strizzarmi in abiti scollati e
seducenti. Per piacere agli uomini. Cos mi hanno insegnato, fin
da piccola. Cos ho sempre fatto, a parte durante gli anni ribelli
dell'adolescenza.
Sei tu Claudia? Accmodati. Mi stringono la mano con
energia e mi fanno strada in un corridoio con tante porte chiuse.
Entriamo nell'ultima stanza in fondo.
Mi siedo davanti a loro, una scrivania sgombra tra noi, non so
chi guardare, non so da dove cominciare. Mi danno il benvenuto
con poche rassicuranti frasi.
Siamo Laura e Giulia, siamo consulenti d'accoglienza. Il tuo
nome e tutto quello che ci dirai  protetto dall'anonimato. Qui
non hai nulla da temere. Considera questo posto come il tuo rifugio.
Prima cercheremo di capire di cosa tu abbia bisogno e poi
valuteremo insieme il percorso pi adeguato alla tua situazione.
Vuoi dirci perch sei qui?
Bella domanda. Semplice, diretta, chiara. Eppure, non so
rispondere.
Non trovo nemmeno una parola, annaspo, e invece di raccontare
e spiegare, mi limito a piangere come una cretina. Inaspettatamente,
come una diga che si rompe. Fran. Calde inutili lacrime
mi inondano, mentre balbetto delle scuse, mentre mi offrono fazzoletti
di carta. Non ce la far mai a parlare di me, di noi. Come
posso tradirlo cos? Piango per non dire, perch la pena  infinita,
piango per me, per la situazione, per l'amore per Barbabl che mi
ha portato in un centro antiviolenza invece che in paradiso. Piango
senza remore, non riesco a fare altro. Eppure erano giorni che mi
preparavo un qualche discorso, fra me e me.
Scusatemi, scusatemi farfuglio costernata.
Puoi piangere finch vuoi, non preoccuparti dice Giulia, la
ragazza giovane, porgendomi altri fazzoletti. Ne avranno grandi
scorte, immagino, devono raccogliere molte lacrime in questo
posto.
Scarico vigliaccamente la responsabilit sulle mie amiche, dico
che sono l su loro insistenza, cosa peraltro vera, e che io non sono
affatto convinta, che forse non  quello il luogo, non sono loro le
persone che possono aiutarmi, forse la mia situazione non  cos
grave come sembra. Balbetto, tremo, vorrei fumare o bere o scappare,
ma ormai sono l, con queste due che mi guardano e che provano
a calmarmi. Hanno sguardi comprensivi, mi sembrano brave
persone. Giulia avr una trentina d'anni, ha capelli lunghi e mossi,
fulvi, e occhi grandi nocciola. Laura avr superato la cinquantina,
 alta, un po' mascolina, con capelli corti alla rinfusa e occhiali da
vista cerchiati di metallo. Non posso farle aspettare per ore. Alla
fine butto fuori, tutto d'un fiato: Secondo le mie amiche il mio
ex  una persona pericolosa. Ci siamo lasciati per l'ennesima volta
due settimane fa. Ma in realt  una storia che si trascina da anni
e che non riesco a chiudere. Ci ho provato cento volte ed ogni volta
ci sono ricascata. E ogni volta  stato peggio. Lui per non mi ha
mai pestata. Si limita a dirmi che mi ammazzer, come fosse una
promessa, l'unica certezza del nostro stare insieme. "Finir che ti
ammazzo" mi dice sempre. Lo sussurra en passant, come niente
fosse. E io gliel'ho sentito dire cos tante volte che non ci faccio
pi caso. "S, s, mi ammazzerai" rispondo tranquilla "di qualcosa
bisogna pur morire. E io morir d'amore" e mentre lo dico mi
esce un sorriso storto, amaro, che non so controllare.
Mi sono come assuefatta continuo. Ci si abitua a tutto, e poi
non ci si fa pi caso. Solo quando l'ho raccontato alle mie amiche
mi sono resa conto, dalle loro facce, che non  tanto normale che
l'uomo che ami ti dica continuamente che ti ammazzer.
In effetti anche le due donne si sono allarmate, lo vedo da
come mi guardano, da come fremono sulle sedie, e quando mi
chiedono se le minacce sono state solo verbali e io racconto dei
coltelli, sbiancano di colpo. Allora cerco di minimizzare: Lo faceva
solo per incutermi timore, sono certa che non li avrebbe mai
usati davvero, di fatto non li ha mai usati. Ma loro la pensano
diversamente. Scuotono il capo con forza. Mi chiedono se leggo
i giornali, se vedo quante donne ogni anno vengono ammazzate
dai propri compagni.
La violenza contro le donne  purtroppo un fenomeno ampio
e diffuso. Una su tre ha subto nel corso della propria vita una qualche
forma di violenza fisica o sessuale, ma solo il venti per cento
delle donne maltrattate ritiene di essere vittima di un reato. Questo
significa che l'ottanta per cento subisce passivamente, pensando
che sia inevitabile. Infatti c' un sommerso incalcolabile, perch
in migliaia continuano a subire maltrattamenti in famiglia senza
mai arrivare a denunciare. E quel che  peggio  che un ragazzo
su quattro giustifica la violenza degli uomini sulle donne.
Giulia mi sciorina cifre inequivocabili che danno un quadro
allarmante, orribile della realt. Poi mi chiede a bruciapelo: Ti
rendi conto di essere in pericolo, in grave pericolo?.
Veramente... no rispondo sentendomi colpevole.
Non l'ho mai creduto davvero, almeno fino all'ultima sera,
quando  andato fuori di testa. Sono incosciente? Impavida?
Temeraria? Non lo so. In realt avevo paura prima di incontrarlo, ogni
rito preparatorio ai nostri convegni amorosi era carico di panico
e adrenalina. Poi, una volta che eravamo insieme, non mi importava
pi di niente, mi bastava essere l, altro non volevo. Barbabl
mi aveva convocata, e io mi giocavo la mia partita. Ero pronta a
tutto, pur di vincerla. In ballo c'era l'Amore, no? Quell'amore che
volevo a tutti i costi.
Da quanto va avanti questa storia?
Domanda lecita di Laura: mi costringe a mettere ordine nel
casino che  diventata la mia vita.
Non lo so esattamente, non  mai stata una storia vera e propria,
se non nell'ultimo periodo. Prima era solo un furioso prendersi
e mollarsi da amanti clandestini... e intanto calcolo che di
qualche annetto si tratta, un continuo tira e molla senza costrutto,
senza pace.
Lo conosco da almeno tre anni dichiaro.
Lui  stato violento fin dall'inizio?
Tentenno. Scelgo le parole con cura.
Lui ha un suo modo di essere, e di fare, che include una certa...
durezza, s. Ma io non la vivevo come una violenza, mi sembrava
fosse... accettabile provo a spiegare.
Le due donne sgranano gli occhi.
Ti sembra accettabile che l'uomo che ami ti dica che vuole
ammazzarti puntandoti un coltello sulla pancia? chiede ancora
Laura.
Lo faceva solo per spaventarmi insisto a giustificarlo.
Ok.Ti sembra normale che l'uomo che ami voglia spaventarti?
Invece di proteggerti, rassicurarti, coccolarti?
Aveva paura che lo tradissi ancora io a difenderlo.
Tu lo hai mai tradito?
No, mai. Quando stavamo insieme, ero solo sua.
E lui t'ha mai tradita?
S. Lui ha sempre continuato a vedere altre donne. All'inizio
me lo diceva, se ne vantava persino. Ma quando ha capito che avrei
fatto lo stesso, ha cominciato a mentirmi. Non sopportava l'idea
che io stessi con altri, ma non voleva rinunciare alla sua libert.
Io per lo sentivo quando mi tradiva, e mi allontanavo. Non lo
volevo pi. Alla fine pretendevo che almeno ammettesse le sue
colpe, prima di perdonarlo.
E l'hai sempre perdonato. Perch? incalza Laura.
Non lo so. Speravo che la smettesse. Che fosse l'ultima volta.
Che gli bastassi io. Visto che poi tornava da me con pi amore
di prima.
Amore? Sei sicura che si trattasse di amore? domanda Giulia.
Tornava carico di desiderio e di voglia di stare con me. Ogni
volta sembrava che fosse questione di vita o di morte. Mi rivoleva a
tutti i costi. Mi corteggiava e mi lusingava. Era travolgente, unico,
seducente. Io un po' resistevo, ero ancora offesa, oppure distante,
o stanca di bugie, ma alla fine l'aveva sempre vinta lui. Cedevo.
E quando tornava dopo averti tradita pretendeva fedelt da te?
Eccome, e si arrabbiava se nel frattempo io ero stata con un
altro. Allora mi sottoponeva ad un terzo grado, voleva sapere tutto
nei dettagli, chi era stato, com'era, cosa mi faceva a letto, domande
morbose, ossessive. Prendeva nota, memorizzava ogni dettaglio e
poi mi rinfacciava tutto alla prima occasione. Era... scorretto, e
pesante.
Com' finita, due settimane fa? chiede Laura.
Malamente. Violentemente. Improvvisamente. Mi vengono
ancora i brividi, se ci ripenso. Era fuori di s dalla rabbia, mi
avrebbe strangolata, se avesse potuto. Mi odiava a tal punto... e
solo per uno stupido sms.
Mi viene da piangere, ripenso ancora a quella scena, risento
gli insulti, le parolacce, ma caccio indietro le lacrime. Racconto
loro in dettaglio l'accaduto, rivivendolo per l'ennesima volta con
sgomento.
 proprio questo il punto. Vedi, le persone violente possono
perdere la testa anche per motivi futili. La maggior parte delle
volte i fatti oggettivi non giustificano la furia che si scatena in
loro. Ammesso e non concesso che si possa giustificare un atto
violento. Proprio per questo bisogna stare a distanza di sicurezza
da certa gente.
Parlando con le due consulenti emerge dunque che sarei in
pericolo, che non devo pi rispondergli al telefono, che non devo
aprirgli la porta di casa, che devo stare in guardia. Mi pare di essere
finita dentro un film, non credo che stia succedendo veramente a
me. Quando ammazzano una donna, tutti a dire che l'assassino
era una persona tanto a modo, che mai avrebbero pensato, che chi
poteva immaginare... Quindi ci sono in giro un sacco di assassini
camuffati da persone perbene. Sono sempre i nostri mariti, i nostri
amanti, i nostri fidanzati. Anche Barbabl potrebbe essere uno di
loro. Un giorno che dovesse incazzarsi pi del solito. Chi pu dirlo?
Ma io ancora non riesco ad avere paura di lui. Ho molta pi
paura che mi chiami, che mi dica torna da me, bimba, non posso
vivere senza di te. Se lo facesse, ora, so che tornerei, alla faccia dei
coltelli, della gelosia, delle minacce. Ma ho promesso alle due tipe
di Cerchi D'Acqua che non lo far, che prima dobbiamo parlare
ancora. Andr da loro fra una settimana, e intanto devo fare un
sacco di cose: smettere di piangere, provare a dormire, pensare a
cose belle, mettermi al centro. Cos mi hanno detto: Mettiti al
centro, chiediti cosa vuoi, per te.
Mica facile. Non sono mai stata al centro, io. Sono un satellite,
una cosa che serve agli altri, tutt'al pi. Mi piace sentirmi utile,
in generale. Ma per me, per me sola, cosa voglio? Cosa sono? Ci
devo pensare su.
Grazie, per oggi dico alla fine, stremata. Quanto vi devo?
Niente. I percorsi per le donne sono gratiti.
Ma come? E il vostro tempo? La vostra pazienza?
Niente, davvero. Noi siamo qui come volontarie, e vogliamo
solo aiutarti a stare meglio. Puoi contare su di noi e venire qui per
tutto il tempo che servir senza pagare un euro.
Sono commossa, grata e incredula. Vorrei abbracciarle. Che
bello che esistano persone cos, posti cos. Non sono abituata alla
gratuit. Non sapevo nemmeno che fosse possibile. Che meravigliosa
scoperta.
Esco da l frastornata ed esausta, e con la sensazione precisa
di aver trovato un aiuto vero, concreto, tangibile. Importante. Mi
asciugo le lacrime e faccio un giro largo prima di tornare in ufficio,
per darmi il tempo di riprendermi ed essere minimamente
presentabile.

... ... ...

Per fortuna ho un lavoro che mi permette di estraniarmi dal
mondo, e che mi concede delle tregue con la vita. Facendo l'editor
per un'importante casa editrice, valuto manoscritti di ogni tipo,
leggo quel che la gente vorrebbe pubblicare e do i voti, come a
scuola. Ormai ho un certo fiuto per la roba buona, in mezzo a tanto
ciarpame. Ci arriva veramente di tutto. C' un mucchio di gente
che pretende di scrivere senza aver mai letto niente. Me ne accorgo
subito, se dietro al testo non c' una buona struttura. Quando
spunta qualcosa di valore  una festa, e allora il mio lavoro mi piace
un sacco: scovare nuovi autori, incoraggiarli, aiutarli a crescere. In
fondo ho cominciato da piccola, a infilarmi nei libri per sfuggire
alla realt, e sono riuscita a farlo diventare un lavoro. Sono stata
proprio brava, non c' che dire. I libri per me sono sempre stati un
rifugio e un conforto, un po' come i bei film. Una realt parallela
necessaria. Sono una fuggiasca appassionata di letteratura, con il
mito di Raymond Queneau e Marguerite Duras.
Cerco di lavorare, mentre la domanda che mi hanno posto a
Cerchi D'Acqua continua a frullarmi nella mente. Cosa vorrei
per me? Oltre a smettere di piangere, avere paura, soffrire per
amore? Quando finalmente stacco e torno a casa, ho il tempo per
ragionarci.
Condividere le mie passioni, questo s che mi piacerebbe. Ma
Barbabl non legge, dice che non ha tempo, compra i libri in voga
giusto per sbirciare qualche pagina e poterne parlare nei salotti che
frequenta, ma non l'ho mai visto appassionarsi a nulla, n ha mai
letto quelli che gli ho regalato. Questo mi ha ferita, in effetti. Pi dei
suoi modi spicci e delle sue perversioni. Anche perch avevo scelto
per lui testi che mi erano entrati nella pelle e che avevano scavato
nella pancia. Significativi, importanti, rappresentativi di quel che
sento e sono. Tipo La vita davanti a s di Romain Gary, o Ali di
babbo di Milena Agus. Ma lui credo li abbia a malapena sfogliati,
svogliatamente, e poi lasciati l nel mucchio sul grande comodino,
nella pila indistinta delle cose da fare, in un ipotetico futuro.
Ti  piaciuto Gary? gli ho chiesto un mese dopo averglielo
regalato.
Francamente, non tanto. Ne ho lette le prime venti pagine
e l'ho mollato. Non mi ha preso sento stridore di gessetto sulla
lavagna nella testa, ma insisto.
E la Agus? Non trovi sia straordinaria la figura della sua
Madame?
No, quella mi ha fatto proprio pena,  una poveretta, dai...
Crac, potrei rompermi in due come una noce di cocco caduta
dall'albero. Vacillo. Ha liquidato e massacrato in pochi secondi
due libri che mi hanno commosso fino alle lacrime, che porter
sempre nel mio cuore insieme ai loro indimenticabili protagonisti.
Il piccolo adorabile Momo che accudisce con amore la vecchia
prostituta che lo ha cresciuto, e Madame, dolente e candida, che
cerca l'amore e quando lo trova  sopraffatta dalla felicit al punto
da non riuscire a sopportarla, talmente  abituata alla desolazione.
Personaggi letterari che sento vicini come fratelli, che fanno parte
di me. Avrei dovuto lasciarlo solo per questo. O almeno prendere
una distanza di sicurezza. Come si pu amare chi non capisce un
capolavoro come La vita davanti a se? A dire il vero Manfredi non
 mai stato interessato alla mia testa, a quel che provo o voglio,
non  mai stato interessato a me come persona intera. Ero solo
una dama di compagnia per eventi mondani, e una puttana per il
suo letto. E chi se ne frega di cosa sogna una puttana? Alfredo ha
mai provato a capire Violetta? Non credo proprio.
Questo  quel che realizzo dopo il primo incontro alla onlus,
ripartendo da me, dai miei valori, da quel che per me  importante.
Il primo dato  semplice e lampante: i libri che hanno rappresentato
mondi e stati d'animo in cui mi sono immedesimata,
che mi hanno coinvolta e incantata, non sono stati nemmeno
letti dal mio benamato Barbabl. Torno a Cerchi D'Acqua con
questa prima importante presa di coscienza. Ad accogliermi ci
sono ancora Laura e Giulia, che mi salutano con trasporto e mi
chiedono come sto.
Sono venuta senza le titubanze dell'altra volta. Anzi, avevo
persino voglia di vedervi. Ho ragionato su un sacco di cose. Avete
provocato in me pensieri nuovi.
Ne siamo contente. Oggi approfondiremo ancora qualche
aspetto della tua relazione con Manfredi, e poi proseguirai il tuo
percorso di guarigione con una psicoterapeuta.
Ma come, dovr ricominciare tutto daccapo? chiedo un po'
delusa, subito scoraggiata.
No, tranquilla mi dice Laura la professionista che ti seguir
sar perfettamente al corrente di tutto quanto ci siamo dette fin
qui. Saremo noi stesse a relazionarla. Non preoccuparti.
Sono sollevata. L'idea di ripartire da zero mi pesava. Ogni parola
uscita qui costa lacrime e sangue. Ne ho versate abbastanza.
Le due volontarie mi chiedono di parlare un po' dell'intimit che
avevo con Barbabl, ed  strano come le cose una volta dette a
delle sconosciute risultino differenti, sotto un'altra luce, del tutto
cambiate. Vogliono sapere anche dei nostri rapporti sessuali, se
stavo bene con lui, come mi sentivo dopo. Non posso mentire, non
avrebbe senso. Ma non avevo nemmeno mai pensato a me in quei
termini, cio al mio personale piacere. Devo rifletterci.
Ci hai detto che c'era una forte attrazione fisica, tra voi. Eri
soddisfatta dei vostri rapporti sessuali?
Sono imbarazzata. Mi saltano davanti agli occhi alcune immagini
forti di noi nudi, di lui sudato sopra di me che urla, urla forte.
Io... non so. Per me era importante che lui venisse, che lui fosse
soddisfatto, e io ero l per accontentarlo. Se poi mi coccolava un
po', prima di spedirmi via, ero contenta, e mi bastava. Non ho mai
preteso niente, chiesto niente.
Perch?
Non lo so, non ci ho mai pensato.
Tu non provavi piacere?
Mica tanto. Tecnicamente, durante l'atto, direi di no. Il mio
piacere consisteva nell'essere l con lui, a provocare il suo piacere.
E tu? Tu non venivi mai?
Alle volte mi chiedeva di toccarmi, perch gli piaceva guardarmi
mentre mi masturbavo, e allora s, provavo piacere.
 sempre stato cos per te, il sesso, anche con altri uomini?
Provo a ricordare gli altri, ma nessuno ha lasciato segni profondi,
in me. Mi viene in mente una frase che mi aveva sussurrato
Roberto, uno dei miei amanti saltuari, tanto per farmi un complimento,
e che mi aveva colpita come un fulmine.
Il bello con te  che ti fai fare di tutto.
Me lo aveva detto sorridendomi complice, e sperando che il
nostro rapporto da amanti proseguisse senza intoppi. Lui ne era
entusiasta. Non fu cos. Quando mi fidanzai sul serio con Barbabl
non volli pi vederlo. Ma io capii solo in quell'istante che le
altre donne erano diverse da me, perch non si facevano fare di
tutto. Io invece s, sempre passiva nelle mani degli uomini, una
disponibilit totale ed illimitata che evidentemente piaceva molto.
Non solo a Manfredi. Ma lui soltanto ne approfittava in modo
cos estremo. Caccio questo pensiero e cerco di rispondere a Laura.
Non posso proprio paragonare il sesso con Barbabl a quello
con qualcun altro. Fra noi c'era un'attrazione mentale micidiale,
mai provata prima. Non so per quali strani motivi, io ero totalmente
succube, con lui. Sentivo fortissimo il bisogno di essere
sua, di farmi possedere. Con gli altri erano solo scopate. Nessun
coinvolgimento affettivo. Orgasmi comunque rarissimi. Con Barbabl
invece la tensione erotica veniva da lontano e riguardava solo
accidentalmente gli organi genitali. Era piuttosto il gusto perverso
di farsi mangiare, inghiottire, distruggere.
Ti piaceva farti distruggere? chiede Laura.
Certo che no. Ma non potevo farne a meno, ne avevo bisogno,
avevo bisogno della sua furia distruttrice, della sua spaventosa
fame del mio corpo.
E come ti sentivi, dopo?
In realt, malissimo. Ero svuotata. Come se un vampiro avesse
succhiato via da me tutto il sangue, e non fosse rimasta pi vita,
non fosse rimasto pi niente, di me, solo un corpo esanime.
E lui come stava, dopo averti "posseduta"?
Tornava ad essere gelido, distante, lontano. Questo mi angosciava.
Passavamo da una penetrazione furibonda e sconvolgente
a una lontananza siderale nel giro di pochi minuti. Per me era
cadere da un precipizio, e sfracellarmi al suolo. Per questo stavo
male, dopo. Non certo perch non ero venuta.
Forse perch le persone non si possono possedere, in nessun
modo commenta Laura e per fortuna aggiunge fra s, lasciandomi
poi a riflettere su questi discorsi. Parlare mi fa bene, mi costringe
a mettere in fila i pensieri e a sbrogliare la matassa confusa
e contorta delle emozioni. Furia, desiderio, possesso, bramosia, ma
anche distruzione, annientamento di s, resa totale, abbandono...
Al centro c'era sempre Barbabl, il mio bisogno di essere amata
da Barbabl, nient'altro. Ma perch avevo bisogno proprio di lui,
o meglio di uno come lui che mi trattava cos male? E perch
non ho mai chiesto nulla per me, nemmeno dal punto di vista
sessuale? Vado a dormire con questa domanda nella testa, non so
darmi una risposta.

... ... ...

Arriva un camioncino carico di donne sconosciute, bionde, more,
rosse. Sono appariscenti, volgari, e mi guardano male, con diffidenza.
Sono diversa da loro, eppure anch'io devo salire a bordo per essere portata
su una barca, dove il sultano Manfredi sceglier con chi passare il
weekend. Io non voglio affatto salire eppure devo. Non posso sottrarmi.
Continuo a ripetere che non voglio, ma loro mi spintonano ridendo
sguaiatamente e mi portano al cospetto del sultano, mio malgrado. Non
voglio urlo piangendo non voglio!.
Mi sveglio di soprassalto, inquieta, spaventata. Non voglio, non
voglio ripeto ossessivamente. Non voglio pi, basta. Ero carne,
carne al macello. E lui sceglieva di quale pezzo di carne cibarsi, a
seconda delle voglie. Ero buco, solo buco. Ho la nausea, mi gira la
testa, non ho la forza di alzarmi, per fortuna  sabato, posso restare
a letto ancora un po'. Occhi al soffitto, magone, ricordi dolorosi,
umiliazioni che ancora mi fanno fremere di vergogna. Perch ho
subto tutto questo? Perch gliel'ho permesso? Mi odio, mi disprezzo,
vorrei picchiarmi. Sono stata stupida, stupida, stupida.
Chiamo Ada, le dico che sono una stupida, ma lei con la sua voce
dolce mi dice: Smetti di maltrattarti, non sei affatto stupida, sai
bene che eri dentro una cosa pi grande di te, che non riuscivi a
controllare. Per questo devi farti aiutare. Bisogna avere l'umilt di
chiedere aiuto quando ci si accorge di non riuscire pi a gestire
la propria vita.
 quello che sto facendo, ma mi sento proprio a terra. Non
avrei voluto arrivare fino a questo punto.
Abbiamo cercato in tanti a farti ragionare, lo sai, ma non c'era
niente da fare. Quell'uomo aveva un potere pazzesco su di te. Le
nostre parole e le nostre raccomandazioni rimanevano inascoltate.
L'importante ora  che tu ne venga fuori. Definitivamente. Hai
un sacco di risorse, sono certa che ce la farai.
Grazie, Ada, anche tu sei una mia risorsa, e preziosissima! le
dico e lo penso davvero, con tutto il cuore.
Continua cos, Claudia, non tornare indietro. Lo so che  difficile,
ma puoi e devi farlo. Lo devi a te stessa, alla tua intelligenza
e alla tua bellezza. Lui non faceva che calpestarti.
Ci sto provando, Ada. Grazie di esserci, sempre.
Chiudo la telefonata e apro l'ipad per controllare la posta, con
la solita ansia: spero e temo ancora di trovare una sua mail, invece
niente, deve avermi cancellata anche lui come ho fatto io. Come sto
cercando di fare io. In realt non credo di poter cancellare niente,
i nostri momenti insieme continuano a tornarmi davanti agli occhi,
rivivo situazioni orrende come se si fosse incantato il nastro,
replay, replay, che palle. Ho la tentazione fortissima di scrivergli,
per tornare a giustificarmi e per proclamare la mia innocenza.
Detesto pensare che lui immagini che l'ho tradito. So che non 
vero e vorrei ribadirglielo ancora. Ma tanto non mi crederebbe.
Non mi ha mai creduta. Proiettava su di me i suoi pensieri e le
sue paure. Dal momento in cui lui mentiva e tradiva, era certo che
io facessi lo stesso. Dovrebbe bastarmi avere la coscienza pulita, e
invece continuo a rimuginare ed a tormentarmi inutilmente. Come
si fa a resettare il cervello? Se solo potessi cancellare Barbabl dalla
mia testa.  sempre presente. Ce l'ho dentro, sotto la pelle, mio
malgrado.  diventato un'ossessione, una pura ossessione. E non
 bello convivere con un'ossessione. Passo le notti a ripetermi le
stesse cose in loop e continuo a dormire troppo poco. Sono sempre
pi stanca, stanca morta.
A scrivermi  invece la mia cara Elsa, una mail che leggo e rileggo,
tanto  intensa e pregna di significato per me: Da quando
abbiamo parlato l'ultima volta ho pensato molto a Eros e Thanatos,
all'ambivalenza di cui siamo fatti, in perenne tensione fra creativit
e distruzione. E chi lo  pi di te, Claudia? Tu che ti squarci
tra questi due abissi, tu che ti affanni senza sosta tra un polo e
l'altro, tu che ti vesti solo di rosso e nero. Ecco il mio augurio per
te: che tu possa trovare il rosa della vita, facendoti fare pace con
te stessa e con chi ti ha tagliata in due con un'ascia. Che ti aiuti a
ricomporre il rosso e il nero, e conoscere un amore, per te e per gli
altri, che abbia dolcezza, pace e perdono. Che infine ti conduca a
una spiaggia dove riposarti da una traversata tra acque insidiose
lunga tutta una vita, l'isola della riconciliazione. Hai ragione tu,
siamo figli delle nostre pulsioni. Ma possiamo anche riuscire a
diventare capitani delle nostre azioni. Tu hai deciso di farlo e io
sono certa che ci riuscirai.
Preziosa Elsa. Una mail cos fa bene all'anima. Mi motiva a
continuare per questa strada in salita. E mi incoraggia con efficacia.
Magari poter diventare capitani delle nostre azioni. Smettere di
farsi governare da impulsi ed emozioni che ci trascinano in basso.
Provare a contrastare i desideri e i condizionamenti, dirigere il
timone verso rive tranquille. Il vero amore io non so neanche
cosa sia, per la verit, e non so se esista, in questa vita, fuori dalla
letteratura. Ne ho un'idea romantica e irreale, un'idea di pace e
serenit che non ho mai provato, cui aspiro da sempre. Nulla a che
vedere col mio rapporto con Manfredi, in effetti. Nulla che lui mi
abbia mai dato o che potrebbe mai darmi. Gi questo dovrebbe
bastarmi per archiviare il pensiero di lui, ma evidentemente non
 sufficiente la razionalit per risolvere nodi cos contorti.
Per fortuna non mi cerca, ma io nel dubbio vivo in apprensione
costante.
Perch non lo blocchi? mi chiede candidamente Enrico.
Non so nemmeno come si fa gli rispondo sconsolata.
Non  difficile, posso farlo io, se vuoi. Basta un clic e lui non
avr pi accesso a te: n telefonate, n mail, n messaggi potranno
pi raggiungerti.  una funzione geniale degli smartphone.
Mi mostra come si fa e in effetti  semplicissimo. Si digita su
Blocca contatto ed  fatta. Andiamo anche su WhatsApp, il
nostro canale privilegiato di scambi, e anche l si pu fare. Provo a
vedere che succederebbe con Enrico se lo bloccassi: sparisce la mia
icona, lui mi scrive ma io non vedo pi nulla, non sento nemmeno
il drin. Miracoli della tecnologia.
Non so se me la sento. Mi sembra un po' drastico. E poi se
volessi ripristinarlo?
Lo potrai fare in qualsiasi momento. Ma almeno per un po'
smetterai di stare in perenne allerta nell'eventualit che lui si faccia
vivo. Concediti una pausa vera. Sbarragli l'accesso. Sii tu a decidere,
per una volta.
Ci devo pensare. Mi costa molto, lo sai.
 una decisione difficile da prendere: significa tagliare veramente
i ponti, non sapere pi nulla di lui, non potere pi rispondere
ai suoi richiami. Non vederli nemmeno. In passato 
sempre successo, dopo ogni rottura, anche le pi violente, che lui
prima o poi si rifacesse vivo, e ogni volta bastava un sms perch
ricominciassimo a frequentarci. Certe volte ci si rivedeva per un
chiarimento, o per mandarci a quel paese, o per dirsi nuovamente
addio, ma poi da l si ripartiva comunque, non so come n
perch. Sarebbe cos ancora ma adesso davvero non voglio pi.
So gi come andrebbe a finire. Effettuo il blocco? Ho paura di
perderlo per sempre, irrimediabilmente. E se cambiasse qualcosa?
Se mi cercasse per farmi finalmente una proposta seria? Quella
che aspettavo e volevo da anni? Ma potrei mai stare bene con
lui? Vivere con addosso i suoi sospetti per ogni telefonata, ogni
contatto con il mondo esterno, ogni occasione sociale? Comincio
a realizzare che comunque non sarei stata mai felice con lui. Con
mille magoni, effettuo il blocco. La mia  una forma di difesa,
visto che non mi sento affatto fuori pericolo. So che ho bisogno
di tempo per capire, voglio andare fino in fondo a questa storia,
una volta per tutte. Devo disinnescare il potere che lui ha su di
me, devo capire da dove arriva e disattivarlo. Ma per fare questo
non basta un clic,  parecchio pi complicato.

... ... ...

Quando torno a Cerchi D'Acqua mi accoglie la nuova psicoterapeuta.
Sar con lei che proseguir il mio percorso, dopo gli
incontri preliminari.
Buongiorno, Claudia. Sono Sara, proseguiremo il percorso
insieme, d'ora in poi. Accmodati pure.
 una donna minuta, con un bel viso regolare ed occhi chiari, che
vedono lontano. Mi piace subito. Mi dice che le colleghe l'hanno
informata dei nostri colloqui precedenti e che  al corrente di tutto.
Che possiamo darci del tu.
Come stai, Claudia? Com' andata questa settimana?
Sono ancora molto scossa, piango spesso, sento tanto dolore
dentro, tantissimo.
La voglia di piangere  forte soprattutto quando parlo di me,
della mia storia.  un'ondata di emozioni e di pena che mi travolge
e mi sfianca.
 normale, ci vuole tempo per uscire da queste storie mi dice
Sara con dolcezza.
Intanto per ho effettuato il blocco telefonico a Barbabl,
cos almeno non vivo nell'attesa e nella paura di ricevere un suo
segno di vita.
Brava! Questo  il tuo secondo passo importante per stare
meglio.
La guardo interrogandola con gli occhi.
Il primo  stato venire qui afferma sorridendomi.
Le sorrido anch'io. Mi piace che dia valore alle mie scelte. Sono
state molto sofferte, e lei evidentemente lo sa.
Mi chiede di parlare ancora del mio rapporto con Manfredi, e
solo adesso, verbalizzandolo, incalzata dalle sue domande, mi accorgo
che le prevaricazioni erano a 360 gradi. Da lui ho subto una
costante ed implacabile denigrazione. Gocce di veleno quotidiano
a minare ogni mia sicurezza. Gocce che hanno scavato un solco
dentro di me. Tutto ci che mi apparteneva  stato messo sotto
giudizio e irriso, da come mi vestivo a come mi comportavo, da quel
che facevo al lavoro a come apparivo in societ. Per anni mi sono
sentita ripetere continuamente che non andavo bene, e questo ha
distrutto la mia autostima. Barbabl mi ha fatto credere di essere
sbagliata. Fallata. Irrecuperabilmente fuori luogo. E io a elemosinare
un po' d'amore, come una poverella, sempre pi conscia dei miei
evidenti, vistosi difetti e delle mie gravi carenze. Come se lui invece
fosse perfetto, e come se fosse necessario essere perfetti per meritare
amore. Sono caduta nel suo tranello, e ho creduto a lui e non a me.
Fai un lavoro oscuro e sottopagato. Perch non lo cambi? mi
chiedeva a bruciapelo.
Veramente a me piace. Faccio esattamente quello che volevo
fare.
S, ma hai pochi soldi. Possibile che tu non possa guadagnare
di pi?
Forse potrei, ma dovrei cambiare mbito, e non credo di
volerlo.
Avevo il sospetto che lui valutasse le persone in base al loro
740. Aveva l'abitudine di frequentare gente schifosamente ricca.
Anche le sue donne lo erano. Tutte, tranne me. Erano persone
ricche da generazioni, signore bene che non avevano mai lavorato,
che vivevano alle spalle di mariti milionari, e che lui si scopava con
somma gioia. Io non ero presentabile nell'alta societ, figuriamoci,
una piccola impiegata con un piccolo stipendio. Nemmeno un
grammo di sangue blu. Nemmeno una villa al mare. Doveva essere
un bel problema, per lui.
Ti vesti in modo troppo sexy mi diceva.
Ma a te piace replicavo io. E a me piace piacerti.
Vstiti cos quando siamo noi due soli, a casa mia. Non per
uscire. Non stai bene cos.
Questo ovviamente me lo diceva dopo che ci siamo fidanzati,
non prima. Andavo a cambiarmi di mala voglia. Le signore chic
devono essere discrete e bon ton, gonna sotto al ginocchio e trucco
delicato. Parevo mia nonna.
Oppure: Non metterti quel rossetto.
L'ho sempre messo.
Non ti dona, stai meglio senza.
Era tutto un levare: guarda caso mi preferiva senza trucco,
senza tacchi, senza abiti scollati, con meno sorrisi, meno abbracci,
meno slanci. Ma solo se uscivamo con i suoi amici. A casa invece
mi voleva pi che puttana.
In che senso ti voleva puttana? chiede Sara.
Voleva che mettessi il rossetto rosso sangue, reggicalze, sottovesti,
tacchi alti. E che gli ripetessi che ero una troia. Un classico,
credo, no?
Be', non tutti gli uomini pretendono questo.
Lui voleva questo... e molto altro. Era pieno di immaginazione.
Voleva che lo seguissi nelle sue fantasie, anche le pi sfrenate ed
oscene.
E a te questo piaceva?
Insomma.
Perch dunque lo assecondavi?
Volevo farlo felice, e non volevo sembrare bigotta. Io sono
una ragazza moderna, so bene che esistono molte perversioni e
all'inizio, in qualche modo, ne ero incuriosita anch'io. I giochi
erotici sono leciti, no?
Certo che s, se piacciono a entrambi. Ma se uno li subisce, e
non li apprezza n li sceglie, allora non si tratta pi di gioco ma
di prevaricazione.
Lui non mi costringeva mica. E io, sapendo cosa lo faceva
eccitare, eseguivo, e a mia volta mi eccitavo. Vederlo cos in balia
di me era molto gratificante. Erano quelli forse i soli momenti in
cui mi credevo davvero importante per lui. Diventavo una dea,
una dea troia, ma una dea.
Il sesso quindi era un tramite per riequilibrare i vostri rapporti
di forza?
Forse s, anche se non sempre. Io a letto mi sentivo insuperabile,
e lusingata, voluta, bramata. Lui sosteneva che avremmo
dovuto vivere in una camera d'albergo, lontani da tutto, chiusi
dentro per sempre.
A divorarvi, ad annientarvi?
A morire d'amore.
E tutto il resto, fuori?
Era lontanissimo, in quei momenti. Solo l eravamo veramente
ad armi pari, e allo stesso livello. Poi per tornava a galla la vita
vera, brutale, inevitabile. Noi stavamo bene solo fuori dalla realt,
in una dimensione intima e privata.
Bene? Tu ora forse idealizzi qualcosa che non  mai stato.
Mi risulta che all'inizio i tuoi racconti sul sesso con Barbabl
fossero molto meno romantici.  la lontananza che ti fa questi
scherzi?
C'era il brutto e c'era il bello. Se no non sarei stata impigliata
nella sua rete per tutto questo tempo. Insieme alla prevaricazione
e alla violenza c'era il sentirsi unici e uniti, avvinti nei nostri segreti
in un abbraccio mortale.
Ancora la morte. Ritorna sempre, con te, come se fosse inscindibile
dall'amore. Ma lo sai che non  cos, fuori dalle pagine
dei libri e delle tragedie della lirica? Che si pu vivere un amore
solare, sereno, corrisposto anche fuori dal letto, ed essere felici?
No, non lo so, io sono immersa nel melodramma dell'opera,
mica nella banale realt. La guardo come se fosse la fatina del
bosco, quella che con la bacchetta magica trasforma Cenerentola,
levandole stracci e lacrime e facendola diventare una vera
principessa. Magari riuscir anche con me, a togliermi gli abiti di
Violetta e a farmi vestire quelli di Claudia. Ci scrutiamo in silenzio,
lasciando riposare pensieri e parole, soddisfatte del lavoro che
stiamo facendo insieme. Analisi, destrutturazione, ricomposizione.
Un lungo cammino. Ci diamo appuntamento fra una settimana,
sempre di venerd pomeriggio, cos poi ho tutto il weekend per
riprendermi e ripensare alla seduta. Ne esco sempre stremata, 
molto faticoso guardarsi dentro e tirar fuori pensieri scomodi di
cui andar poco fieri.

... ... ...

Racconto ad Ada dei miei progressi con la psicologa, lei  contenta
e mi incoraggia ad andare avanti. Abbiamo da sempre molta
confidenza, cos le chiedo qualche parere sull'eros. Sono domande
nuove che mi ha stimolato la psicoterapeuta, cui non avevo mai
pensato prima.
Sto cercando di capire il confine fra gioco e prevaricazione.
Non so se e quando si possano dire dei no. Anche perch i no non
sono proprio la mia specialit le butto l.
 molto semplice risponde lei, limpida come sempre, a letto
vale tutto, e puoi fare tutto ci che ti piace. Ma frmati assolutamente
davanti a qualcosa che non ti piace: a quel punto si pu e
si deve dire di no.
Anche se te lo chiede l'uomo che ami? Che vuoi fare felice?
domando incredula.
Se l'uomo che ami ti ama, non ti chieder mai di fare ci che
non ti d piacere.
Sicura? insisto io, perplessa.
Sicura, Claudia. Bisogna divertirsi e stare bene in due, non
immolarsi per il piacere dell'altro. Deve esserci reciprocit,
confidenza, complicit. I confini sono soggettivi per ciascuno di
noi. Tu ascolta te stessa e chiarisciti su quali sono i tuoi, e falli
rispettare.
Ma magari si pu cambiare...
Certo, e nel caso allargherai i tuoi confini, se e quando capiter,
senza forzature. La vita  lunga e ci fa evolvere. Talvolta dipende
dal partner che hai, dalle curiosit che ti suscita, da nuovi inattesi
desideri. Il sesso non si discute a tavolino, ma si vive e si condivide,
possibilmente con allegria.
Vorrei essere saggia come te. Come si fa? C' un corso di
aggiornamento?
La vita  un ottimo corso di aggiornamento naturale, fdati.
Ammiro questa sua capacit di nuotare morbidamente nella
vita essendo sempre a suo agio, qualunque cosa accada. L'allegria
non le  mai mancata, mentre io con Barbabl non l'ho mai vissuta.
Non ce n'era traccia.
Penso al mio corpo, al mio desiderio, ai miei confini, e mi
sembra di non aver mai ragionato in questi termini. Il mio corpo 
dunque mio? Sono io e solo io che devo decidere cosa fare di me?
Che bella scoperta. Ho tutto da imparare. Mi guardo allo specchio,
mi ispeziono accuratamente, comincio a fare la mia conoscenza
intima, da sola, cercando di ascoltarmi. Vivo nell'ignoranza di
me stessa. Sembra assurdo, ma  proprio cos. Perch? La cosa
positiva  che ogni seduta con la psicologa mi fa avanzare verso
nuove dimensioni, che poi esploro curiosa e incredula. Procedo
cos, le mani protese in avanti come a mosca cieca, non so dove
finir, so solo che devo perseverare, che ora non vedo niente, ma
presto o tardi tutto sar chiaro.

... ... ...

Un bel giorno Sara mi chiede di parlare della mia famiglia, della
mia infanzia. Non capisco cosa c'entri con la mia storia recente,
ma non ho difficolt a raccontare. Lo faccio per svariati incontri,
cercando di riesumare una memoria perduta.
Ho pochi ricordi: vengo da una famiglia borghese praticamente
perfetta. Ero una bimba obbediente, brava. Mai creato problemi.
Un po' fragile, forse. Nel periodo delle elementari svenivo spesso,
perdevo i sensi come una damina dell'Ottocento, non so perch.
Allora mi mettevano i sali sotto il naso e io rinvenivo. Ricordo con
precisione la boccetta blu notte, di vetro, di Santa Maria Novella,
il suo odore penetrante che mi risvegliava magicamente. Altro
non so.
Ho una sorella e un fratello pi grandi, Chiara e Corrado.
Chiara il ritratto di mamma, diafana e bionda, e Corrado quello
di pap, alto e moro. Io ero la cocca, la pi piccola. Mia madre mi
vestiva sempre come una bambolina. Tutti mi dicevano che ero
bellissima. Che ero vezzosa. Che ero incantevole. Mia sorella da
grande ha confessato di essere stata gelosa perch dal momento
della mia nascita tutti gli occhi si erano concentrati sempre su di
me, e lei era diventata come trasparente. Ma io non me ne rendevo
conto, l'ho capito solo dopo, quando me l'ha fatto notare lei. Ero
cos abituata alle lodi e ai complimenti che mi piovevano in testa
ad ogni passo che non ci ho mai fatto troppo caso.
Mio padre era innamorato di me, quando ci separavamo mi
teneva gli occhi addosso finch non sparivo in fondo alla strada,
ma allora ero gi grandicella. Quando ero pi piccina, a parte gli
svenimenti, non ricordo nulla, se non fiocchi e merletti. E i giochi
nel lettone, con il pap, la domenica mattina. Mamma ci spediva
da lui perch lei aveva da fare, e noi ci andavamo volentieri. Ci
aspettavano fiabe fantastiche e lotte e baci e agguati. Facevamo
la grotta sotto le lenzuola e immaginavamo che un orco dovesse
venire a mangiarci il culetto. Tremavamo di paura quando mio
padre faceva la voce dell'orco e provava a catturarci. Era tutto
un intrico di gambe e braccia e bocche e sederi all'aria. E poi ci
faceva il solletico, e io me la facevo addosso, se non si fermava
in tempo. Allora s che la mamma si arrabbiava, se bagnavo il
lettone.
Mia madre? Lei ci faceva rigare dritto,  una donna volitiva e
dura. Per nulla affettuosa con noi figli, n con nostro padre. Non
so se si siano amati, comunque sono stati insieme tutta la vita.
Mia madre gestiva a modo suo la famiglia, lui era totalmente disinteressato
alla nostra educazione, questo era lo schema, almeno
apparentemente. A me non piaceva che pap fosse cos assente, ma
lui era per il quieto vivere, non metteva mai lingua sulle decisioni
di nostra madre, poi forse le sue soddisfazioni se le toglieva altrove,
chiss. Non gli piaceva discutere, non entrava nel merito di nulla,
voleva solo essere lasciato in pace.
La figura di mio padre, per anni rimossa, torna prepotentemente
a galla. Aveva occhi scurissimi e brillanti, mani grandi, spalle
larghe. Gli piaceva portare i Borsalini un po' storti, che gli davano
un'aria da signore d'altri tempi, e ampi trench strizzati in vita.
Aveva il mito di Humphrey Bogart, e forse cercava di assomigliargli.

... ... ...

Pap mi riempiva di regali. Non facevo in tempo a esprimere
un desiderio, che lui mi accontentava. Forse ero davvero la sua
preferita, perch non mi ha mai detto di no. Mai. Una volta ero
andata a giocare con i miei fratelli a casa di certi amichetti ricchi, che avevano addirittura una casetta sull'albero tutta per loro. Un sogno, per noi bambini. Passammo la giornata dentro e fuori da l, arrampicandoci divertiti e inventando storie favolose. Tornai a casa talmente entusiasta che ne parlai per tutta la sera, gli occhi accesi e scintillanti, le guance arrossate per l'emozione. Un mese dopo, mio padre mi fece trovare una casetta di legno sotto gli alberi del
nostro giardino. Aveva la porta rossa e i cuoricini alle finestre ed era ancora pi bella e grande di quella dei nostri amici. Era tutta per me, la piccola di casa. Pensavo di scoppiare di felicit, era la mia casetta, era troppo bello per essere vero! Divenne la mia tana, il mio rifugio, il mio guscio. Ci passavo le giornate, ci portai i miei giochi, i miei libri, le mie fantasie. Mi ci barricavo addirittura dentro,
quando volevo stare sola o sfuggire agli assalti di mio fratello e dei suoi amici pi grandi. La casetta  stato il dono pi bello che ho ricevuto in vita mia. Avevo dieci anni ed era il regalo del mio pap. Ne andavo fierissima.
Riassaporo con tenerezza alcuni episodi della mia infanzia, e
ho la sensazione di percepire chiaramente quel che provai allora,
quando ricevetti quel regalo maestoso e perfetto. Incredulit e
folle gratitudine.
Pap era molto generoso. Voleva che avessimo tutto, che fossimo
contenti. Credeva ingenuamente che esaudire desideri significasse
automaticamente felicit assoluta: un'equazione semplice
ed inattaccabile, dal suo punto di vista. Non poteva concepire che
non funzionasse proprio cos, lui che non aveva avuto niente, da
piccolo. Lavorava tanto, stava via tutto il giorno, e non parlava
mai dei suoi problemi, o di s. So cos poco di lui. Veniva da una
famiglia povera, questo s, e aveva fatto di tutto per uscire da quella
povert. Odiava la povert. Ne era fuggito, spaccandosi la schiena,
e ce l'aveva fatta. Poteva addirittura viziarci, ormai, e questo lo
gratificava moltissimo. Darci quello che non aveva mai avuto, offrirci
un futuro di agi e non di privazioni. Questo era stato il senso del
suo affannarsi nella vita, strapparsi via la giacca da poveraccio e
riscattarsi con una bella famiglia benestante. Adorava i maglioni
di cachemire e i begli orologi, le macchine sportive ed i pittori del
Novecento. La nostra casa era piena di quadri magnifici. Per i suoi
figli, e per me in particolare, non badava a spese.
Poi lui  morto, d'improvviso, in un incidente stradale. Ero
a casa della mia amica Elsa, come quasi tutti i pomeriggi, a fare i
compiti, quando mi telefon lo zio Arturo. Mi disse che dovevo
tornare a casa, subito. Era talmente strano che lo zio mi cercasse
che obbedii senza fare storie, e arrivai a casa di l a poco. Mantova
 una citt piccola,  tutto vicino. Ci trovai i miei fratelli, e mia
madre sotto shock, circondata da parenti e amici. Domandai con
gli occhi cosa fosse successo, e mia sorella, stringendomi a s, mi
disse solo: "Il pap, il pap".
Furono giorni terribili, indimenticabili, pieni di lacrime e rimpianti.
Noi figli ce ne stavamo stretti in un abbraccio senza fine,
mentre mia madre organizzava il funerale, l'annuncio sul giornale
locale, la corona di fiori, i fiori per la chiesa, l'abito da far mettere
al morto. La sentivo dirigere le esequie del marito in modo impeccabile,
mantenendo l'aplomb che aveva sempre, senza scomporsi,
perfetta anche l, mentre io ero sfatta, senza confini, senza pi pap.
Me lo fecero vedere solo una volta ricomposto, dentro la bara,
elegantissimo, pallidissimo, pareva che dormisse. Incauta mi sono
avvicinata, e ho voluto dargli un ultimo bacio. Le mie labbra hanno
sfiorato la sua guancia, che era gelida come marmo. Quel breve
contatto mi ha fatto sentire un brivido di paura e raccapriccio. Era
proprio finita, non stava dormendo. Era ghiaccio. Era corpo inerte
senza pi vita. Che impressione spaventosa. Chiss dov'era andato.
Pap, pap, dove sei finito? Me lo chiedevo in continuazione.
La sua morte ci ha lasciati sgomenti. Le morti accidentali ti
fregano perch non ti danno il tempo per i saluti. C'erano ancora
tanti conti in sospeso, tanti discorsi da affrontare, e invece niente,
d'un colpo lui non c' stato pi, non sono rimasti che ricordi e
recriminazioni, ipotesi e parziali rielaborazioni. La sparizione di mio
padre dalla faccia della terra mi ha strappato un pezzo di cuore. Era
nel vigore dei suoi anni, non l'avevo mai visto malato, fino a quel
momento l'avevo creduto immortale. Non avevo mai nemmeno
immaginato che potesse morire. Era cos forte, e appassionato
di vita. Mi sono sentita tradita nel profondo: come aveva potuto
lasciarmi cos, d'improvviso, senza un perch? Mi sono vestita a
lutto per mesi e mesi. Il nero  diventato il mio colore preferito,
ancora adesso mi vestirei sempre e solo di nero.
Questo l'ho notato. Ma perch? Cosa c' di luttuoso ancora
nella tua quotidianit, nel tuo presente? mi chiede Sara, partecipe.
 un buio che ho dentro, da cui non so uscire.
Ed  iniziato alla morte di tuo padre, vent'anni fa?
Mi sembra di s.
Amavi molto tuo padre?
Gli volevo bene, come  logico, ma non mi piaceva, nemmeno
fisicamente. E anzi lo trovavo un po' grossolano, grezzo, poco
profondo. Non ne ero innamorata, se  questo che vuoi sapere.
Allora come spieghi un atteggiamento quasi vedovile?
Non ne ho idea.
Ok, dimmi cosa  cambiato dopo la sua morte, vediamo se ci
arriviamo in altro modo.
Il lato positivo della morte di mio padre  stato che se non
altro i sospiri notturni sono finiti. Che sollievo.
Quali sospiri?
 un ricordo piuttosto imbarazzante che riguarda i miei. Mi
ha perseguitato per anni, facendomi vergognare.
Riesci a raccontarmi?
 una cosa molto intima. Vedi, i miei avevano uno strano
rapporto. Di giorno si ignoravano quasi, si parlavano il minimo
indispensabile, e con freddezza. Non li ho mai visti baciarsi. Mai.
In compenso la notte, dalla loro camera buia uscivano ansimi e
sussurri misteriosi, per me bambina, e questo mi turbava. Presto intuii di cosa si trattava, e la cosa mi inquiet ancora di pi. Ero come una voyeur involontaria, perch non avevo scelto io di dormire nella stanza accanto alla loro, e con la porta sempre spalancata, perch mia madre ci proibiva di chiuderla.
E perch mai?
Voleva poterci sentire e controllare in qualunque momento.
Peccato che di notte fossi io a dover sentire loro. Me ne vergognavo, tanto pi se mi eccitavo. Un'eccitazione incongrua, colpevole, insana. Questi rumori che sapevano di sesso mi stranivano, mi sembrava di essere a letto con loro, che non fosse giusto essere l. Avrei voluto che facessero pi piano, o che chiudessero quella cazzo di porta. Perch mi tiravano in mezzo? Se ne rendevano conto? Ascoltavo, immaginavo, e mi toccavo. Poi andavo a confessarmi e a giurare che non l'avrei fatto mai pi, ma ogni volta che li sentivo tutto ricominciava da capo, non sapevo resistere. Vivevo nel peccato per colpa loro, sarei diventata cieca, avevo paura di morire all'inferno per questo. Ero solo una bambina spaventata.
Essere sottoposti a rappresentazioni sessuali precocemente 
una forma di violenza e di abuso commenta la psicologa.
Loro non sapevano che sentissi tutto dico convinta.
Poi per mi viene un dubbio. Due persone adulte che scopano
sanno perfettamente di fare rumore, un particolare tipo di rumore,
non possono non porsi il problema dell'udito dei figli. Tanto
pi se dormono nella stanza a fianco, e con tutte le porte aperte.
Possibile che mia madre non si sia mai resa conto del fatto che li
sentivo perfettamente? Lei cos pudibonda e formale? Che detestava
anche solo vaghi accenni al sesso, e che mi ha riempito la
testa di tab assurdi?
Stento a crederlo commenta infatti Sara.
La cosa che pi mi infastidiva era sentire quei rumori di intimit
dopo giornate in cui si erano trattati male. Non capivo.
C'era uno scollamento fra quel che vedevo con i miei occhi e quel
che udivo. Non sapevo se recitassero di giorno o di notte, ma ero
sicura che da qualche parte mi mentissero.
 del tutto comprensibile, eri solo una bambina. E per di pi
ti eccitavi.
S, non so perch, e ancora provo vergogna per questo.
Non era certo colpa tua.
Il senso di colpa invece era cocente. Mi inginocchiavo nel
confessionale della chiesa, bisbigliavo di avere peccato, di essermi
toccata, e il prete al di l della grata voleva i dettagli, facendomi
vergognare ancora di pi. Quante volte? Perch? Quando? Poi mi
diceva che dovevo tenere le mani sopra le coperte, per non essere
indotta in tentazione, che Dio non ci aveva donato il corpo per il nostro piacere, che dovevo resistere se no sarei diventata cieca, e io mi mortificavo e mi spaventavo a morte, mi sentivo indegna e cattiva. Quando ci ricascavo stavo ancora peggio.
Che strane analogie, non trovi? Il proibito, il peccato, le tentazioni cui non si riesce a resistere, la colpa, le ricadute: tutti temi ricorrenti, nella tua vita.
 vero, in effetti. Oddio. A un certo punto ho smesso di andare in chiesa e di confessarmi, credo intorno ai tredici, quattordici anni, per il senso del peccato mi  rimasto inciso dentro.
Quel che ci insegnano da bambini crea dei solchi profondi
sui quali costruiamo il nostro futuro. Ci condiziona per il resto della vita.
Senza possibilit di scampo? chiedo atterrita.
La possibilit di uscirne  data dalla comprensione e dal superamento, che arrivano grazie alla consapevolezza.
Lavoriamo dunque alla riesumazione del passato, con lo scopo
di guardarlo in faccia, capirlo e poter finalmente andare oltre.

... ... ...

Dopo la morte di mio padre mia madre ha tentato di riprendere
il comando di casa, ancor pi intransigente e ferrea, determinata
a dettar legge ed a decidere per noi, ma nel frattempo qualcosa era
cambiato: l'equilibrio si era spezzato e il suo potere non  stato pi
assoluto. La mancanza di pap la faceva vacillare, ai miei occhi lei 
caduta dal trono, e infatti ben presto ho cominciato a ribellarmi ai
suoi diktat. Avevo sedici anni, ero in piena rivolta adolescenziale,
mentre mio fratello e mia sorella erano gi maggiorenni e fuori
dalla sua portata. Non volevo pi fare quello che mi chiedeva,
n essere come lei voleva che io fossi. Avevo le mie idee, diverse
dalle sue. Odiavo la sua attenzione maniacale per l'apparenza, la
forma, l'estetica, e pur di darle contro mi vestivo in modi orrendi
e ingrassavo di proposito. Volevo proteggere il mio corpo con uno
strato di grasso e vestiti informi e non essere pi vista n desiderata
da nessuno.
Quindi la rivolta contro tua madre comincia con la morte di
tuo padre?
Esatto. All'improvviso, non l'ho sopportata pi, e l'ho contrastata
apertamente. Abbiamo fatto litigate epiche. Quando non le
obbedivo mi prendeva per i capelli, mi schiaffeggiava, mi insultava,
e pi faceva cos pi mi ribellavo. Ho cominciato a mangiare
compulsivamente, intere scatole di biscotti dopo cena, e chili di
gelato, senza alcun ritegno. Mangiavo fino a star male e ad avere
repulsione di me. Non volevo mai pi essere bella e attraente: avevo
capito quanto fosse pericoloso. Meglio scomparire nella ciccia, e
inghiottire dolci senza sosta. Mia madre mi disprezzava per questo,
e non mancava mai di farmi notare quanto io fossi diventata brutta
e grassa. Del resto lei  sempre stata praticamente perfetta, alta,
sottile, altera, di una naturale, insopportabile eleganza.
Le vere signore mangiano come uccellini mi sibilava. Tu ti
avventi sul cibo come un marcantonio affamato da generazioni.
Non sta bene.
Pi lei mi lanciava occhiate di disapprovazione, pi io mi
ingolfavo di cibo. Certo non ambivo a diventare una vera signora
come lei. Dovevo invece riempire un vuoto che avevo dentro, e
che mi terrorizzava. Leggevo altrettanto voracemente, letteratura
russa, tedesca, francese. Gli esistenzialisti.  stato in quel periodo
che ho divorato i diari di Nijinskij, innamorandomi perdutamente
di lui e del suo pensiero idealista e folle. Vivevo in un mio mondo
parallelo lontano dalla realt, la testa piena di sogni e poesia.
Ero un'adolescente sgangherata e infelice. Ho perso la verginit a
Parigi l'estate dopo la morte di mio padre, e da l in poi ho preso
a regalare il mio corpo a chi lo chiedeva, senza filtri. Quel corpo
che non amavo, che non sentivo, che nutrivo a dismisura chiss
perch.
La bulimia ha cause precise. La parola deriva dal greco, boulimia,
composto di (bous) bue e (lims) fame: letteralmente,
"fame da bue" mi spiega Sara.
Alla faccia degli uccellini di mia madre! Inconsciamente volevo
essere un bue! Mi viene da ridere per la macroscopica reazione.
Evidentemente non mi sono mai piaciute le mezze misure, sempre
eccessiva, fin da ragazzina.
Non potevi essere semplicemente Claudia?
C'erano tante Claudia dentro di me, non sapevo a quale dare
ascolto, quale fosse quella giusta, o quella vera. Ero confusa. Arrabbiata.
Ho sempre reagito alle imposizioni buttandomi dalla parte
opposta, a costo di farmi male, pur di non accondiscendere, pur di
affermare me stessa. Ma evidentemente anche questo  stato un
circolo vizioso malato. Arrivata alla maturit pesavo la bellezza di
settanta chili, che sul mio metro e sessanta scarso significava tanta
ciccia. Ho capito che l'unico modo per finire questa guerra assurda
contro mia madre e la Claudia che lei voleva era arrendersi e andare
via. Sono scappata letteralmente di casa e approdata nella grande
citt. Mi sono fatta ospitare provvisoriamente da un'amica che
faceva l'universit a Milano, volevo farcela da sola. Mi sono trovata
un lavoretto part time come lettrice, e ho cominciato cos, dal basso,
la mia carriera in una casa editrice. Essere pagata per leggere era
il mio sogno, non potevo desiderare di meglio. Mi sono iscritta a
lettere, alla Statale, e arrotondavo qualche soldo facendo la dog-sitter
e la baby-sitter. Gli anni dell'universit sono scorsi veloci,
fra lavoro e studio avevo pochissimo tempo libero, ma procedevo
a testa bassa, felice di essere lontana da casa, spendendo poco per
non dover chiedere, arrangiandomi, e assaporando finalmente il
gusto nuovo e inebriante della libert.
La lontananza da casa ti ha aiutata a ritrovarti, o a ritrovare
un equilibrio?
La lontananza mi ha permesso di vivere senza pensare al giudizio
di mia madre su ogni cosa. Mi sono accorta man mano che
avevo proprio bisogno di mettere una distanza fisica fra me e lei.
Sentivo che la sua influenza era troppo forte, e non benefica per
me. Per questo sono partita, sola, inquieta, affamata d'amore come
una bambina perduta nel bosco. A Milano ho smesso di mangiare
eccessivamente, ma ho cominciato a buttarmi via in altro modo,
dandomi a chi mi voleva, senza filtri. Sono dimagrita, sono tornata
bella come quando ero piccola, e sono rimasta l in mezzo al nulla,
a cercare la strada di casa, a volere che fosse un amore e non il
cibo a riempire finalmente quel vuoto. Ma ora capisco che non
era certo quello il modo giusto per trovarlo.
Come va con tua madre, adesso?
Con lei ho pochissimi contatti ormai: formali, freddi, e sempre
a distanza di sicurezza. Temo ancora i suoi occhi di ghiaccio,
il suo sguardo di disapprovazione, per questo preferisco limitare
il nostro rapporto a poche telefonate al mese, riducendola ad una
voce lontana. Sottraendomi cos al suo giudizio, che so essere
sempre implacabile e negativo. Mia sorella e mio fratello invece
sono rimasti a Mantova. Non hanno mai avuto con mia madre
i contrasti che ho avuto io. Loro s che sono figli perfetti, io
invece...
Ti senti la pecora nera?
S, da sempre e per sempre. Io sono quella sbagliata, squilibrata
e ingrata. Anche adesso, lo vedi? Avrei dovuto dirti che ho avuto
una famiglia meravigliosa, e in effetti, all'apparenza,  stato cos.
Visti da fuori siamo stati impeccabili. Invece ora in qualche modo
li ho traditi, ho messo in piazza i segreti di famiglia.
Non stai urlandolo ai quattro venti, stai parlando con una
psicoterapeuta, e quello che dici rimarr fra noi.
Mi sento in colpa comunque. Non avrei dovuto dirti certe
cose...
Ma perch mai? Stiamo solo parlando.
Eppure sono inquieta. Ho la sensazione che questo fiume di
ricordi avrebbe dovuto restare nascosto dentro di me, temo che
potrebbe portarmi in luoghi oscuri e dimenticati, e soprattutto
non capisco cosa c'entri tutto questo con il mio problema con
Barbabl. Provo a chiudere il discorso, una volta per tutte, per
vincere il disagio.
La mia era una famiglia come tante. Finch mio padre  vissuto
ci siamo creduti protetti e amati. Dopo  stato tutto diverso,
e io mi sono sentita perduta. La sua presenza era necessaria al mio
equilibrio.  normale che un padre si innamori delle figlie femmine,
e che le figlie femmine si appoggino al padre. No, a me lui
non piaceva mica. Non credo di aver avuto il complesso d'Edipo,
proprio no. Per era mio padre, e io avevo bisogno di lui.
 del tutto comprensibile, non devi giustificarti. Ora prendi
fiato, ripsati. Sei stata bravissima. Lasciamo che le cose sedimentino.
Ci rivediamo fra una settimana.
Me ne vado con le spalle curve, il passo strascicato e stanco,
sento addosso pesi insopportabili che tendono a schiacciarmi, a
tirarmi gi, e che vanno ben oltre il mio presente. Trascorro un
weekend solitario, riordino casa, mangio un sacco di schifezze, e
faccio sogni strani, che non riesco a capire.
Sono seduta in disparte, quando mi arriva in braccio un bambino
piccolo, scuro, che non  mio. Lo accolgo e sento che il bimbo mi s
appoggia addosso con tutto il suo corpo, abbandonandosi completamente.
Allora gli dico di non preoccuparsi, che cercher i suoi genitori e lo
riporteranno a casa, cos sar di nuovo contento. Il bambino allora
mi guarda con occhi smarriti e pieni di sgomento, e si lascia andare
ancora di pi, come se diventasse un peso morto, senza pi forze.
Capisco che lui non vuole affatto tornare a casa, che l c' qualcosa
che non vuole affrontare. Lo capisco con il corpo e con gli sguardi,
perch il piccolo non ha detto una parola, si  solo arrampicato su di
me e lasciato andare.
Buio. Cambio scena.
So che il bimbo  dietro a una porta chiusa, lo sento singhiozzare
ed allora batto forte perch mi aprano. Visto che non lo fanno, spingo
con tutte le mie forze e mi catapulto dentro, e vedo due sorelle uguali
e immobili in disparte, vestite come bambine eppure grandi, camicette
bianche e grembiuli azzurri, i capelli raccolti in treccine. Il bimbo 
carponi sul lettone che piange, mentre il padre gli infila qualcosa nell'ano.
Urlo di lasciarlo stare, sollevo una sedia che trovo di fianco al letto e la
spacco sulla schiena dell'uomo, che cerca di scappare. Le sorelle restano
immobili. Il bambino piange. Io sono furiosa. Grido.
Mi sveglio piena di rabbia e di dolore. Non capisco chi sia
questo bimbo, non so che storia sia questa. La scrivo per non dimenticarla,
perch secondo la psicologa i sogni sono importanti e
svelano ci che  sepolto nell'inconscio. Scrivere mi aiuta a mettere
ordine nei miei pensieri, a fare chiarezza. E a confessare ci che
non oso dire pi a nessuno.
Per esempio, che in fondo in fondo, insensatamente, spero
ancora che Barbabl torni da me, che mi chieda scusa, che mi dica
che non pu vivere senza di me.  vero che ho bloccato telefono,
messaggi e mail, ma lui sa dove lavoro, potrebbe chiamarmi l, se
volesse, oppure potrebbe mandarmi dei fiori, o farsi trovare sotto
casa. Potrebbe, se volesse. Non mi vuole proprio pi? Mi rendo
conto che sono legata a quest'uomo quanto alla mia patologia.
Il nostro gioco al massacro non ha eguali: l'adrenalina che provoca
 come droga. Dopo questa, qualunque altra esperienza mi
sembra fiacca, insignificante, priva di appeal. Mi ritrovo a desiderare
ancora quella violenza, quella forza, quella passione cieca
e spaventosa. Anche se capisco perfettamente che non dovrei.
Come posso spiegare a Sara quanto mi mancano le sue mani, i
suoi sguardi, il suo odore? Come posso rendere razionale ci che
razionale non ?  un istinto, una voglia, un'attrazione fatale verso
l'inferno, il fuoco, la tensione emotiva. Non c' nessuna logica in
tutto questo. Nessuna.
Mi odio e mi colpevolizzo per questi pensieri, mi viene da
piangere, sono ancora in un vicolo cieco. Piango sommessamente,
per non fare rumore, perch mi sento come una cosa insignificante
e senza volont. Piena solo di vergogna. S, la vergogna riempie
ogni particella di me. Mi vergogno di essere stata e di essere ancora
succube di un uomo come Barbabl, ma ho l'impressione
che questo sia stato il mio atteggiamento in ogni rapporto con
gli uomini. Con certi precisi tipi di uomo: quelli di cui subivo la
fascinazione e la mala. Quelli che mi facevano sentire piccola e
inferiore, dai quali desideravo disperatamente essere amata.
Maschi carismatici e potenti, colti e forti, egocentrici e narcisi. Sono
sempre stata attratta da tipi cos.

... ... ...

Vado a trovare Mita, un'amica medico omeopatico alla quale
voglio chiedere qualche rimedio naturale contro l'insonnia. Mi
cpita di addormentarmi presto, la sera, sfinita da una stanchezza
abissale, e di svegliarmi poche ore dopo colma di angoscia, senza
riuscire pi a dormire.
Mita  una donna risolta, sicura di s, spiritosa. Mi fido di lei,
mi piace. Al telefono le ho detto solo che avevo bisogno di un
consulto. Non ci incontriamo da parecchio tempo.
Sei sempre bellissima. A vederti non si direbbe che stai male
mi dice accogliendomi nel suo studio. L'ambiente  decisamente
confortevole. C' un buon profumo di incenso. Alle pareti disegni
orientali. Colori caldi, luci soffuse. Mi guardo attorno compiaciuta,
mi sento subito in territorio amico.
Sono brava a dissimulare, ma non dormo bene da mesi e sono
a pezzi le confesso.
Mi osserva con pi attenzione, i suoi occhi profondi e acuti
mi leggono dentro. Ha splendidi capelli rossi e lentiggini sparse,
occhiali da vista turchesi attaccati a una catenella sottile, il camice
bianco da medico.  autorevole e preparata.
 successo qualcosa nella tua vita che possa in qualche modo
averti turbato? mi chiede angelicamente.
Ed ecco che mi tocca tornare nuovamente al punto. Speravo di
poter sorvolare, di riuscire a farmi dare dei sonniferi naturali senza
dover parlare ancora di Barbabl. Ma evidentemente non si pu prescindere.
Lui condiziona ancora la mia vita e il mio sonno. Che palle.
Eccome le dico, e tiro un grande sospiro.  da poco finita
la mia lunga e tormentata storia d'amore con un uomo narciso.
Mi esce cos, per amor di brevit, per semplificare le cose dando
loro un nome preciso, un'etichetta. Lei fa un fischio, come dire,
ah, per, e poi dichiara: Gli uomini narcisi possono essere letali
per una fanciulla sensibile come te. Raccontami.
Senza che lo voglia o lo decida, i miei occhi si riempiono di
lacrime. Vorrei, ma non riesco a trattenere il flusso di pianto. Mita
gira intorno alla scrivania e mi abbraccia da dietro.
Ehi, coraggio. Mi hai detto che  finita. Dovresti essere contenta.
I narcisi sono i peggiori. Vuoi che ti legga come sono descritti dagli
esperti nei sacri testi? e intanto prende un librone da uno scaffale.
 bravissima ad affrontare ogni questione con perizia ma anche
con leggerezza. Sfoglia velocemente il tomo, aspettando che i miei
singhiozzi si plachino, poi inforca gli occhiali, e inizia a dire: "Un
partner narcisista trova sempre motivi per aggredire l'altra persona,
per criticarla e farla sentire sempre pi insicura e al tempo stesso
fortunata, perch ha lui accanto. Pian piano questa persona diventa
dipendente dal partner narcisista e incapace di fare qualcosa da sola
o senza il parere di lui. Il partner narcisista  un mago della
colpevolizzazione:  sempre pronto a dire che la colpa  dell'altra persona,
mai che la colpa  di entrambi o tutta sua. Infedele e bugiardo, il
partner narcisista ha costantemente bisogno di prede con cui nutrire
la sua autostima e da abbandonare dopo che ha succhiato loro ogni
energia. L'interesse per gli altri  solo strumentale e di come stiano
o cosa vogliano non gli importa nulla: non se lo chiede neanche. E
non d niente o d molto meno di quello che prende da partner e
amanti".(1) Ti sembra un ritratto calzante? mi domanda alzando lo
sguardo su di me, gli occhiali da lettura ancora sulla punta del naso.
Cos era lui, esattamente cos. Per caso c' anche la sua foto?
le chiedo sorridendo sarcastica.
La foto la puoi incollare tu, cos non ti dimentichi in che razza
di artigli eri finita. Ora pensiamo a come farti stare meglio. Vedo
che sei ancora molto scossa. Quanto tempo  passato?
Gi tre mesi.
Solo tre mesi, vorrai dire. Ok, ti garantisco che fra altri tre
starai decisamente meglio, e fra sei sarai un fiore. Ti do qualche
rimedio per l'ansia e qualcosa per regolare il sonno. Smetti di bere
caff e derivati, limita la carne, fai sport, qualsiasi sport. Anche la
bicicletta pu andare.  importante non stare fermi, a macerarsi
nella malinconia. Vai in qualche palestra?
Veramente no. Non le ho mai amate.
Be', puoi sempre cominciare. Hanno appena aperto un centro
yoga qui vicino,  molto rilassante, ti aiuterebbe.
Ci penser, va bene. Grazie.
Scarabocchia su un ricettario i nomi e la posologia dei rimedi
omeopatici, e mi porge il foglio sorridendomi complice.
Coraggio, ne verrai fuori, non ne dubito.
Ci abbracciamo. Sapere che esiste una dottoressa come Mita
mi conforta.

... ... ...

Ripenso a quel che mi ha letto degli uomini narcisi e non ci
posso credere. Tutto scritto, nero su bianco. Una patologia vera e
propria. Come ho potuto pensare di cambiarlo, di guarirlo, solo
con il mio amore? E come ho potuto amare una persona tanto
orribile? Cosa mi portava a lui, nonostante tutto?
Dentro di me lo comincio a intuire, ma non posso dirlo. 
qualcosa che proprio non si pu verbalizzare. Impossibile. A casa
mi tolgo le scarpe, mi infilo un vecchio maglione, e apro il freezer.
Mi avvento su una vaschetta di gelato. La divoro a cucchiaiate. Poi
passo ai gelati con il biscotto, ne ingurgito tre, uno dietro l'altro,
senza quasi respirare. Oddio, di nuovo quel bisogno di riempirmi,
di rimpinzarmi, di scoppiare di cibo. Calma, devo stare calma.
Cosa mi prende?
Barbabl mi diceva che ero la sua bimba adorata, e con quella
scusa mi faceva qualsiasi cosa. Era quella la frase magica che scioglieva
ogni mia resistenza. Maledetto lui e i suoi stupidi giochi
da pap incestuoso.
Un pensiero mi colpisce, come un fulmine. Mi acceca, mi resta
dentro. Mi rendo conto che non pu uscire dalla mia bocca. Mi
si ferma in gola. Altri pensieri simili mi si affollano nella mente
e mi fanno lo stesso effetto. Conati profondi. Mi viene la nausea,
e vado in bagno a vomitare. Quando alzo la testa dal cesso mi
vedo allo specchio: sono pi pallida del solito, gli occhi incavati,
l'espressione vuota. Mi faccio schifo. Ho orrore di me, dei miei
stessi pensieri.
Ho bisogno di parlare con qualcuno, ho bisogno di sapere,
chiamo Cerchi D'Acqua e chiedo di Sara. Mi serve un appuntamento
extra, e urgente. Ho l'impressione di essere di fronte a una
porta chiusa che cela orrori, e so che devo aprirla, come nel sogno,
ma ho il terrore di quel che ci potrei trovare. Anche il Barbabl
della favola aveva una porta chiusa a chiave che non bisognava
aprire per nessuna ragione al mondo. Ci nascondeva i cadaveri
delle mogli, donne che lo avevano amato e che lui aveva ucciso.
Perch erano entrate nella stanza segreta? Entrare in quella stanza
uccider anche me?
Aspetto che arrivi il momento di vedere Sara con angoscia
crescente. Voglio e non voglio sapere, muoio di paura, eppure vado
finalmente verso l'incontro con lei a passi decisi, la mente sconvolta,
il sospetto di avere dentro di me un segreto inconfessabile.
Scusa se ho chiesto di vederti prima del previsto comincio
a giustificarmi.
 successo qualcosa? chiede lei, allarmata.
Niente, a dire la verit, se non nella mia mente. Ma potrebbe
essere successo qualcosa quando ero piccola. Sta venendo fuori
anche grazie ai sogni, ma forse sono solo suggestioni.
Clmati, stai tremando. Respira a fondo e dimmi tutto
dall'inizio.
Mica facile. Comincio con il raccontarle il sogno di quello
strano bambino inerte, in braccio a me.  come se sentissi ancora
tutto il suo peso tra le braccia.
Interessante. Potresti essere tu, che ti occupi di te bambina,
che finalmente decidi di prenderti cura di quel piccolo spaventato,
sfinito. Lo accogli, e poi sfondi addirittura una porta, e spacchi la
sedia in testa al bruto, pur di difenderlo.
Il bruto  il padre, nel sogno dico piano.
S, me lo hai detto, e ci sono anche due persone che assistono
alla scena senza alzare un dito. Due giovani sorelle immobili, o
forse due adulte, chiss. Come se il tuo segreto in realt fosse
condiviso da altri, in famiglia, e nessuno avesse fatto nulla per
evitare che accadesse.
Ma io non ho mai abbattuto porte, n spaccato sedie.
 per quello che faresti adesso, se ti trovassi di fronte a una
situazione analoga. Ed  proprio quello che stai facendo con me,
occupandoti della tua guarigione. Ci sono porte da abbattere, e
forse anche sedie da spaccare, metaforicamente parlando, per liberarsi
finalmente di tutto quello che ti  successo.
Insisto a dire che non ricordo niente: la mia memoria  candida
e pulita come quella di un neonato. Mi attacco a questo vuoto
perch non posso sostenere il peso della verit. Quindi parliamo
solo di ipotesi, per il momento.
Potresti essere stata molestata, da bambina? mi chiede Sara
guardandomi dritta negli occhi.
Non lo so, non lo so davvero, non riesco nemmeno a immaginarlo.
Abbasso lo sguardo, le gote in fiamme.
La psicologa mi spiega che le bambine molestate hanno un
rapporto difficile con il proprio corpo, tendono a svalutarlo proprio
perch  stato usato senza che loro ne fossero consapevoli.  diventato
precocemente strumento di piacere per qualcun altro, non
per loro. Ecco allora frequenti episodi di bulimia, o di anoressia,
come distaccamento da s. Le bambine molestate non si amano,
si disprezzano, non hanno fiducia in se stesse. E imparano troppo
presto che il corpo pu essere una merce di scambio per essere
amate. Cos, diventano succubi e seduttive, si danno via malamente,
senza provare piacere, cercando disperatamente quell'amore che
non hanno mai avuto, di cui hanno bisogno ma che non sanno
riconoscere, perch ne conoscono solo uno malato.
Mi ritrovo in questa analisi, eppure io non so se sono davvero
stata molestata, n da chi. Mi sento piuttosto come se fossi stata
avvelenata. Il mio passato, seppure ancora nebuloso, avvelena il
mio presente, infilandosi di soppiatto nel mio quotidiano, senza
che io possa in alcun modo difendermi. Non sono ricordi, no,
sono sensazioni, paure, spettri spaventosi. Quando meno me
l'aspetto, mi travolgono e mi paralizzano, e io esco dal mio corpo,
lo lascio l, in balia di chi lo vuole. Io non ci sono pi, mi estranio,
mi assento dalla mia stessa carne. Quante volte ho provato
questa sensazione di essere scissa, tagliata in due con un'ascia,
nessuna corrispondenza fra corpo e anima, fra involucro e contenuto.
Prendetemi e mangiatemi tutta, questa sono io, offerta
in sacrificio per voi. Nessuna salvezza, nessun riparo possibile.
Sbranatemi, inchiodatemi, crocifiggetemi, tanto io non sono qui,
io sono altrove.

... ... ...

Una sera vado a cena dalla mia amica Tina, che  single come
me.  una tipa stravagante, fa l'architetto di interni, ha una casa
superlativa,  molto brava dal punto di vista professionale, ma assolutamente
asessuata. Si veste in modo molto maschile, sempre in
pantaloni e camicia,  magrissima, porta i capelli tagliati a spazzola,
non l'ho mai vista truccata. Talvolta ridiamo delle nostre diversit
cos palesi, io femmina seduttiva e procace, lei androgina e secca.
Eppure ci vogliamo bene, ci sentiamo stranamente vicine. Dopo
un pasto frugale, ci stravacchiamo sui suoi grandi divani grigi a
chiacchierare di noi.
Stai bene coi capelli corti mi dice.
Avevo proprio voglia di darci un taglio! Noi ragazze, quando
cambiamo dentro, cambiamo anche fuori, lo sai, no?
Non l'hai pi rivisto II mostro, vero?
No, sono stata brava le confermo. Per Tina Barbabl era
semplicemente Il mostro.
In effetti ho deciso di tagliare i capelli cortissimi, quasi a voler
eliminare i rami secchi. So che cos non piacerei a Manfredi, che
amava i miei folti riccioli corvini. Un altro modo per mettere
della distanza fra me e lui. E per essere meno femminile e sexy.
In questo momento non voglio piacere a nessuno. Sto provando
un nuovo modo di pormi, di essere, di mostrarmi. Sono stanca di
cercare sempre l'approvazione degli uomini, di provocare il loro
desiderio, di indulgere in queste trappole patetiche.
Le accenno alla terapia, a quel che sta venendo fuori.
Parlare con questa Sara mi fa bene.  una donna in gamba,
dolce eppure forte, e sa aiutarmi nel modo giusto. Ho ancora molto
da capire e da scoprire di me, della mia storia, del mio vissuto. C'
un perch a tutto.
 interessante. Io non ho mai affrontato una vera e propria
psicoterapia. Per di medici ne ho visti tanti. E mi faccio
seguire da un po' di tempo da un dietologo. Non trovi che sia
ingrassata?
Sei sempre un'acciuga, altroch. Dovresti volerti pi bene, e
concederti pi spesso qualche leccornia. Stai troppo attenta a quel
che mangi. Il cibo  una goduria, almeno per me, ma tu lo guardi
con sospetto, come se nascondesse qualche veleno misterioso!
Non ho mai provato una grande attrazione per il cibo, lo sai...
E nemmeno per gli uomini! Chiss se c' un nesso? le chiedo
sorridendo. Mi piace stuzzicarla sui suoi tab. Spero sempre di
capirla meglio, e di arrivare al ncciolo del suo problema. Perch
 evidente che anche lei qualche problema irrisolto ce l'ha. Sar
forse questo a unirci?
Non credo! E se c' non lo conosco. Ma torniamo a parlare
della tua terapia. Raccontami...
 ancora tutto nebuloso. Ho l'impressione di essere arrivata
davanti alla porta di Barbabl, il Barbabl della fiaba. Ed  una
porta che ho paura ad aprire, so gi che ci trover dei cadaveri.
E chi te lo fa fare, di aprirla? Non puoi fermarti l?
Chiss, forse sarebbe meglio,  che a questo punto voglio sapere
cosa c' dietro. Devo risolvere una buona volta questo nodo.
Non c'entra solo il mio rapporto con il mostro, ma quello con tutti
gli uomini della mia vita.
Lei mi guarda con una strana intensit, aspettando che io prosegua,
e anzi chiedendomi con gli occhi di proseguire. Tiro un
profondo respiro. Non l'ho ancora detto ad anima viva, al di fuori
di Cerchi D'Acqua.  un segreto anche dentro di me. Ma sento
che c' qualcosa di urgente e sincero nella sua richiesta. Cos la
accontento e le confido quel che sospetto, quel che immagino.
Centellino le parole e dico solo l'essenziale.
Restiamo in silenzio per un po', lasciando sedimentare sensazioni
e ombre minacciose.
Piano piano, con un filo di voce, guardando il soffitto, anche
lei tira fuori remoti ricordi della sua infanzia: Ero piccola, avr
avuto sei, sette, anni. Andavo pazza per gli adesivi. Si usavano,
si attaccavano al diario, alla bici, ti ricordi? C'era un negozietto
sotto casa che li vendeva. Mia madre lasciava che ci andassi da
sola perch non dovevo nemmeno attraversare la strada. Il proprietario
mi conosceva, sapeva di questa mia passione. Mi diceva
di presentarmi da lui dopo pranzo, quando c'era la saracinesca
ancora mezza abbassata, che me ne avrebbe regalato qualcuno di
molto bello. Io ero piccolina, e passavo sotto. Andavo a prendere
i miei adesivi. Lui mi aspettava, dietro il banco, sul suo sgabello.
Mi faceva entrare, mi issava in braccio, e mi faceva scegliere tutti
quelli che volevo. E intanto....
Tace, mi guarda, gli occhi umidi, smarriti.
E intanto...? sussurro.
Mi... toccava, mi frugava, si... eccitava. Non so bene cosa mi
facesse esattamente. Non mi ricordo pi.
Si rannicchia sul divano in posizione fetale, lacrime silenziose
le rigano le guance scarne. Io resto in silenzio, il cuore sospeso.
Aspetto che finisca.
Non so quanto sia durato, n effettivamente cosa mi abbia
fatto. Ho cancellato tutto. So che mi ha sempre fatto schifo il
sesso maschile, e lo sperma, oddio, lo sperma, ne ho proprio orrore.
Sentendo la tua storia mi  venuto in mente questo ricordo
lontano. Possibile che...?
Mi avvicino a lei. La abbraccio. Sento che sussulta. So che non
ha mai amato gli uomini. Che ha un fisico da ragazzino, che non
ha mestruazioni da una vita anche se  ancora giovane, come se
la sua femminilit fosse stata negata, o abortita.
Ne hai mai parlato con un dottore? le chiedo dolcemente,
sapendo che  in cura da anni per i suoi disturbi alimentari.
Mai, mai con nessuno. Se non era per te e per il tuo racconto,
questa cosa sarebbe rimasta nel dimenticatoio per sempre.
Nulla accade per caso, lo sai? Forse  arrivato il momento,
anche per te, di prendere in mano la tua vita. Che potrebbe significare
ritrovare il gusto di mangiare, di godere, di lasciarsi andare.
Smettere di essere cos controllata e difesa. Da quanto tempo non
hai una storia? Da quanto non fai l'amore?
Ho perso il conto, in verit.
E non ti manca?
Mi manca da morire. Non sai come desidererei avere qualcuno
con cui condividere la vita.
E allora cura questa antica ferita. So che far male, che coster
fatica e lacrime, ma poi sarai finalmente guarita, e potrai amare
ancora.  un passaggio fondamentale, imprescindibile per poter
tornare a vivere bene.
Ho paura...
Non sei sola, Tina, io ti star vicina, sto facendo lo stesso
percorso e ci terremo per mano.
Mi vergogno da morire. E mi sento in colpa per quel che 
successo. Avrei dovuto oppormi.
Eri solo una bambina, Tina, una bambina che voleva degli
stupidi adesivi, non il cazzo di un uomo schifoso. Tu non hai
nessuna colpa, lo capisci?
Con la testa s, ma con la pancia mi sento ancora malissimo.
Parliamo a lungo, pi intime che mai, e intanto ci scoliamo
mezza bottiglia di Porto. Sento una pena infinita per lei e per tutte
le bimbe ignare del dramma che si incide sulla loro pelle.
Chiss quante piccole hanno subto, si sono sentite in colpa,
hanno taciuto e dimenticato. E quante ancora? Quante che vivono
senza sapere, o senza voler sapere, storpiate e segnate per
sempre?
Mi prende la nausea, e lo scoramento. Carezzo piano la mia
amica, che non ha mai pi voluto mani di uomo su di lei, che ha
orrore del sesso, che non  mai diventata donna, e cerco di darle
un po' di conforto, un po' di comprensione. Mi sento addosso anche
il suo peso, e quello di tutte le bambine ed i bambini molestati
della terra. Temo siano tantissimi, migliaia e migliaia.  un peso
insopportabile. Quando ci salutiamo guido sola nella notte, gli
occhi velati dalla commozione, la testa come un macigno.

... ... ...

Torno a Cerchi D'Acqua con questo nuovo fardello che porto
addosso come se fosse mio. Sara mi ascolta rassegnata. Chiss
quanti racconti di questo tipo sente ogni giorno, lavorando in un
centro antiviolenza. Piangere non serve pi: bisogna reagire, e
guarire, e aiutare altre a guarire.
Il fenomeno delle molestie sui minori  molto pi diffuso di
quanto si possa immaginare. Non ci sono dati. Le denunce sono
pochissime. E le conseguenze di questi abusi affiorano spesso anni
e anni dopo, quando ormai il danno  fatto.
Non ho ancora finito il viaggio nella mia infanzia, dentro di
me, che sono gi proiettata in avanti, verso gli altri, nel mondo.
Cosa si pu fare? chiedo sgomenta.
Ognuno di noi pu fare qualcosa: noi abbiamo deciso di creare
questo luogo per le donne, tu magari riuscirai a scriverne, altri
potranno divulgare notizie, fare prevenzione, diffondere cultura.
Ci sono tanti modi per aiutare e rendersi utili,  l'omert la nostra
prima nemica.
E io lo so bene. Penso che nessun luogo sia pi omertoso della
famiglia. La sacra, inviolabile, tradizionale, sopravvalutata famiglia.
Mi rabbuio mentre la voce di Sara mi riporta al nostro lavoro.
L'ultima volta mi hai raccontato molti episodi di quando eri
bambina legati a tuo padre. Ora prova a farmi un suo ritratto:
com'era? indaga.
Non mi piaceva, fisicamente. Anche se oggi, guardando vecchie
foto, vedo che non era affatto un brutto uomo.
Per non ti piaceva, hai detto d'istinto.
S, ho sempre pensato che non mi piacesse ma non l'ho mai detto
a nessuno. Non sono cose che si dicono, non si dovrebbero nemmeno
pensare. Mi sento in colpa ancora, a dire che non mi piaceva.
Forse non ti piaceva quel che facevi con lui?
Taccio, contrita.
Cosa ricordi? Cosa ti resta di tuo padre?
Poco, in verit. Era vanitoso, soddisfatto di s, orgoglioso di
noi figli, soprattutto di me. Era di poche parole. Incuteva un certo
timore, non sapevi mai cosa gli passasse per la testa. Io lo studiavo
da lontano e cercavo sempre la sua approvazione. Era spesso distante,
perso nei suoi pensieri. Generoso, credo. Con me, di sicuro.
Mi avrebbe regalato la luna, se gliel'avessi chiesta.
Tu gli chiedevi regali?
Assolutamente no! Anzi, mi imbarazzavo moltissimo quando
me ne faceva, e da grandicella li rifiutavo, non li volevo proprio.
Mi offendevo quando mi offriva dei soldi extra se uscivo. Non ne
volevo sapere.
E lui?
Ci restava male. Mi guardava andar via con la tristezza negli
occhi, mortificato, ferito. Ma io non volevo i suoi soldi.
Immagino.
Anche i suoi sguardi mi pesavano.
Forse perch erano sguardi di...
Non so, so solo che mi infastidivano. E allora scappavo via,
andavo a nascondermi.
Da bambina sentivo spesso il bisogno di celarmi agli occhi
del mondo, per pudicizia e timidezza. Come se avvertissi in qualche
modo che le attenzioni degli uomini potevano corrompermi
l'anima, come se fossero foriere di sporcizia e sciagura. So che
avevo paura, che non mi piaceva questa bava di complimenti e
salamelecchi, che non volevo che mi toccassero, che arrossivo e
fuggivo se solo mi fissavano con troppa intenzione. Cos'avevano
tutti da guardare? Perch non mi lasciavano in pace? Cosa volevano
da me? A un certo punto, finalmente, l'ho capito, ho smesso di
imbarazzarmi e li ho accontentati.
Non c' mai stato scampo, non c' stata possibilit di salvezza.
Lupi affamati che volevano sbranarmi, ai quali mi sono offerta
sperando di placarne la fame e ricavarne amore. Assurda pretesa.
Insana aspirazione. Ma questa  la modalit che ho appreso, e che
continuo a ripetere, come un disco rotto. Eppure non ricordo nulla,
nulla! Com' possibile?
I ricordi affioreranno se e quando sarai pronta ad accettarli.
Non avere fretta mi dice Sara salutandomi. Ancora latitano per
ora, in compenso vengono a trovarmi altri strani sogni.
Sono in mezzo a tante donne, dimesse, struccate, evidentemente
intimorite. Se ne stanno tutte ammassate, strette, quasi a proteggersi
l'un l'altra, a diventare massa indistinta, grumo umano anzich singole
esche. Un tipo brutale ci mostra una enorme vagina dilatata a forza, o
forse  una bocca immensa con le tonsille di fuori, in ogni caso sembra
una cavit pulsante e spalancata, rosa e rossa, dove lui ficca il suo grosso
cazzo sogghignando.
La prossima sarai tu mi dice guardandomi con occhi cattivi. Io
allora provo a scappare, mentre le altre donne assistono alla scena inermi,
lobotomizzate, spente, assenti. Lotto disperatamente per liberarmi
dal bruto e non fare la fine delle altre, ma lui  molto muscoloso e forte
e mi immobilizza. Allora comincio a morsicarlo, senza remore, cerco
di staccargli brandelli di carne pur di fargli mollare la presa. Morsico
tutto quello che si avvicina alla mia bocca, mastico e addento cercando
di fare male, per salvarmi. Allafine riesco a liberarmi, il bruto sanguina
e io afferro del fil di ferro e con quello lo lego alla gamba di un letto.
Scappo via, piena di sgomento.
Ancora donne inermi ad assistere alla violenza. Ancora reazioni
potenti da parte mia. Un altro sogno da analizzare. Devo parlarne
con Sara. Sento che qualcosa di molto profondo sta riaffiorando.
Come alla vigilia di un parto, sono pronta ad affrontare il travaglio.
Sono ormai nove mesi che lavoro,  tempo di fare chiarezza
e di dare alla luce il mostro che mi abita. Non posso pi tenerlo
dentro di me. Baster lavorare sui sogni? Su ipotesi? Perch non
ho alcun ricordo preciso? Come posso indagare su un passato che
io stessa non rammento?
La verit  che io non voglio ricordare. La sola ipotesi mi fa
impazzire, non posso dirla, non posso pensarla.  puro orrore.
Non voglio ammetterlo, non so accettarlo. Sicuramente si tratta di
uno sbaglio, di un mio errore, di una perversa e scabrosa fantasia.
Forse qualcuno ha avvelenato i miei pensieri quando ero piccola.
Non pu e non deve essere successo davvero. Mi rifiuto di crederlo
possibile. No, no e poi no.

Note.

1. Rosalia Giammetta, Come riconoscere un partner narcisista, 30 giugno 2014,
www.quipsicologia.it
...
3. RIVELAZIONE.

Ho nascosto il viso tra i suoi capelli e, all'improvviso, mi ha preso un
gran tremito che ha scosso tutto il mio corpo, dalla bocca sono usciti
dei singhiozzi, gli occhi si sono riempiti d'acqua, mi colava il naso.
Singhiozzavo senza potermi fermare.

(Agota Kristof, Trilogia della citt d K.).

Passano giorni distratti e notti piene di sogni inquietanti prima
che mi decida finalmente a fare una cosa molto semplice e
con ogni probabilit inutile: chiedere a mia madre. Lei  l'unica
che pu sapere, visto che mio padre  sotto terra da una ventina
d'anni. Non ho voglia di andare a Mantova apposta, o forse non
ho voglia di incrociare il suo sguardo di ghiaccio quando le far la
fatidica domanda, quindi decido di testare il terreno per telefono.
Una domenica mattina, durante la consueta e formale chiamata
settimanale, provo a chiederle: Sai se sono stata molestata, da
bambina?.
La questione non lascia spazio a fraintendimenti. Lei, com'
ovvio, nega risolutamente.
Certo che no! Ma cosa ti salta in mente? reagisce rapida,
senza esitazioni, anzi attaccandomi, secondo la sua consolidata
strategia di difesa.
Cos, chiedevo rispondo vaga, mordendomi il labbro inferiore,
il cuore che batte forte.
Hai sempre avuto troppa fantasia mi dice laconicamente fin
da piccola leggevi quintali di libri, la testa immersa in altri mondi,
a cercare chiss che. Verggnati solo ad averlo pensato.
La sua voce  un sibilo. Io taccio assorta. Allora lei prosegue.
Devi sempre infangare tutto, ma non te lo permetter, cosa
credi? Hai avuto un'infanzia bellissima, non ti abbiamo fatto mancare
niente, sei proprio un'ingrata.
Ascolto la sua furia con volutt: magari avesse ragione, per una
volta! Ma le sue argomentazioni trite e ritrite non mi convincono
pi. Troppo spesso le ho ascoltate, e ormai le cose sono cambiate,
anzi, io sono cambiata.
Hai la testa bacata, pensi sempre male conclude seccamente.
Riaggancia con rabbia. Tu tu tu, la cornetta emette suoni, io
sono pietrificata, non sono stata capace di dire niente. Come al solito.
Bella ramanzina, cos imparo a chiedere. Muta dovevo nascere!
Testa bacata era un'espressione che usava anche mio padre,
per denigrare qualunque pensiero autonomo io esprimessi al di
fuori del tracciato che lui o lei avevano stabilito. Eppure io continuavo
a leggere, a farmi domande ed a cercare una mia strada a
prescindere da loro. Per fuggire, forse? Non  dato saperlo.
Mia madre  la regina della negazione. Ha passato la vita ad
insabbiare qualunque imperfezione, a levigare screpolature. Tutto
doveva apparire meraviglioso, le brutture sono volgari e vanno
nascoste. Ancora adesso fa cos, povera donna. Lascio perdere,
inutile chiedere a un cieco di vedere. Cosa mi potevo aspettare da
lei, se non questo? Era logico che avrebbe reagito cos. Comunque
su una cosa ha ragione: ho sempre letto compulsivamente.
I libri sono stati il mio rifugio, il mondo in cui mi nascondevo
e in cui avrei voluto vivere. Ancora oggi  cos, non a caso sono
diventati il mio lavoro. Fin da piccola passavo interi pomeriggi
a volare con l'immaginazione. La realt non mi piaceva, molto
meglio la letteratura. Mi immergevo in universi paralleli e mi
trasformavo in altro da me. Sognavo tantissimo, e supponevo di
diventare chiss chi, di fare chiss cosa. Poi ho scoperto il cinema,
un altro splendido modo per estraniarsi, per entrare nella pelle di
qualcun altro e dimenticarsi di s. Erano i miei mondi incantati,
molto pi interessanti di quello in cui vivevo. Erano viaggi che
facevo da sola, da cui tornavo un po' stordita, talvolta dolorante,
ebbra di emozioni nuove.
Ne ricordo alcuni in particolare, film che mi hanno letteralmente
trafitta, e che guarda caso hanno a che fare col pensiero che
mi tormenta. Quando li ho visti, anni fa, ancora non sospettavo
nulla del mio passato.
Come The Woodsman - il segreto, della regista americana Nicole
Kassel.

Un pedofilo dopo un periodo di reclusione torna in libert.
L'uomo sta passeggiando in un bosco quando trova una bambina
seduta sola soletta su una panchina. Ci si siede anche lui, e
la guarda. Le chiede di salire sulle sue ginocchia e lei, per tutta
risposta, comincia a piangere silenziosamente. Allora lui intuisce
qualcosa, e le domanda se anche il suo pap vuole che lei vada sulle
sue ginocchia. La bimba fa s con la testa e le lacrime continuano
a rigarle le guance. Lui allora le chiede se non le piace, e lei scuote
la testa con un diniego chiaro e forte. No che non le piace. Alla
fine lei dice che se lui vuole davvero, lei ci salir, in braccio a lui.

Tutto qui. Niente di cruento o scabroso. Eppure. Ho visto questa
semplice scena piangendo esattamente come quella bimba, e
sentendomi proprio come lei. Uscendo dal cinema ho continuato a
disperarmi e a pensare che quella bambina fossi io. Io a rispondere
sempre: ok, lo faccio, faccio tutto quello che vuoi, anche se non mi
piace. Mai identificazione fu pi forte fra me e quella piccolina
sola nel bosco, indifesa, in lacrime. Non  cos che mi sono sempre
comportata con gli uomini? Disponibile, remissiva, persino passiva.
Se vuoi, io subisco. Per poi mi amerai, vero?
E poi La bestia nel cuore, di Cristina Comencini.

Un padre nella notte si alza e si infila nel letto della figlia. La
casa  silenziosa, tutto  avvolto nella penombra. Viene inquadrato
solo il busto, il pigiama, i passi nel corridoio e il punto di vista della
bambina che vede, che sente arrivare il pap nella sua camera, e
allora chiude gli occhi. La storia si svolge in un contesto borghese
ed impeccabile, i genitori sono professori acculturati e insospettabili,
regna il silenzio complice di tutti, fino all'et matura.

Dopo questo film, ho sognato spesso anch'io un uomo senza
testa. Un uomo grande, nel buio, che veniva da me, e a cui non
potevo dare un volto.
Delle migliaia di film visti mi rimangono attaccati solo piccoli
frammenti, scene primordiali, inquadrature che mi evocano
qualcosa e che mi si incollano addosso. Ci resto impigliata per
giorni e mesi, sono piccoli flash, fotografie immaginarie, fulgide,
evocative, in cui ho riconosciuto qualcosa di me che ancora non
sapevo.

... ... ...

Non ho mai condiviso con nessuno questa passione per il cinema,
tantomeno con mia sorella. Lei  molto pi pratica e razionale
di me e non ha mai tempo libero. Da quanto non la sento? Siamo
cos diverse, cos lontane che nemmeno me lo ricordo. Ma chiss,
forse lei, avendo qualche anno di pi, potrebbe sapere o ricordare
cose che io non so.
Decido di provare a indagare, cos telefono a Chiara, le dico che
vorrei parlarle, che mi piacerebbe vederla con calma.  talmente
spiazzata dalla mia chiamata che subito si allarma.
 successo qualcosa? Hai bisogno...?
Ho bisogno solo di fare due chiacchiere con te. Possibilmente
senza tuo marito e i tuoi figli intorno. Riesci a prenderti qualche
ora di libert?
Sento che  ancor pi stupita. In effetti non l'abbiamo mai fatto
prima, di stare da sole lei e io. Sempre tutti insieme, a reggere il
teatrino della grande famigliola felice.
Non saprei, devo chiedere a Giovanni, quando pensavi di
venire?
Nel weekend sarebbe forse pi facile per me. Potresti portare
i bambini dalla nonna se Giovanni non pu.
Va bene, d'accordo, ma anticipami qualcosa, dai, sono curiosa.
Non preoccuparti, sorellina, ho solo voglia di stare un po' con
te. Devo capire alcune cose che ci riguardano da vicino.
Ma poi ti fermi? Vai a dormire da mamma?
Non credo, ancora non so. Tu non dirle che vengo, se no mi
aspetta. Semmai le far una sorpresa.
Ok. A sabato allora. Baci.
Tornare a Mantova  faticoso, per me. Significa tornare sui miei
passi, rivedere luoghi e persone abbandonate da tempo, per scelta.
Non tutti gli incontri sono piacevoli. Spesso le vecchie conoscenze
mi guardano con sospetto, come se ormai fossi una straniera, anche
se abito a poche centinaia di chilometri. Per sono quella che se
n' andata, che ha tradito, che ha scelto una strada diversa dal loro
stare l, immobili e immutabili. Ci sono per alcune importanti
eccezioni: le amiche dei tempi della scuola, Elsa, Federica, Mara.
Vedere loro  una gioia e un arricchimento. Mi piacerebbe salutarle,
ma non voglio organizzare programmi precisi ora, prima
devo capire cosa verr fuori con Chiara, poi decider il da farsi.
Prendo un treno comodo che parte nel pomeriggio. Durante il
viaggio ripenso a noi due, sorelle eppure agli antipodi. Poca confidenza
tra noi, scelte di vita incompatibili, destini opposti. Chiara si
 sposata giovane, con il suo primo fidanzato, ha sfornato quattro
figli, uno dopo l'altro, e non ha mai avuto il tempo di pensare a s,
presa com' sempre stata dalla quotidianit incalzante.
Al contrario io sono sola, mai provato una convivenza, mai
desiderato un figlio. Eppure veniamo dallo stesso ceppo. Mi chiedo
se i genitori ci assegnino pi o meno consapevolmente delle parti,
che noi in qualche modo ci adattiamo a recitare. A lei quella della
persona posata e saggia, che ripercorre le orme materne, a me
quella della ragazza inquieta, instabile, incapace di mettere radici.
Da bambine eravamo tutte e due brave e tranquille, solo durante
l'adolescenza io ho cominciato a ribellarmi. A uscire dalla retta
via. Lei invece ha continuato a obbedire, e lo fa ancora oggi, con
il marito invece che con mamma e pap.
Non so se sia una buona idea quella di affrontare con mia
sorella certi argomenti, ma ho bisogno di sapere, non posso pi
stare sospesa nel dubbio. Di Chiara non ho timore come di mia
madre, e in fondo ho voglia di raccontarle quello che mi sta accadendo,
che sto vivendo. Riguarda la nostra famiglia, riguarda
noi. Con Corrado la distanza su questi argomenti sarebbe ancora
pi siderale, quindi lo tengo come ultima chance, nel caso in cui
l'incontro con Chiara risulti sterile.

... ... ...

L'appuntamento  in un bar del centro, all'ora dell'aperitivo.
Dalla stazione faccio volentieri due passi a piedi, nella nebbia,
avvolta nel mio vecchio cappotto, nero come la notte che sta per
calare. Il solito borsone-casa a tracolla, con dentro l'indispensabile
per dormire fuori, semmai capiter.
Claudia! sento esclamare a due passi dal caff. Mi giro ed
eccola l, mia sorella.  elegantissima e perfetta, come sempre del
resto, ogni accessorio ricercato e scelto con cura, nemmeno un
peluzzo fuori posto, sembra una modella, alta e magra com'. Ha
una splendida massa di capelli biondi che cura ossessivamente,
pare la reclame della lacca Cadonett. Unghie scarlatte, lunghe.
Pelliccia vaporosa, color miele, abiti griffati. Una gigantesca borsa
di Herms. La guardo ammirata, mentre la raggiungo per baciarla.
Vicino a lei mi sento quasi una stracciona, con il mio cappotto
liso, senza un filo di trucco, i capelli corti lavati in casa e asciugati
all'aria, e pure senza tacchi. Del resto quando viaggio amo stare
comoda, e nel weekend ancora di pi. Non sembriamo neanche
sorelle.
Chiara mi accoglie con afFetto e con una marea di chiacchiere
futili, dobbiamo ancora sederci e gi ha attaccato a parlare:
Carissima, come sono felice di vederti! E che bella idea hai avuto,
di trovarci fuori, noi due sole! Quanto tempo  che non entri in
questo caff? L'hanno tutto rinnovato, hai visto? A quest'ora non
c' ancora tanta gente, ma presto si riempir, vedrai. Facile che
incontri vecchi amici, a Mantova mi chiedono sempre tutti di
te, della mia sorellina milanese. Sei esotica, lo sai? E misteriosa:
nessuno ha tue notizie! Ma come stai? Tutto bene? Io al settimo
cielo! I bambini sono una meraviglia, ora che anche la piccola ha
iniziato le elementari io finalmente prendo fiato. Sono stati anni
impegnativi, con quattro figli in dieci anni, puoi immaginare! E
Giovanni  sempre al lavoro, mai che dia una mano in casa. Ma io
sono organizzatissima, una macchina da guerra, com'era la mamma,
ti ricordi?.
Mi sento come sommersa da questa valanga di chiacchiere. Non
ho tanta voglia di tergiversare, andrei volentieri dritta al punto ma
non posso interromperla brutalmente, n saltare i minimi preliminari
della buona creanza.
Come stai bene, Chiara, sei splendida le dico constatando la
semplice verit. Sei ancora Belli Capelli! e glieli carezzo, come
facevo da bambina. Lei  sempre stata Belli Capelli, con quella
chioma biondissima e rara. Ma davanti ai complimenti si ritrae,
impacciata, per nulla consapevole di s. Convinta, sbagliando, che
possa essere solo io la bella di casa.
Eh, per tenerli cos devo andare dal parrucchiere tutte le
settimane, e fare il riflessante ogni due. Uno strazio! Tu piuttosto,
perch li hai tagliati? Erano cos belli anche i tuoi! Vuoi
che ti porti da Tony? Se ci sbrighiamo forse lo troviamo ancora
aperto. Posso offrirti una bella piega? Dai, mi piacerebbe farti
un regalino.
No, grazie, davvero. Sono venuta qui per parlare con te, non
per andare dal tuo parrucchiere.
Ma  bravissimo, sono certa che ti troveresti bene, e poi staresti
anche meglio. Guarda che alle volte basta poco. Se ti vedi pi carina
allo specchio anche lo spirito si tira su. A me succede proprio cos.
Ci sono giorni in cui sono brutta, spenta, e allora vado a farmi una
lampada, o un massaggio, e mi sento subito un'altra. Non ci credi?
Fdati di me per una volta, non fare la musona.
Devo avere un'espressione ebete, mi sembra di essere stata
catapultata dentro una telenovela brasiliana, non ho la forza di
interromperla, cos lei continua, imperterrita.
Se non ti va il parrucchiere almeno fatti portare dalla manicure.
Guarda! e mi mostra le sue mani affusolate e luccicanti. C' una
ragazza cinese proprio qui dietro,  velocissima e super brava. Ti
mette il gel e poi le unghie ti durano anche tre settimane. Vuoi
provare?
Chiara, frmati. Non voglio niente, solo parlare.
Vabbe', allora parliamo. Ti racconto le ultime novit di Mantova
e attacca ad aggiornarmi su corna e separazioni di amici
comuni sorseggiando il suo calice di bollicine. Vorrei affogare
dentro il mio Negroni, che fortunatamente  arrivato al tavolo e
sembra bello carico. La ascolto, vinta, rassegnata. Prima o poi la
finir. Mette una montagna di parole a proteggere la sua intimit,
ti intontisce di notizie inutili ma non entra nel vivo delle cose, e
anche se parla e parla ho sempre l'impressione che non si sveli mai
veramente. Potremmo stare ore a cianciare di niente, con lei  cos.
Cerco di non innervosirmi e di seguirla nel suo cicaleggiante flusso
di nulla. Finite le cronache rosa locali, Chiara vuole sapere di me,
se ho finalmente un fidanzato. Non ha mai conosciuto Manfredi,
n nessun altro. Mi vivo la mia vita in un'altra citt, ho poco da
condividere, non ho molto di cui andar fiera. I miei amori sono
disonorevoli, e lei certo non capirebbe, o almeno non approverebbe.
Ha avuto una vita sentimentale semplice e tradizionale, cosa pu
saperne di amanti e relazioni convulse?
Non ho fidanzati, lo sai che sono allergica le dico scherzosa,
per cambiare subito discorso.
Non sono l per parlare di Barbabl o di uomini, ma di nostro
padre. Solo che non abbiamo n la confidenza n l'abitudine a
riesumare ricordi. Entrare nel vivo  difficile.
Allergica tu? Ma se sarai piena di ragazzi, bella come sei!
esclama giuliva, per farmi un complimento. Come se essere piena
di ragazzi fosse una nota di merito, un traguardo, una figata. Forse
lo sar per lei, che ne ha avuto uno solo.
Se solo ti curassi un po' di pi, saresti uno schianto mi rimprovera
bonariamente. Oggi in effetti sono piuttosto arruffata,
d'altra parte non sono venuta ad un incontro galante, ma a parlare
con mia sorella di una questione angosciante che mi sta togliendo
il sonno. Che forse mi ha tolto la vita.
Detesto questo chiacchiericcio infinito. Tempo sprecato. A un
certo punto la stoppo, non ho tutta la serata a disposizione, dovr
prendere l'ultimo treno delle 20.50 se voglio tornare a casa.
Chiara, ascoltami. Sono qui per un motivo preciso. Ho bisogno
di sapere una cosa, una cosa molto importante.
E che sar mai? Come sei formale!
Da qualche mese ho cominciato una terapia, sto affrontando
nodi cruciali della nostra infanzia, e forse tu hai ricordi pi vividi
dei miei...
Una terapia? Tu? Cos'hai che non va?
Per Belli Capelli la terapia  roba per i pazzi, nientemeno.
Ho tante cose che non vanno, ma non  di questo che voglio
parlare. Ti prego di rispondere a una semplice domanda, e di essere
sincera.
Ma certo, chiedimi quello che vuoi.
La domanda esce secca come uno sparo.
Sei mai stata molestata da bambina?
Spalanca gli occhi, e mi guarda come non mi ha mai guardato.
Muta, finalmente. Sembra incredula, sgomenta. Passano alcuni
lunghissimi secondi. Nel bar ora affollato il brusio continua ma
attorno a noi si crea una nuvola di silenzio e di tensione, isolando
tutto il resto. Ci osserviamo adesso senza filtri, senza pudori, senza
distanze. Poi mia sorella si avvicina al mio orecchio e sussurra
piano: I bid, sorellina, i bid del pap. Ma che bella "gheghina",
ti ricordi?.
Indugio con il viso sul suo collo e scoppio, letteralmente scoppio
a piangere. La abbraccio, sbalordita, scombussolata, solidale.
 come se si fosse rotta una diga. Il velo  stato definitivamente
squarciato. L'indicibile  stato detto.  reale, non  una mia invenzione,
non  colpa della mia fantasia, soprattutto non  colpa
mia. Crollo. Singhiozzo abbracciata a lei in quel bar rumoroso.
Sento il profumo intenso di Chiara aggredirmi le narici, sento la
sua mano sulla mia testa che mi carezza piano.
Ehi, clmati, clmati.  tutto passato,  passato, sssshhhh mi
sussurra, mentre si guarda intorno imbarazzata.
La gente si volta verso di noi ma non me ne preoccupo, forse
lei s ma io ora non riesco a smettere, resto stretta a lei, mossa dai
singulti, piena di dolore e di vergogna, per la prima volta dopo tanti
anni unita a mia sorella in una storia comune di cui non abbiamo
mai parlato. A un certo punto mi sento mancare l'aria, annaspo.
Usciamo, non respiro pi e intanto mi scosto, il volto sfigurato,
il naso che cola muco. Mi allunga un fazzoletto e va a
pagare rapida, forse sollevata. Mi raggiunge sul marciapiede. Non
ha versato una sola lacrima.
Andiamo via di qui mi dice decisa.
Forse non le va di farsi vedere in giro con una piagnona come
me. Chiss cosa potrebbe pensare la gente? Questo era il chiodo
fisso di mia madre. Bisognava sempre comportarsi in modo impeccabile,
fuori, se no chiss cosa poteva pensare la gente. Chiara
ha subito rimosso la paura, la sorpresa,  tornata perfetta come
quando  entrata al bar, mentre io sono sfatta. Mi accendo una
sigaretta che aspiro avidamente.
Ci prendiamo a braccetto,  scesa la sera e c' un bel buio che
ci avvolge, pochi lampioni fiochi mandano balugina giallastri.
Facciamo due passi in silenzio ed entriamo in un altro caff pi
tranquillo, in un piccolo vicolo defilato. Ha luci soffuse, scegliamo
un divanetto in fondo alla sala, appartato, e ordiniamo un altro
calice di prosecco e un Negroni per me. Bello forte. Con gli occhi
ancora pieni di lacrime, le dico che voglio sapere. Voglio sapere
tutto.
Ok, dammi un attimo, devo chiamare Giovanni.
Digita sullo smartphone tempestato di Swarovski il numero
del marito.
Caro? Sono con Claudia, ricordi che te l'avevo detto? Senti,
ritardiamo un attimo. Potresti andare tu a prendere i bambini dalla
nonna? Poi gi che ci sei falli anche mangiare.  tutto pronto, in
frigo, basta che metti i piatti nel microonde. Io arrivo ma fra un
pochino.
Cos' successo? chiede Giovanni, contrariato da questo improvviso
cambio di programma.
Niente, niente, non preoccuparti. Ah, non dire a mia madre
che Claudia  qui. Ancora non lo sa e lei vuole farle una sorpresa.
Ma cosa sono tutti questi misteri? Non potete venire a cena
a casa?
Giovanni, ti prego, per una volta concedimi una serata con
mia sorella. Ne abbiamo bisogno. In frigo c' tutto, ho cucinato
nel pomeriggio perch sapevo che sarei stata con lei prima di cena.
Pensavo di sbrigarmi ma... ci occorre un altro po' di tempo, porta
pazienza. Torno appena posso, scusami.
Quando finalmente riaggancia, mi sono ricomposta anch'io.
Adesso Chiara si pu dedicare completamente a me.
Cos mi racconta, come fosse niente.
Pap era fissato coi bid, ce li faceva sempre. Giocava con
la nostra "gheghina". Cos la chiamava. Ma io tanto non sentivo
niente.
Dice proprio cos. Non sentivo niente. La guardo senza capire.
Allora riprende.
Davvero, a me non faceva nulla! Forse tu eri pi sensibile, non
lo so, forse per te  stato diverso, con te  andato avanti molto di
pi, perch lui ti preferiva, e io ero gelosa.
La ascolto attonita. La gola secca, il cuore che martella, un
fischio nelle orecchie.
Quando sei arrivata tu aveva occhi solo per te, ti adorava,
pap, eri la pi bella di tutti. Ho sempre avuto il complesso di
essere il brutto anatroccolo, in confronto a te. Ero lunga e magra,
sgraziata, pallida: tu invece da piccola eri da mangiare di baci, eri
una vera meraviglia!
Povera Chiara, che forse per questo si  sempre cos curata, si
 applicata con accanimento a migliorare la sua immagine e ora 
mille volte pi bella di me. L'anatroccolo  diventato un cigno. Io
invece la mia bellezza - dannosa e infida - l'ho buttata via. Era
colpa della mia bellezza se mio padre aveva preferito me, se voleva
me; per forza l'ho odiata e calpestata.
Il bid per pap era un rituale molto speciale, una sua fissazione.
Come puoi non ricordartene? mi chiede candidamente.
Tu le dico sottovoce stai dicendo quel che io non ho mai
potuto dire, quello che non ho voluto ricordare...
Pap era innamorato di te, questo lo sapevano tutti.
Parole come pietre, come coltelli affilati, come lava infuocata
che tutto travolge.
Parole semplici e nette che non lasciano pi spazio a
supposizioni.
Parole che dicono quello che avevo sepolto in fondo all'anima
da sempre, e che non avrei mai voluto sentirmi dire.
Parole che mi inchiodano, bucano la mia pelle e la mia carne
e mi fissano a terra, per sempre.
Molestata. Da mio padre. Quando ero bambina. Sanguino.
Bevo una lunga sorsata di Negroni, ne ordino subito un altro,
vorrei stordirmi di alcol per poter attenuare il colpo, per poterlo
sopportare.
Ma la mia mente corre indietro, confusa e ingarbugliata, e voglio
sapere e capire ancora e meglio, e chiedo a mia sorella come sia
possibile che lei non sentisse niente, che non ne abbia mai parlato
con anima viva, pur ricordando perfettamente.
Lui ci voleva bene, su questo non ci sono dubbi. Non ho mai
pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato.
Ma come puoi dire che non ti ha fatto niente? Credi davvero
che quello che  successo non abbia condizionato la tua vita? le
domando con forza. Sono basita.
In verit non ci ho mai pensato. Ne parlo ora perch me lo stai
chiedendo tu, e perch ti vedo sconvolta, ma per me non  stato
niente. Per questo non ne ho mai parlato con nessuno.
Neanche con Corrado? O con Giovanni?
No, con nessuno, mai.
Non  successo niente. Non ne ha parlato con nessuno. Questo
era il mandato, il santo segreto, che lei ha rispettato fino a oggi, che
anche oggi continua a rispettare. Non  successo niente. Ne parla
con me perch a domanda risponde, ma cos' tutto questo clamore?
Cosa sono questi pianti? Chiara davvero sembra non capire.
Cara, ingenua sorella mia, convinta che fosse lei a essere difettosa,
tanto che quando ha continuato a non sentire niente nemmeno
con il marito, il povero Giovanni, si  detta, vedi, sono fatta cos,
sono io che non sento. E se ne  convinta. Pap poteva toccarla
quanto voleva, tanto lei non sentiva. Un bel modo per difendersi.
Anestetizzare la parte. Fare finta che non sia quello che . Questo
l'ha in qualche modo salvata. Ha avuto una vita apparentemente
normale. Nessun rancore nei confronti dell'orco, nessun problema
con gli uomini, salvo quel piccolo neo di insensibilit.
Mi imbarazza parlare di queste cose, anche se sei mia sorella,
ma dato che me lo chiedi, va bene, sappi che non ho mai provato
un orgasmo fino a... dopo la nascita del mio quarto figlio!
Ma dai,  assurdo! Neanche masturbandoti?
Eppure  cos. E se vuoi proprio saperlo, non mi sono mai...
toccata, e non ho mai provato piacere nell'atto sessuale, e non me
ne  fregato poi molto. Io sono fatta cos. Il sesso non  centrale
nella mia vita. Ci sono persone per le quali  importante, per me
invece non lo , tutto qui.
 davvero convinta che questa insensibilit sia colpa sua,
ancora una volta. Come me, come tutte: pensiamo sempre che sia
colpa nostra.
Io invece evidentemente sentivo, sentivo quel che non avrei
dovuto sentire, visto che ero piccola, una bambina di pochi anni,
masturbata dal pap. Sentivo e mi vergognavo, sentivo e mi attanagliava
il senso di colpa, sentivo e non avrei voluto sentire. Come
con i sospiri notturni.
I bid per li avevo dimenticati. Ho rimosso tutto. Non un
ricordo nella mia mente, nulla, tutto sepolto. Hanno continuato
a lavorare le emozioni, le paure, il senso di inadeguatezza e il bisogno
disperato di essere amata bene. Adesso lo so, adesso tutto
si spiega.
Per me  stato diverso, Chiara. Questo fatto ha condizionato
tutta la mia vita, tutto quello che ho sentito e provato fin qui. Tutte
le scelte sbagliate, il dolore, il disgusto... Sto cercando di venirne
fuori, ma non  affatto facile. Speravo di sbagliarmi, che fosse una
mia fantasia, ma il tuo racconto conferma quello che intuivo. E
ora non posso pi ignorarlo.
Parliamo come mai, una confidenza nuova e liberatoria, un
ritrovarsi finalmente, e allora anch'io le parlo di me, dell'odio che
ho covato tutta la vita nei confronti degli uomini, del mio darmi
a caso senza piacere, del mio farmi fare male perch da sempre
convinta di non valere nulla.
In questo siamo simili, Claudia. Solo i figli mi fanno sentire
importante. Per il resto... non so, vado avanti come posso
confessa Chiara.
Io mi sono buttata sul lavoro, ma mi stupisco ogni volta che
ricevo un apprezzamento, un elogio. Temo sempre che si accorgano
che sono un bluff e mi licenzino in tronco.
E io? Io ho paura che Giovanni mi lasci. E allora cerco di
accontentarlo, di fare tutto per bene, almeno non avr di che lamentarsi,
e mi terr con s.
Che fatica, sorella mia.  come se fossimo sempre sotto esame.
Come se dovessimo sempre dimostrare di valere. Ma perch? 
Avevamo idee molto diverse, l'una dell'altra. Ci eravamo sempre
fermate alla facciata. Pensavamo di conoscerci e di non avere
niente in comune, e invece non sapevamo niente. Pensavamo di
essere lontane, mentre eravamo vicinissime. Due identiche vittime
che hanno reagito in modo opposto, che sono sopravvissute allo
scempio colpevolizzandosi e sentendosi sbagliate, che hanno perdonato
o rimosso ma allo stesso tempo conservato quel macigno
in fondo all'anima per tutta la vita. Quel macigno ha appesantito
i nostri passi, ha travisato le nostre storie, ha reso diverse le nostre
percezioni dell'amore e del sesso. Ci ha schiacciate e tramortite
da piccole, e ancora ci pesa ora che siamo grandi.  tempo di
liberarsene.
Le chiedo di nostra madre, se sapeva, se sa. Lei fa una risata
amara, alza le spalle.
Lascia perdere la mamma. La conosce bene anche lei, sa che
non si pu contare su di lei quando si affrontano temi scomodi o
imbarazzanti.
Insisto, le racconto della telefonata in cui mi ha dato della
visionaria e dell'ingrata.
Ammette: La mamma non poteva non accorgersi, era sempre
a casa, ci teneva sotto stretta sorveglianza. Sapeva per forza.
E perch non ha fatto nulla?
Guai a parlare di qualsiasi cosa fosse inerente al sesso. Ti ricordi
la sua frase preferita? "Gli uomini sono tutti uguali!" Questo
ci diceva storcendo le labbra, questo ci ha insegnato. Forse era
una vittima anche lei. A me aveva confessato, poco prima che
pap morisse, di subire le sue continue voglie come un supplizio.
Poveretta.
Rimetto insieme i pezzi del puzzle familiare, associo il cocente
fastidio di mamma alle manifestazioni d'affetto, le cosiddette
smancerie. Non le sopportava, come fossero punture di insetti.
Eppure di notte sentivo che faceva l'amore. Magari sottostava alle
voglie di mio padre, o erano atti dovuti senza coinvolgimento, che
ne so? Una volta li chiamavano addirittura doveri coniugali, e non
era possibile sottrarvisi. Lei forse li assolveva diligentemente e
senza convinzione. Per tenersi il marito, o meglio, perch il marito
la tenesse. Da brava, come noi, come tutte. Certo lei non ci ha mai
insegnato l'amore, anzi, ci metteva in guardia rispetto agli uomini,
al loro lato animale.
State attente, non fidatevi! Loro si tirano su i pantaloni, e voi
rimanete incinte!
Questa era la sua ansia perenne, che ci crescesse il pancione
fuori dal matrimonio. Per questo Chiara l'ha fatta sposare subito,
con il primo moroso, per metterla al riparo da quella possibile onta.
Io invece le sono sfuggita a Milano, fuori controllo, a perdermi
chiss dove, chiss con chi. Non me l'ha mai perdonato.
Mia madre percepiva il sesso come una vera fregatura, perch
noi restiamo gravide, mentre loro vanno in cerca di un altro buco
dove sfogarsi.
Cos ci diceva, brutale, minacciosa. Aveva la sensazione che
i maschi vivessero di bisogni impellenti e inderogabili, come le
bestie, e che le femmine dovessero proteggersi in qualche modo
dalla loro brutalit. Chiss che vissuto orrendo doveva avere alle
spalle, per esprimersi cos. Lo realizzo solo ora. A me infastidivano
queste sue teorie, non le credevo e comunque volevo essere libera
come gli uomini, e non segregata in casa per proteggere la mia
inutile verginit.
Su questo abbiamo battagliato tanto, negli anni della mia adolescenza.
Lei mi diceva che sarei finita male, che se avessi fatto
l'amore prima del matrimonio nessuno mi avrebbe pi presa. Mi ha
terrorizzato, sul sesso, davvero. E mentre mia sorella ha intrapreso
senza alcun godimento la carriera di moglie e madre esemplare,
seguendo pedissequamente le sue orme, io ho provato l'ebrezza
della libert ma, come lei, senza alcun godimento, oggetto e preda
delle voglie degli uomini, dimentica delle mie. Come se le ferite
dell'infanzia ci avessero tagliato le frequenze e bruciato le ali per
sempre.
Mia sorella tollera ancora tutto e tutti, mai una condanna, mai
una recriminazione.  rimasta la Chiara timorosa di dissentire,
di essere giudicata male, sempre disponibile, brava e perfettina,
incapace di un qualunque moto di ribellione. Eppure corazzata,
in perenne difesa, incapace di lasciarsi andare.
Faccio molta fatica anche adesso, cosa credi? Ma ormai lo
accetto. Ci ho fatto il callo mi confida.  una questione di testa,
credo. Non riesco a mollarmi, ho sempre paura.  rarissimo
che succeda, e succede solo se dal mio cervello parte l'ordine.
Cpita molto di rado,  capitato in vacanza, durante il viaggio
che Giovanni mi ha regalato per i quarant'anni, dopo la nascita
di Valentina, perch laggi ero lontana da tutto, rilassata, e forse
anche un po' brilla.
Mi stai dicendo che per avere il tuo primo orgasmo sei dovuta
andare alle Maldive? la provoco io.
Be', le Maldive hanno aiutato! Ci vivrei, alle Maldive! Potrei
proporlo a Giovanni... sorride. Ma insomma, dico solo che 
difficile per me, che lo  sempre stato. Devo estraniarmi, essere
assente, stordirmi. E comunque subito dopo devo riprendere il
controllo. Mi rivesto. Non dormo mai nuda.
Non ci credo! Sei sposata da vent'anni e non hai mai dormito
nuda con tuo marito? la incalzo, stupita.
Non posso! Devo avere la camicia da notte lunga e pure le
mutande, per poter dormire. Se no sto sveglia, e in pi mi viene
il mal di stomaco.
Ti succede anche se sei sola? provo a chiedere.
Ah, no, se sono sola adoro dormire nuda! confessa con un
certo candore.
E non ti viene il mal di stomaco. Interessante. E non credi che
sia un'ulteriore forma di protezione che nasconde ben altre paure?
Non lo so. Non ci ho mai pensato e non ci voglio pensare.
Sono fatta cos. Non mi interessa rivangare, non serve a niente. Sto
bene cos, ho trovato il mio equilibrio, e Giovanni si  rassegnato
a vedermi dormire praticamente vestita.
Sta bene cos, continua a ripetere. Ne  convinta o vuole
convincersi.
Al contrario, io non sto bene affatto: ho vissuto con un odio
violento nelle viscere, che avvampava ogni qualvolta un uomo
tentava di avvicinarsi a me. Era un incendio solo mio, che per
dilagava e bruciava ogni possibilit d'amore.
Lo sento ancora addosso, sotto la pelle, questo odio cieco nei
confronti degli uomini, delle loro richieste sessuali, della loro lascivia.
Eppure fino a ieri li lasciavo fare. Li detestavo eppure avevo
bisogno di rivivere continuamente quella scena antica. Di restare
l a farmi fare male, ancora e ancora, perch quello sapevo, quello
avevo imparato, quello ero: una bambina in mano all'orco, un corpo
che dava piacere al maschio. Altro, non era stato mai possibile.
Poteva oggi questa rivelazione cambiare le cose? Guarire era mai
immaginabile?
Promettiamo di riparlarne, ma adesso  ora di lasciarci.  tardi,
siamo stanche ed abbiamo bisogno di una pausa. L'ultimo treno
se n' andato da un pezzo, devo per forza fermarmi a dormire a
Mantova. Ma da mia madre non voglio proprio andare.
Vieni da noi, ti apro il divano letto del salotto propone Chiara.
No, grazie, il risveglio con i tuoi adorabili marmocchi sarebbe
inaffrontabile, in questo momento. Chiamer Elsa, star pi
tranquilla da lei.
Verifica almeno che ci sia, che possa. Se no ti porto con me,
mica ti posso lasciare da sola in mezzo alla strada di notte.
Capirai che pericoli, a Mantova!
Dai, chiamala.
Elsa? Scusa l'ora, sono Claudia. Sei a casa? Non ti ho svegliata?
Sei sola? Posso venire da te? Ok, arrivo, grazie.
Io non ho un'amica cos ammette guardandomi con una lieve
invidia, ma subito incalza per ho i figli, e un marito. Che si star
chiedendo che fine ho fatto. Meglio che mi affretti.
Promettimi che ti farai aiutare e che affronterai questa cosa
anche con Giovanni.
Mi guarda perplessa.
Claudia, io sto bene, non ho bisogno di aiuto. Piuttosto, pensa
a te, mi fai preoccupare...
Vede che sono ancora sconvolta, sfigurata, mentre lei ha mantenuto
il controllo, la distanza, come se ancora una volta non la
riguardasse, non sentisse niente. Questo suo continuo minimizzare
non mi convince, ma capisco che  la via d'uscita che ha trovato, e
che continua ad utilizzare per poter vivere riducendo la sofferenza.
Mi si stringe il cuore: provo infinita tenerezza per questa mia
sorella, che  pi grande di me ma che mi sembra una bambina
ferita quanto me, o forse di pi.
Abbi cura di te mi sussurra, abbracciandomi, baciandomi in
fronte. Fra tacchi e statura, mi sovrasta di tutta la testa.
Anche tu. Anche tu, mi raccomando. Ciao, Belli Capelli e
resto a guardarla che se ne va, come faceva mio padre con me,
quando ero una ragazzina.

... ... ...

Elsa abita in centro, a pochi passi da l. Una vecchia casa decadente,
con alti soffitti e pavimenti in parquet antico, che scricchiola ad
ogni passo. Ci venivo da bambina, eravamo compagne di banco alle
elementari, e poi alle medie ed al liceo, siamo praticamente cresciute
insieme, fino ai diciannove anni siamo state inseparabili come due
siamesi. Poi sono andata a Milano e lei  rimasta, ma abbiamo continuato
a sentirci, a scriverci e a vederci assiduamente.  come una
sorella, anzi, con lei ho decisamente pi confidenza che con Chiara.
Claudia! Cosa ci fai a Mantova a quest'ora della notte? mi
chiede abbracciandomi.  in vestaglia, struccata, la faccia da sonno.
Eppure accogliente e gentile come sempre.  piccola come me, ha
capelli lunghi e mossi castano chiaro e occhi di un verde intenso,
cangiante.
Scusami, ti ho tirato gi dal letto.
Non ti scusare. Mi casa es tu casa, ricordi? Piuttosto, cos' quella
faccia da pianto? Cos' successo?
Sono a pezzi, Elsa.  stata la sera pi lunga e tragica della
mia vita. Sono sfinita.
Vieni, andiamo in cucina. Metto su dell'acqua calda e ci facciamo
una bella tisana. Hai mangiato? Hai fame? Sai di alcol.
Non ama i giri di parole, la mia Elsa, per questo mi piace. Va
dritta al sodo, e sa come affrontare qualunque emergenza senza
perdersi d'animo.
Ho bevuto, s, e berrei ancora, ma forse  meglio se mi fermo
qui. Una tisana andr benissimo. Magari con due biscotti, giusto
per assorbire i Negroni.
Si muove con grazia nella sua piccola vecchia cucina. Conosco
ogni cassetto, ogni tazzina, ogni barattolo di questo posto. Da ragazzina
adoravo venire a studiare da lei, a casa sua mi sono sempre
sentita meglio che a casa mia. Aveva una madre fantastica, Elsa,
si chiamava Eloisa. Era una donna magnifica, faceva la cantante
lirica, aveva una risata cristallina e travolgente. Era libera, non si
era mai sposata, e aveva allevato da sola la sua unica figlia, con
orgoglio, insegnandole l'indipendenza e il rispetto di s. Io l'ammiravo
segretamente, per me era un ideale, un modello di donna, e
da grande avrei voluto diventare come lei. Non a caso era l'opposto
di mia madre, piccola borghese perbene. Eloisa aveva mandato
all'aria le regole del gioco, si guadagnava da vivere con la sua arte,
stava con gli uomini che le piacevano e non si faceva imbrigliare
da nessuno. Aveva avuto una vita tumultuosa e ricca di successi.
Un tumore se l'era portata via a cinquantacinque anni, nel giro di
pochi mesi. Era capitato una decina d'anni prima. Elsa era rimasta
con lei fino all'ultimo istante, e non aveva mai lasciato quella casa
fatiscente ed affascinante, piena di cimeli e foto di scena della madre.
Aveva coltivato il suo talento parallelamente, diplomandosi al
conservatorio come pianista e lavorando come orchestrale e come
insegnante. Elsa  meno esuberante di Eloisa, meno vulcanica, ma
come la madre ha un forte carisma. Da lei ha ereditato anche la
risata splendente, e il coraggio, la forza, la caparbiet.
Raccontami, se ti va.
Parlare ora mi sembra troppo faticoso. Mi sento prosciugata.
Abbracciami, se ti va rispondo io. Ci teniamo strette aspettando
che l'acqua si scaldi. Annuso con volutt il suo buon odore di
mughetto, sprofondando nella sua dolcezza, nella sua morbidezza.
Amica cara, amica mia.
Pensavo di averle finite, le lacrime, invece devo averne una
riserva infinita le dico all'orecchio, tirando su col naso.
 colpa del bere. Tu hai bevuto troppo, e il bere alimenta le
lacrime,  provato scientificamente! mi dice lei scherzosamente.
Rido e piango insieme. Elsa mi serve una tisana fumante, con
deliziosi biscottini di farina di riso.
Devo essere un mostro, fra muco, occhi gonfi, naso rosso. Non
oso avvicinarmi a uno specchio, potrei subire uno spavento da cui
sarebbe difficile riprendersi confesso.
Ho visto mostri pi spaventosi. Te lo ricordi il Giangi? Vedessi
com' diventato! Peser duecento chili, tutto pelato, lo si riconosce
a stento.
Il Giangi? Ma se era bellissimo, da ragazzo!
Infatti. Dev'essergli capitato qualcosa di veramente brutto.
Chiss.
A chi non  capitato qualcosa di brutto? Magari, fra un po',
raggiunger anch'io i duecento chili. Potrei provarci.
Mmh, non credo che quella sia la strada giusta per stare
meglio. Non avevi deciso di guarire? Chi hai visto stasera? Tua
madre?
Macch. Mia sorella.
Ma va? E cosa ti ha detto Belli Capelli per ridurti cos?
Prendo fiato. Che fatica dire quel che non avrei mai voluto dire.
Elsa. Quello che sospettavo. Quello che temevo. Quello che
non volevo che fosse, invece era.
Mi guarda con attenzione cristallina. Prendo fiato, proseguo.
Mio padre. Te lo ricordi?
Come potrei dimenticarlo? Te lo invidiavo un sacco, io un
padre non l'ho mai avuto.
Hai poco da invidiare, alla luce di quanto ho scoperto.
Cosa vorresti dire?
Chiara mi ha detto che... con noi bambine, e con me in particolare,
 stato un po' troppo, come dire, affettuoso.
Non ci credo.
Vorrei non crederci neanch'io, eppure  cos che  andata.
Tralascio i dettagli per pudore. Sono distrutta.
Oh, mio dio, non riesco nemmeno a...
Si alza dalla sedia e viene a stringermi ancora. Restiamo l cos,
senza dire pi niente. Sento addosso una stanchezza infinita, una
pena che non ha eguali.
Non aggiungere altro, non serve, hai gi pianto abbastanza,
per oggi.
Il suo abbraccio tenero e affettuoso  il conforto di cui ora ho
bisogno. Una coccola, un rifugio.
Grazie, Elsa.
Andiamo a dormire verso l'una, nel lettone, ancora strette
l'una all'altra. Passo dalla veglia al sonno senza accorgermene,
stremata come sono. Dormo come un sasso, senza interruzioni.
Mi sveglia il suono delicato del pianoforte che penetra dal
salotto, Elsa interpreta Beethoven in modo sublime. Mi alzo e
la raggiungo.
La colazione  sul tavolo, lei mi fa cenno di accomodarmi senza
smettere di suonare, sorridendomi con calore. Fuori c' ancora
nebbia,  un inverno umido e gelido, ma qui dentro si sta bene.
Non so come ho fatto a dormire dichiaro, incredula. Era
tempo che non riposavo cos.
Forse Eloisa ti ha tenuto una mano sulla testa, come faceva
quando eravamo bambine, per calmarci.
Ci osserviamo, complici.
Devo tornare a Milano ma ho poca voglia di lasciare Elsa, e
questa casa in cui mi sento protetta.
Puoi restare quanto vuoi, lo sai. Mi casa es tu casa il nostro
mantra, da sempre, il nostro patto di sangue.
Mi crogiolo passando da un divano all'altro, ascoltandola suonare,
soffermandomi a guardare le foto di scena di Eloisa raggiante,
traendo forza da tutto, prima di ripartire. La vicinanza di Elsa mi
rinfranca, con lei posso essere me stessa, e anche struccata e sfatta
sento di essere ben voluta. Sono in zona franca, e mi godo questa
giornata di decompressione per rimettere insieme i pezzi. Prima
di partire voglio sapere qualcosa di lei, della sua vita.
 uno strano periodo dice, serena. Sono sempre innamorata
del mio bel francesino, ma non sento la necessit di incontrarlo
cos spesso. Lui ora  in tourne con l'orchestra, io ho da fare qui.
Anni fa avrei fatto carte false per raggiungerlo. Ora mi basta sapere
che prima o poi torner. La mia vita non gira pi intorno a lui.
Mi sembra una buona cosa. Amore ed autonomia. Devo venire
a lezione di saggezza da te, mia cara.
Macch macch, ci arriverai anche tu naturalmente, quando
avrai una storia alla pari, come ho io con Philippe. Chiss che il
prossimo che ti scegli non ti dia finalmente un po' di serenit. Non
sei stanca di andare su e gi sulla giostra?
Non sai quanto. Ma ora, nel dubbio, non ci salgo pi.
Be', non  una soluzione, ma forse per un po' ti pu far bene
riposare e recuperare la voglia. Abbi pazienza, datti tempo.
Verso sera monto a malincuore sul regionale per Milano, ancora
ammaccata, sofferente, come fossi finita sotto un treno, invece
che sopra. In viaggio prendo il diario e scrivo e scrivo, cercando
di fissare gli attimi e riesumare il passato. Ma ancora mi ostino a
non ricordare, non posso ricordare, qualcosa blocca la verit, una
sorta di censura, per sopravvivere. Per deve essere successo davvero,
Chiara lo sa perfettamente, e io, io che non voglio ricordare,
so, in cuor mio lo so, che  andata proprio cos. Quante cose si
capiscono, ora.

... ... ...

Passo i giorni seguenti come in trance. Proprio non posso andare
a lavorare, non sono presentabile e non ne ho la forza. Disdico
tutti gli appuntamenti, anche quello con Cerchi D'Acqua. Mi
sento come morta. Mollo le ultime difese e mi concedo alcuni
momenti di sfogo senza ritegno. Tengo le tapparelle abbassate,
non accendo la luce, non mi lavo, non mi vesto, rimango dentro il
mio dolore infinito, muta, attonita.
Il trillo del telefono mi fa sobbalzare.  una chiamata su FaceTime,
in video, che arriva a met settimana da mio fratello
Corrado. Mi asciugo gli occhi, mi soffio il naso, e finalmente
rispondo.
Ohi.
Che buio che c', non ti vedo dice lui.
Meglio cos ho una voce da pianto, non so dissimularla.
Chiara mi ha detto che vi siete viste. Potevi passare a salutare
anche me.
Non  un rimprovero, ma una dolce protesta.
Non ce l'ho proprio fatta, scusa.
Che succede? Hai una voce...
Non  una gran giornata. E tiro su col naso. Colo da tutte le
parti. La diga  crollata.
Cosa c' che non va?
Corrado non demorde,  uno che se ti chiede come va lo vuole
sapere davvero, mica per finta.
Niente.  che sto andando in terapia e stanno venendo a galla
schifezze che manco immaginavo butto l.
La terapia fa malissimo, lasciala perdere e torna a sorridere!
cerca di sdrammatizzare, di trovare una via d'uscita. Povero
fratello mio.
Sono stanca di sorridere per finta. E dovevo capire da dove
arrivava tutta l'angoscia che avevo dentro. Piango piano, senza
farmi sentire.
E da dove arrivava? L'hai scoperto?
Purtroppo s.
Il silenzio che segue sembra durare in eterno.
Me lo vuoi dire?
Meglio di no.
E dai, non fare la ritrosa! A me lo puoi dire, sono o non sono
tuo fratello?
Corrado  proprio un amore di fratello, sono stata fortunata,
in questo. Assomiglia a pap nell'aspetto, ma diversamente da lui
ha una sensibilit che elimina qualunque barriera.
 una cosa molto brutta, preferirei proteggerti.
Senti, Claudia, non farla tanto lunga, che mi preoccupo. E
poi sono io il fratello maggiore, sono io che dovrei proteggerti...
e che sar mai?
Piango pi forte, Corrado  imbarazzato, non pensava di scatenare
una crisi con le sue parole. Tace, aspetta.
Claudia? Ehi, dai... smettila. Non volevo farti piangere.
Non  colpa tua,  che sono proprio sconvolta, e non riesco pi
a smettere di frignare.
Mi spieghi perch? Per favore.
Glielo devo dire?  giusto che glielo dica? O  meglio di no?
Dai. Sto aspettando.
Tiro ancora su col naso, respiro a fondo, e poi lascio cadere il
macigno.
Sono stata molestata, da bambina butto l in un sussurro.
Ecco, l'ho detto.
Oddio. Pausa.
No. Pausa.
I miei singhiozzi gli arrivano violenti, attraverso il telefono.
L'immagine  scura e sfuocata, c' solo buio intorno a me. Passano
svariati minuti prima che lui abbia il coraggio di chiedere: ...
 successo... a casa?.
Certe domande non si dovrebbero fare, se non si  pronti alle
possibili risposte. Corrado vuole la verit? E allora eccola, servita
su un piatto d'argento.
... s.
Silenzio. Pausa infinita.
Porca puttana, non dirmi altro, porco cane che botta, scusami,
devo riagganciare, ti richiamo, porco zio, scusami, a presto clic.
Passo il resto della settimana a farmi impacchi di camomilla
agli occhi e a cercare di smettere di lacrimare, missione quasi
impossibile. Dormo sonni leggeri, faccio sogni leggeri, confondo
il giorno con la notte, i ricordi con i sogni, e viceversa.

Le piastrelle del bagno sono verde chiaro, hanno una strana forma
irregolare. Il bagno  lungo e stretto. Laporta  chiusa. A me non piace
che lui chiuda la porta del bagno e che mi faccia togliere le mutandine
e sedere a cavalcioni del bid. Mi tocca e mi bisbiglia che quello  un
nostro rito importante, perch io devo essere sempre pulita, dentro e
fuori, e intanto mi carezza e indugia, e mi sussurra all'orecchio quanto
sono bella, bellissima, e quanto sar irresistbile per tutti gli uomini che
mi conosceranno e che avranno la fortuna di avermi come lui mi ha. Io
resto immobile, mi lascio fare, ho il cuore che batte forte, e la gheghina
che batte forte anche lei. Molto forte. Ho paura, so che quello che facciamo
 proibito, che  peccato, che  un segreto. Che non dovr mai dirlo
a nessuno. Guardo la porta con terrore e vedo che improvvisamente
si spalanca, e poi sento ma madre che grida. Chiudo gli occhi, resto
immobile, le gambe larghe, la vergogna che mi assale, che mi s attacca
per sempre addosso. Vergogna! Vergogna.

Cosa ci fai ancora a casa a quest'ora? In ufficio mi hanno detto
che sei malata. Cos'hai? mi chiede venerd mattina Chiara, al
telefono.
Sto cercando di metabolizzare, ma non ci riesco, sto troppo
male.
Ma ancora per quella storia? Non  possibile, dai, Claudia,
sono passati trent'anni!
Sembra persino infastidita mentre io piango, la cornetta appoggiata
alla spalla.
Claudia, smettila, ti prego. Non farne un dramma. Tanto ormai
quel che  successo non si pu riparare. Lo capisci? Volta pagina,
pensa al tuo futuro.
Come fosse facile. Come fosse possibile dire: ok, tuo padre ti
ha molestata, ma ormai sei grande, che ti frega?
Non riesco a liquidare questo nodo in poche parole,  stato il
nodo della mia vita sentimentale per trent'anni, tutta una vita, la
mia vita, rubata.
Da mio padre, l'uomo che avrebbe dovuto amarmi e proteggermi
pi di ogni altro. Ma Chiara non lo capisce. Per lei non 
successo niente. Al diavolo. Questo suo negare l'evidenza  ancora
pi doloroso e irritante per me dell'omert di mia madre. Speravo
che dopo le nostre confidenze a Mantova mi sarebbe stata pi
vicina, invece si fa viva solo per ribadire che non  successo niente
di grave. Non la reggo.
Anche Elsa mi chiama. Ma  tutta un'altra telefonata.
Ciao, bella ragazza, come te la passi? Ancora barricata in casa?
S. Alla fine mi sono presa tutta la settimana. Avevo delle ferie
arretrate. Ne avevo bisogno.
Hai fatto bene. Delle volte bisogna starci dentro, al dolore.
Viverlo fino in fondo per poi poterlo spazzare via. Brava, sono
fiera di te. Hai bisogno di qualcosa?
Di parlarti, di sentirti, questo mi fa sempre bene, lo sai.
Ed eccomi infatti, il tuo Telefono amico preferito. Hai da
mangiare? Mangi?
Prima che possa morire di fame ce ne vuole, lo sai che ho
riserve di grasso per sopravvivere qualche mese.
Non dire cazzate. Hai fatto la spesa?
Fatta on line, arrivata, perfetta. E ho ordinato tutte cose sanissime,
frutta e verdura per lo pi.
Altri generi di conforto? Vuoi che ti faccia spedire a casa una
mousse di cioccolato dalla mia amica Graldine? Il cioccolato
migliora qualunque stato d'animo,  garantito.
Magari... ma chi  questa Graldine?
 una violinista francese che vive a Milano, amica di Philippe.
A volte suoniamo insieme. Ma la cosa fantastica  che sta con uno
chef, e questo chef prepara dolci espresso e li porta a domicilio. La
sua mousse  da brividi.
Conosci i tuoi polli, strega benefica. Non credo che potr
resistere alla tua offerta.
Allora tempo un paio d'ore al massimo e avrai la tua mousse.
Le dico che  un'emergenza. Quando ci vuole, ci vuole.
E quando ce v la mousse, ce v la mousse. Sei una grande,
Elsa, ti adoro.
La mousse arriva in un delizioso pacchetto rosso, all'interno c'
un cartoncino con una grafica elegante che recita: Home Sweet
Home con un cellulare da chiamare per le ordinazioni espresse.
Evidentemente non sono l'unica ad avere emergenze culinarie.
Si possono prenotare crostate e meringhe, Sacher torte e Saint
honor artigianali. Ecco uno dei tanti vantaggi di abitare in una
grande citt. Lo metto in bella vista, sotto al telefono di casa.
Credo, anzi sono certa che diventer loro cliente, soprattutto dopo
aver assaggiato la prima cucchiaiata di mousse, davvero libidinosa.
Sono troppo golosa, e questa mousse  troppo buona perch possa
resisterle. Me la pappo tutta, gustandomi ogni boccone, senza
sensi di colpa. Al peso forma penser pi avanti, ora ho bisogno
di coccole e gratificazioni, e la cioccolata  un ottimo succedaneo.

... ... ...

La domenica mattina mi chiama mia madre per la telefonata
settimanale di routine. Mi coglie impreparata: al rapporto con lei,
dopo la rivelazione di mia sorella, non avevo pensato. Non so cosa
dirle, non riesco a essere disinvolta, rispondo a monosillabi. Sono
efFettivamente gelida, e lei se ne accorge.
C' qualcosa che non va?
No, niente, tutto bene.
Hai una voce strana.
No, davvero.  tutto a posto.
Allora buona domenica a te.
Ciao, a presto.
Telefonata inutile, anzi imbarazzante. Che senso ha sentirsi
cos? Non ho pi voglia di fingere, di ascoltare la sua voce, di reggere
la commedia. Butto gi la cornetta e alzo le spalle. Ci penser
la settimana prossima, per oggi mi do al restauro della casa e di
me stessa. Domani voglio riprendere a lavorare, a uscire, a vivere.
Faccio una lavatrice, stiro con addosso una mascherina di bellezza
per il viso, riordino l'armadio, cucino verdure sane, ascolto musica,
surgelo scorte di cibo cotto. Una giornata all'insegna dei buoni
propositi e della ricostruzione. I cocci vanno rimessi insieme e
incollati ad arte, come insegnano i giapponesi col Kintsugi, e come
mi ha insegnato Sara, perch domani si ricomincia.
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano
ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato
che prende il nome di "tecnica Kintsugi" che vuol dire "riparare
con l'oro". Ogni oggetto ritrova l'unicit, diventa speciale per
l'intreccio casuale ed unico della molteplicit delle proprie ferite.
L'imperfezione di queste diventa perfezione, estetica esteriore ed
interiore, un elemento da valorizzare, invece che da nascondere.
Per i giapponesi, quindi, quando qualcosa si rompe, si spacca, si
lacera, racconta una storia, diventa pi bello, pi prezioso, pi raro,
unico. La ferita non  pi una colpa, qualcosa di cui vergognarsi,
ma  un simbolo, uno stemma da portare con fierezza. Secondo i
giapponesi, infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature
dorate che sono il risultato dell'unione dei pezzi frantumati
starebbe a significare la vita e i cambiamenti che essa porta con s.
Amo il Kintsugi!
La domenica sera Corrado mi richiama. Ha una voce calma,
profonda. Anch'io ho finalmente ritrovato un qualche equilibrio.
Non riesco a pensare ad altro, sorellina. Voglio sapere di pi.
Per una volta, speravo preferisse insabbiare tutto. Invece.
Non mi sembra una buona idea. Se hai vissuto finora senza
sapere, meglio che continui a ignorare...
Ormai non posso pi farlo. Dimmi chi  stato.
Non credo che dovresti...
Claudia, smettila: dimmi chi  stato.
Silenzio, respiri, ancora respiri. Poi, inevitabilmente, la verit
sparata come una palla di cannone.
Pap.
Bum.
Vacca boia.
Pausa. Lo sento ansimare forte all'altro capo del filo.
Come fai a esserne sicura? chiede infine.
Ne ho parlato con Chiara. Lei ha ricordi precisi.
Lo sento sussultare. Imprecare ancora e ancora. Poi sibila:
Pap era innamorato di te, lo sapevano tutti, ma io proprio non
pensavo....
Nessuno pensava. Eppure  successo.
Cala il silenzio. Non c' molto altro da dichiarare, ormai.
Mi spiace... mi spiace lo sento ripetere a bassa voce.
Ci salutiamo frettolosamente, imbarazzati, a disagio.
Ora anche lui dovr fare i conti con il suo passato, con i suoi
ricordi, la sua infanzia. Nessuno sapeva? Nessuno vedeva? Nessuno
voleva vedere? Corrado era il pi grande, il mio fratellone adorato,
ammirato, invidiato. A lui era concessa una libert totale, che n io
n mia sorella abbiamo mai potuto avere. Lui era il figlio maschio
a cui tutto era permesso. Anche per questo lo ricordo poco in casa.
Era spessissimo fuori, in giro con gli amici, con la moto, con le
ragazze. Beato lui. Forse davvero non si  accorto di niente, mai.
Credo sia un bravo padre con i suoi figli,  affettuoso e presente.
Mi  sempre sembrato equilibrato, persino felice. Ha una moglie
meravigliosa, Patrizia, di cui  profondamente innamorato. Pu
darsi che non sia stato minimamente intaccato da quanto successo
a mia sorella e me. Chiss come deve sentirsi ora, sapendo che non
ci ha protette, n salvate. Si incriner anche la sua vita perfetta?
O continuer come prima, come niente fosse stato? Per me, tutto
 cambiato, da quando so. Non  cos per Chiara, che gi sapeva,
e che continua a fare come se nulla fosse accaduto.

... ... ...

Finalmente  luned e devo riprendere i fili della mia vita, che
comunque deve andare avanti. Tornando al lavoro sento che ho
proprio voglia di rimettermi con foga sui progetti lasciati a met.
La settimana di pausa  stata fondamentale per riordinare le idee
e ritrovare la forza per ripartire. Il momento di voltare pagina 
arrivato. La mia scrivania  ingombra di manoscritti, e in cima
trovo un post it del mio capo, che chiede di vedermi appena rientro.
Salgo al suo piano un po' timorosa: anche se lavoro l da pi di dieci
anni con impegno e passione, ho sempre paura di essere mandata
via, per qualche motivo. La sua assistente mi saluta cordialmente
e mi fa accomodare al volo. Sono le 9 in punto, ma il boss sar
qui da almeno un'ora. Gli piace giocare d'anticipo, essere sempre
il primo a varcare la soglia dell'ufficio.
Accmodati, accmodati. Vuoi un caff?
S, grazie, magari decaffeinato.
Cristina, gentilmente, portacene due, uno deca e uno ristretto.
Poi, rivolgendosi a me: Volevo sincerarmi che fossi tornata, e
soprattutto che stessi bene. Ultimamente ho notato che sei stata
spesso assente, fra ferie e malattia....
Arrossisco, deglutisco.
Ho avuto qualche problema in famiglia, ma ora  tutto risolto,
grazie.
Mi squadra attentamente, quasi a volersi convincere delle mie
parole. Credo di essere a posto, stamattina ho scelto i vestiti con
cura, avevo proprio voglia di riprendere a lavorare. Ho un tailleur
pantaloni grigio scuro e una grande sciarpa mlange al collo. Un
filo di trucco. I capelli stanno ricrescendo, sono mossi ma con brio,
puliti e luccicanti. Devo aver passato l'esame, perch mi chiede:
Posso contare su di te?.
Certo che s.
Si aggiusta sulla sedia, impila per l'ennesima volta libri su libri
per creare uno spazio che non c'.
Abbiamo preso un grosso autore dalla concorrenza, e mi piacerebbe
che lo seguissi tu. Sempre che possa garantirmi continuit
e concentrazione al cento per cento. Che ne dici?
Mi piacerebbe molto, s.  quello di cui si  letto in rete negli
ultimi giorni? Non ci posso credere, darei un braccio per lavorarci.
Lui, s. Verr in casa editrice domani pomeriggio. Se mi prometti
che te ne potrai occupare come si deve, vorrei che partecipassi
gi alla prima riunione.
Sar un vero onore, lo leggo da sempre rispondo emozionata
 un mito per me, grazie di questa opportunit, ne sono
felicissima.
Brindiamo con le tazzine di caff, ci scambiamo qualche altra
informazione sui progetti in corso, e ci salutiamo con allegria.
Torno al mio loculo saltellando. Tutto mi aspettavo tranne
questo incarico cos prestigioso. Non solo non mi cacciano, ma
mi promuovono! Dovrei avere pi fiducia nelle mie capacit. Mi
butto a capofitto a sbrigare pratiche in sospeso e a rimettermi in
pari con gli arretrati. Entro domani voglio essere a posto e pronta
per questa nuova avventura professionale. La giornata dura dodici
ore e quasi non me ne rendo conto.
Quando la sera rientro a casa, sono stanca ma soddisfatta. Mi
scongelo una minestra di verdura, leggo un po' di posta, rispondo
ai messaggi degli amici, poi mi infilo a letto. Solo una volta l, nel
buio, riaffiorano indesiderati i miei scomodi rovelli.
Ripenso a mio padre, a Barbabl e agli altri uomini della mia
vita, e tutto mi appare chiaro e immensamente triste. Il mio senso
di colpa  antico e mi ha accompagnato fin qui. Ma io sono
innocente! Vorrei gridarlo, signori della corte, sono innocente! Il
veleno inoculato da bambina mi ha storpiato i passi e obnubilato
la mente. Ho bisogno di un siero potente per ricominciare a vivere,
e di tanto tempo per ripulire l'anima da brandelli di scorie.
Quando torno a Cerchi D'Acqua ho una carica nuova, come
se il fatto di sapere con certezza la verit, finalmente, rendesse tutto
pi chiaro e meno minaccioso.
 successo davvero. Non me lo sono immaginato dico a Sara
appena entro. Mia sorella mi ha raccontato tutto.
E questo come ti fa sentire? mi chiede lei prontamente.
Sollevata. Ti sembrer strano, eppure  cos. E anche, in qualche
modo, scagionata. Non  colpa mia. Non  responsabilit mia.
Ero solo una vittima, una piccola vittima sopravvissuta.
E cosa provi, ora che sai cosa  successo?
Non lo so, per ora sento un vuoto dentro,  come se le forti
emozioni di questi ultimi giorni avessero risucchiato tutto, e di
me non fosse rimasto altro che un involucro senza pi anima.
Certo, ci vorr tanto tempo per metabolizzare, capire, e magari
perdonare. Anche se il perdono non  necessario, mentre la
comprensione, quella s,  fondamentale.
Eppure non sono arrabbiata, sai? Mi sento invece liberata da
un peso, il peso della colpa, che portavo da tutta la vita. Sono pi
leggera, ora.
Le dico dell'incontro con Chiara, della notte da Elsa, e del
fantasma di Eloisa che aleggiava nell'aria.
Non mi avevi mai parlato di questa Eloisa. Deve essere stata
una figura importante, per te.
Da ragazzina l'avevo molto idealizzata. Era un modello femminile
a me estraneo, che mi piaceva parecchio. Rappresentava
il contrario esatto di mia madre. Da una parte vedevo lei, libera
e felice, estroversa e originale, con la risata sempre pronta per
sdrammatizzare, scherzare, godersi la vita. Dall'altra la mia virtuosa
madre, rigida, fredda, severa, mai sorridente, mai affettuosa. Capisci
bene che preferissi Eloisa, no?
Ma tua madre come prendeva il fatto che tu frequentassi la
casa di Elsa con tanta assiduit?
Malissimo, ovviamente. Non perdeva occasione per parlare
male di Eloisa, per sottolineare quanto fosse volgare e poco seria.
Voleva mettermi in guardia, mi diceva che certa gentaglia si crede
artista e invece non  altro che una poco di buono.
Commenti al vetriolo.
Questo era lo standard. Lei era gelosa, o forse invidiosa di
Eloisa. Mai avrebbe avuto il coraggio di vivere una vita come la
sua. Quindi la deprecava. Venivo via da casa mia con l'eco delle
male parole di mia madre che risuonavano nelle orecchie, e appena
arrivavo a casa di Elsa tutto svaniva, sentivo una pace meravigliosa,
la musica classica in tutte le stanze, l'allegria e la festosit delle
due amiche che mi accoglievano e mi coccolavano come fossi stata
parte della loro famiglia. E io mi ci sentivo, davvero. E poi l ero
effettivamente al sicuro, certo pi che a casa.  grazie a Eloisa se
mi sono appassionata alla musica lirica. L'adolescenza l'ho praticamente
passata con loro.
Eri da loro anche quando  morto tuo padre, giusto?
Giusto. Me lo ricorder sempre, quello strano, allucinante
pomeriggio.
Le racconto poi di Corrado, che ha voluto sapere i dettagli, che
non ha messo la testa sotto la sabbia.
Questo ti ha fatto piacere?
Mi  dispiaciuto per lui. Avrei voluto evitargli questo trauma.
Davvero non si era accorto di nulla, mai.  rimasto senza parole.
Ma non credevi fosse giusto che sapesse?
Se non me lo avesse chiesto con tanta insistenza, avrei evitato
di dirglielo. Tanto, non sarebbe cambiato nulla.  solo dolore
inutile. Avrei preferito risparmiarglielo.
Capisco. Comunque lui  un uomo ormai, e ha scelto cos. Ora
almeno avrete questa cosa che vi unisce, sulla quale poter tornare,
eventualmente.
Non so. Ho l'impressione che n lui n mia sorella vogliano
pi parlarne.
E con tua madre? Cosa pensi di fare?
Me lo sono chiesta, e non so darmi una risposta. Domenica al
telefono ero imbarazzata, non sapevo proprio come pormi. Vale lo
stesso principio. Servirebbe a qualcosa parlargliene? Costringerla ad
ammettere? Pretendere un qualche risarcimento? Immagino che sarebbe
devastante, per lei ma anche per me. E non mi porterei a casa
niente. Credo che continuer a ignorarla, come ho fatto fin qui.
Va bene, ci penserai. Non devi decidere nulla, ora. Hai fatto
bene a prenderti una pausa. Dimmi se vuoi che continuiamo a
vederci o se preferisci interrompere anche con me.
Non voglio sospendere ancora, per potremmo rallentare. Che
ne dici di vederci ogni quindici giorni? Cos prendo fiato, provo
a ripartire con le mie forze. Ho tanto lavoro nuovo sulle spalle, il
che mi piace, e molto su cui meditare. Ho anche voglia di silenzio,
di pace.
Comprensibile e sano. Brava, Claudia. Allora ci vediamo fra
due settimane. Se per caso hai bisogno prima, chiama.
Esco e mi sento quasi, quasi bene. Non oso dirlo, eppure 
cos. Quel che  successo  successo un sacco di anni fa. Io sono
sopravvissuta allora, sopravvivr anche adesso. Nulla pu ferirmi
pi di quel che ho passato, ma che liberazione poterne parlare,
poter guardare alla mia vita senza paura, anzi, con dolcezza verso
quella bambina spaventata e molestata, che ha ancora bisogno del
mio perdono, dei miei incoraggiamenti. Devo rassicurarla e dirle
che il peggio  alle spalle, che ora siamo grandi e nessun orco potr
pi farci del male.
Lascia che quella bimba ti parli mi ha consigliato la psicologa.
Permettile finalmente di uscire allo scoperto, e di tirar fuori le sue
paure. Ascoltala, consolala, voglile bene. Fai pace con lei e con te
stessa, una volta per tutte.
Voglio rincuorare quella bimba, che forse non sapeva con chi
confidarsi, non riusciva a dire di no, non capiva quel che le stava
succedendo. Provo tenerezza per lei, e nessuna rabbia nei confronti
di mio padre. Non riesco a odiarlo per quel che ha fatto, cos come
non riesco a odiare Barbabl. Li ho amati cos tanto, in fondo li
amo ancora e li amer sempre.  questa la sindrome di Stoccolma?
Sentire vicinanza e comprensione verso i propri aguzzini? Non lo
so, e se forse ho intuito le ragioni e i malesseri di Barbabl, non
so quali siano stati quelli che hanno portato mio padre ad abusare
di mia sorella e di me.
 morto prima che potessi parlargli, o solo comprenderlo.
Eravamo le sue bambine, sono certa che ci abbia voluto un bene
assoluto. Cos assoluto da essere cieco, possessivo, totalizzante. Un
amore eccessivo, sbagliato. Quanti scempi si compiono, nel nome
dell'amore? Quanti assassinii? Ma io sono sopravvissuta, sono
viva! Non so perch non riesco a provare rabbia, n a esprimerla.
Vorrei saper urlare, reagire, incazzarmi, invece se ci penso sento
solo dolore, tanto dolore.
Sia lui sia Barbabl sono ombre pesanti, ma io adesso sono
piena di buoni propositi. Ho un altro pezzo di vita da vivere,
e voglio viverlo in modo nuovo. Provare a far tesoro della mia
esperienza, diventare consapevole e cambiare davvero. Una sfida
molto, molto interessante.
...
4. APPRODO.

Ero ancora un bambino. Ma non ho dimenticato niente.
Dimenticher. La vita  fatta cos. Tutto si cancella col tempo.
I ricordi si attenuano, il dolore diminuisce.

(Agota Kristof, Trilogia della citt di K.).

Mesi e mesi ad analizzare, a parlare, a lasciare uscire tutto ci
che era rimasto sepolto e nascosto per troppo tempo, che era marcito
dentro di me. Pulizia, aria nuova, sete di cose belle e vergini.
Tanta fatica, quella s. Sara, come un angelo custode solerte ed
affettuoso, mi accompagna da lontano. Ora la incontro solo mensilmente,
giusto per uno scambio e una verifica, tanto per essere
sicure che la guarigione continui il suo corso. Io sono in balia
di sogni e desideri nuovi, ancora incredula di potere, di riuscire
a cambiare. Eppure. Con il tempo, con il tempo sai, tutto se ne
va. Non  vero, non se ne va niente, per ci vengo a patti, me ne
faccio una ragione, sono ancora viva, nonostante tutto. Ho ancora
voglia d'amore, nonostante tutto. Il nuovo impegno professionale
mi galvanizza e mi assorbe, quindi non resta molto tempo per
lasciarmi andare alle mie elucubrazioni. Meno male.
Ah, quell'amore ch' palpito / dell'universo intero / misterioso,
altero / croce e delizia al cor / Follie! Follie! Delirio vano  questo!
/ Povera donna, sola, abbandonata / in questo popoloso deserto
/ che appellano Parigi canta la povera Violetta con la voce della
Callas, che ancora mi fa rabbrividire. La Traviata continua a girare
nel mio lettore cd. E io me la bevo, masochista, romantica che
sono. Innamorata degli amori da tragedia, da opera lirica, da film.
Non l'ho mai avuto, quell'amore, a ben guardare. Non so nemmeno
cosa sia, quello vero. Solo succedanei malati, parodie, vaghe
false rappresentazioni. Si va avanti, si sopravvive persino all'olocausto.
Si vive malgrado. Si vive comunque. Il lavoro di autoanalisi
mi ha aiutato a lasciare andare il passato e a cambiare davvero da
dentro. Ma la strada  lunga e io spesso mi sento sola. Dov' mia
sorella? Perch non mi  stata pi vicina?
Provo a chiamarla, ho bisogno di conforto, ma scopro che ne
ha anche lei. Per la prima volta non mi dice che sta bene, anzi.
Da quando abbiamo parlato mi  saltato fuori un dolore lancinante
ed incomprensibile alla spalla sinistra.
Penso che Chiara stia somatizzando, a modo suo. Mi sembra
un buon segno. Perlomeno una vaga apertura.
Sei andata dal medico?
Certo, mi ha chiesto se avevo preso strappi o fatto movimenti
strani. Ho detto di no, e allora mi ha fatto fare una radiografia.
Con che risultato?
Non c' niente, a livello fisico, eppure la spalla continua a
farmi un male cane.
Improvviso, un flash back. Ricordo i giochi nel lettone del
pap. Mia sorella che una volta era caduta malamente ed era stata
ingessata.
Ma non ti eri rotta una spalla da bambina? Non sar mica la
stessa?
In effetti...
Quella stessa spalla che oggi le fa male. Fratturata mentre giocava
nel lettone con il pap.
Mio dio, no.
Il corpo ci parla, reclama attenzione, ci manda segnali.
Sei andata dalla psicologa? Hai parlato con qualcuno di noi,
di te, della nostra storia?
Non ne ho il tempo, e nemmeno la voglia. Tanto sto bene, a
parte la spalla va tutto bene.
Come no.
Chiara! quasi urlo, al telefono. Lo capisci che quel dolore 
psicosomatico? Lo sai cosa vuol dire?
Certo che lo so, non c' bisogno che strilli. Ma sono cose passate,
perch tirarle fuori, ormai? E poi non voglio turbare nessuno,
creare scompiglio, mettere a disagio la mia famiglia. Il passato 
passato.
Preferisce tenersi il dolore alla spalla piuttosto che iniziare una
terapia. Prender antidolorifici a vita, e continuer ad ignorare le
sue ferite di bimba. Come si pu far finta di niente? E costruire
sulle macerie? Comunque, non posso forzarla. A mie nuove sollecitazioni
risponde spazientita: Claudia, basta, smettila di pensarci
anche tu, mettiamoci una pietra sopra.
Non l'ho mai sentita cos brusca. Incasso e taccio.
La strada della negazione  una scorciatoia possibile. Si crede
che sia conveniente, ma io non la penso cos. Rimandare e nascondere
i problemi non li risolve certo. Coltiviamo tumori dentro di
noi piuttosto che provare a curarci. Ci vuole coraggio per affrontare
mostri e orchi, paure ancestrali e traumi rimossi. Ci vuole fegato e
cervello. Non badare a spese, investire lacrime e certezze sull'altare
della conoscenza.
Non posso pi cercare di convincere mia sorella a farsi aiutare,
 ostinata come un mulo, e protetta da anni e anni di silenzio.
Continua a non voler sentire niente, l'ha deciso da bambina e
ormai non vuole sentire mai pi, terminali nervosi interrotti
per sempre. Automutilazioni di difesa. Raccapricciante. Ma io
devo rispettare la sua scelta. Forse sta meglio cos, o non pu
pi di cos.
Provo a cercare cose diverse, provo ad ascoltarmi e a seguire le
mie vere inclinazioni. Non devo pi compiacere nessuno. Ma non
 affatto facile. Dopo un paio di mesi apparentemente tranquilli,
anche il mio corpo cede insieme ai miei nervi e mi d segnali di
sfinimento.
Comincio a sanguinare copiosamente, non sono mestruazioni,
 proprio un'emorragia, inarrestabile, spaventosa. Mi agito, mi
sembra di stare morendo dissanguata, svengo in farmacia mentre
sto comprando scorte di assorbenti e integratori di ferro. Sbianco
e mi accascio, come facevo da bambina. L'ambulanza mi porta al
pronto soccorso, i medici mi visitano bruschi, sto a gambe larghe
mentre la mia vagina non fa che buttare sangue senza posa.
Quella donna non pu sanguinare cos, bisogna raschiarla
dice uno in camice verde passando di l. Sbarro gli occhi, le infermiere
mi dicono di stare tranquilla, che prima proveranno a
bloccare l'emorragia con i farmaci.
Mi ricoverano e mi spiegano che si tratta di metrorragia, nulla
di grave, a volte cpita. Ma io so che nulla cpita a caso.
Sanguino come un capretto sgozzato, come un agnello offerto
in sacrificio, come una bimba mutilata.  giusto che sia cos,
visto che  stato cos. Il mio corpo finalmente reagisce, mostra le
sue ferite, chiede tempo per guarire. Mi ricoverano per qualche
giorno, mi riposo, sono pallida come un cencio, non mi reggo in
piedi. Sono convalescente, senza forze, senza volont, e senza pi
sangue. Eppure razionalmente voglio reagire, voglio guarire! Ma
qui la volont non c'entra, qui a parlare sono le viscere.
Esco dall'ospedale consapevole della mia fragilit e del costo
di questa mia battaglia per rinascere. Tutto si paga. C'era bisogno
anche di questo? Il mio corpo doveva purificarsi, rinnovarsi,
spegnersi per potersi riaccendere con nuove linfe vitali?
Ricomincio ancora una volta, piano piano, il lento cammino
della guarigione.
Dopo qualche giorno mi chiama Corrado, parliamo del pi e
del meno, vuole sapere come sto. In realt vorrebbe tanto che gli
dicessi che sto meglio, cos lo accontento. Evito di raccontargli della
metrorragia, della debolezza fisica di questo periodo. In effetti,
rispetto ai giorni della rivelazione, mi sento psicologicamente pi
forte. Gli racconto delle belle novit sul lavoro, che sto provando
a scrivere la mia storia come fosse un diario.
Se ti interessa ti faccio leggere qualcosa, cos mi dici che ne
pensi.
Lo sento riflettere giusto un attimo, ma poi risponde: No, no,
non voglio leggere niente. Grazie.
Come se quel poco che sa fosse pi che sufficiente. Non andiamo
a rimestare nel torbido, non riapriamo le ferite, please. Devo
rispettare anche lui, ma cos mi ritrovo sola con il mio passato,
nessuno lo vuole condividere con me, pesa troppo.
Per riprendermi dall'emorragia faccio una cura intensiva di
integratori e vitamine, mangio carne rossa e spinaci a volont,
bevo vino, che dicono faccia bene. Riprendo colorito, riprendo
peso. Quando mi sento abbastanza in forze, decido di andare a
Mantova a trovare mia madre. Non la vedo da mesi.  depressa da
tempo, e stanca di vivere. Cos almeno mi dice sempre, al telefono.
 anche il suo compleanno, ne compie sessantotto, la mammina.
 un modo per mettermi alla prova, e per tentare una sorta di
resa dei conti. Voglio affrontare finalmente anche lei, a testa alta.
Non sono io che devo nascondermi, n vergognarmi.  arrivato il
momento di guardarla negli occhi senza pi paura.
Prima per passo da Elsa, ho voglia di ricaricare le batterie,
e un pranzetto dalla mia amica adorata  quel che ci vuole per
poter poi fronteggiare la grande madre. Le porto una crostata di
cioccolato e lamponi che fanno vicino a casa mia, a Milano, e che
lei non ha ancora assaggiato.
Claudia, tesoro, che bello vederti! Ti ho preparato il cuscus
con le verdure e lo zenzero, quello che piace a te.
E io ti ho portato un dolce coi fiocchi. Ti conquister.
Ti trovo bene, dimmi che non  una recita.
No, sto meglio, davvero. Anche se l'idea di incontrare mia
madre pi tardi mi mette gi in ansia. Ma ora sono qui con te e
voglio goderti senza pensare a dopo.
Ottima strategia. Una cosa per volta. Cominciamo con un
buon bicchiere di vino. Ti va un brindisi?
Certo che s.
Stappa un Franciacorta ghiacciato. Le bollicine tirano sempre
su il morale.
Alle amiche, alle sorelle, alle donne!
Tutte? chiedo arricciando il naso.
Tutte, che diamine! Che ti costa?
Ok, a noi donne, felicit!
Il vino  fresco e leggero, va gi che  una delizia. Le chiacchiere
con Elsa scorrono piacevoli, mai banali, mai scontate. Il tempo
vola come d'incanto. Parliamo di scrittori, di cinema, di musica, i
nostri argomenti preferiti.
Riparti gi stasera? Non vuoi fermarti da me? mi chiede
alla fine.
Vorrei, ma non posso. Ho un sacco di lavoro da sbrigare,
preferisco rientrare a Milano e avere tutta la domenica per finire
di leggere un manoscritto. Per potremmo organizzare un'altra
vacanza insieme, che dici? Magari a luglio o ad agosto, noi due?
Philippe ti lascer venire ancora? Mi piace il tempo che passo con
te,  un tempo di qualit, non mi basta mai!
Mi sembra un'ottima idea. Con Philippe non c' mai problema,
se io sono felice, lui  felice. Magari approfitter della mia
assenza per andare a trovare i suoi in Francia. Appena sai quando
ti danno le ferie ci organizziamo. Potremmo tornare a Salina, si
sta cos bene laggi!
Affare fatto. Gi pensare a questa ipotesi mi fa stare meglio.
Ora vado ad affrontare la tigressa, fammi gli auguri.
In bocca al lupo, anzi, in bocca alla tigressa, te la caverai,
vedrai.
La temo come quando ero piccola.
Naaa! Avr gli artigli spuntati, ormai ha una certa et. E tu
non sei pi quella piccola, ricordatelo. Te la puoi mangiare in un
boccone. Gnam.
Ridiamo, ci abbracciamo, ci salutiamo con calore.

... ... ...

Cammino per Mantova fermandomi a ogni vetrina. Non ho
cos fretta, temporeggio, respiro, mi faccio coraggio. Mi sembra
ogni volta di andare sotto esame, quando devo incontrare mia
madre, e io ho sempre odiato gli esami, anche all'universit.
Preferivo gli scritti agli orali, perch potevo con calma dimostrare
quanto avevo studiato e riflettere senza pressioni. Agli orali invece
incespicavo nelle frasi, balbettavo, le nozioni si aggrovigliavano e si
nascondevano nella testa spinte negli angoli bui dalla paura. Cos
emotiva, cos fragile, allora come adesso.
Suono il campanello, nello specchio dell'ascensore controllo
la mia immagine riflessa, cerco di pettinarmi con le mani, di
togliermi delle briciole di torta dal vestito. Cosa non le piacer
di me questa volta? Cerco gli errori possibili rispetto agli elevati
standard estetici della mia signora madre: spolverino troppo vecchio?
Troppo scuro? Trucco sbavato? Capelli in disordine? Pelle
sciupata? Ciccia in eccesso? Ne avr, da ridire, ahim. Eccomi
dunque al suo cospetto. Tremo come una bambina. Che palle,
devo farcela, su.
Lei si fa trovare ben vestita, fresca di parrucchiere e di manicure,
sfoggia una camicia di seta a fiori delicati del colore delle nuvole e
del cielo, in tinta con i suoi occhi, che sono sempre strepitosi. La
figura ancora snella, dritta come un fuso, forse un po' rimpicciolita
dagli anni ma ancora decisamente bella.  invecchiata,  esile, mi
appare pi vulnerabile di una volta.
Finalmente ti vedo! Non ti conosco pi! esclama allungando
il viso per un lieve bacio sulla guancia. Sembra contenta davvero,
e anche se il nostro rapporto  arrugginito, mi sforzo di essere
affettuosa.
Tanti auguri, mamma!
Credo che Chiara le abbia detto qualcosa, perch mi scruta con
pi intensit del solito, come se cercasse nel mio volto segni nuovi,
rivelatori di qualcosa. Grazie a dio non dice nulla del mio aspetto.
Quel che pensa, per una volta se lo tiene per s. Ho messo un bel
vestito nero e morbido per l'occasione, per cercare di nascondere
i miei chili di troppo, quelle curve che lei trova volgari e che andrebbero
eliminate con una dieta ferrea. So bene che non sono
la figlia che avrebbe voluto, e mi spiace ancora non essere stata
all'altezza delle grandi aspettative che aveva per me. L'ho delusa,
non c' dubbio. Per tutta la vita la senti, questa disapprovazione,
per tutta la vita la soffri. Ma ormai non ci posso fare pi nulla: io
sono questa qui, e alla fin fine non sono poi cos male.
Mi fa accomodare nel suo splendido salotto color cipria, poi
ordina alla domestica di servirci il t. Noto sui tavolini splendidi
mazzi di fiori freschi, calle bianche, rose screziate, velo da sposa.
Mia madre adora i fiori recisi, io invece li detesto. Subito si materializzano
una teiera d'argento, tazze di porcellana di Limoges,
piccoli bign della miglior pasticceria di Mantova. Tutto impeccabile,
come sempre da lei. Le allungo timidamente il mio regalo.
Grazie, non dovevi si schernisce formale, distante.
Le ho comprato una cornice liberty che ho lasciato vuota. Ci
metter la foto che vorr. So che ama riempire la casa di foto, e
non ha mai abbastanza cornici. Non so se quella che ho scelto le
piace, la sua faccia non esprime nulla.
Sono nervosa, so che non dovrei, non davanti a lei, e invece lo
faccio. Non so resistere. Mangio uno, due, tre bign al volo, prima
ancora di toccare il t. Li ingurgito senza quasi masticarli. La crema
mi si scioglie in bocca in un'esplosione di vaniglia e zucchero.
Comincio malissimo. Che buoni per. Fanculo.
Sei affamata... constata la signora madre con un certo
disgusto.
Sempre, lo sai.
La mia bulimia si impenna quando la vedo. Mangerei anche
le tazze, la teiera e il tavolino, se potessi. Cerco di sorridere. Di
rapportarmi a lei. Ma il sorriso  tirato e falso.
Come stai? le chiedo, per spostare l'attenzione.
Cos. Tu come mi vedi?
In forma smagliante, al solito.
Alza un sopracciglio, diffidente.
Ho chiesto di parlare con un prete, sento di dovermi liberare
di un po' di pesi.
I suoi grandi occhi chiari mi guardano attraverso. Ha un'espressione
che non le avevo mai visto prima.
Tu? Con un prete? la cosa mi suona davvero strana.
Sono cattiva confessa inaspettatamente.
Non l'aveva mai ammesso. Questa s che  una grossa novit.
Tu cattiva, mamma? E perch mai? le chiedo, il tono leggero,
per non infilare il coltello nella piaga. Io lo so, il perch, vediamo
se me lo dice lei, vediamo se per una volta  sincera con me.
Sono cattiva, e basta ripete con lo sguardo acquoso e lontano.
Peccato. Ci era quasi arrivata. Ha deviato all'ultimo. Non oso
domandarle altro, a cosa servirebbe ormai farle dire di pi? Mi fa
compassione, dev'essere dura fare i conti con la propria coscienza,
arrivati a una certa et. La osservo, disincantata, e provo solo
pena. Conosco la sua storia, e la sua epoca, sono certa che non era
consapevole della portata e delle conseguenze delle sue omissioni.
Una volta non si sapeva un bel niente, di bambini. Erano poco
pi che pupattoli di propriet della famiglia. Si credeva che non
capissero nulla, i piccoli. O che dimenticassero in fretta quello che
vivevano. Nelle famiglie arcaiche i figli appartenevano ai genitori,
e loro potevano disporne a piacimento. La mentalit era: Io ti ho
fatto e io ti distruggo.
All'epoca in cui mia madre era piccola il Telefono azzurro non
era ancora stato inventato. Esistevano invece le punizioni corporali,
le umiliazioni, l'ignoranza. Nessun diritto, per i bambini,
solo doveri. So che mia madre ha avuto un'infanzia infelice e
rigida,  rimasta orfana presto ed  stata cresciuta da suore crudeli
e anaffettive, che la picchiavano e la castigavano con sadismo e
noncuranza. Ancora oggi, quando parla di quegli anni lontani, si
contrae e rabbrividisce. Credo che se  diventata un'adulta piena
di tab e paure, dipenda anche da questo. La compatisco.
Quando ha incontrato mio padre era solo una ragazza, mentre
lui un uomo maturo. Affamata d'amore com'era, ha voluto a tutti
i costi crearsi una famiglia. Questa famiglia  diventata il centro
del suo mondo, o meglio tutto il suo mondo. Lui ha accondisceso
volentieri a questa scelta totalizzante per soddisfare anche il suo
bisogno di possesso e mettere a tacere la sua gelosia. Noi tutti
dovevamo essere solo di sua propriet.
Il nostro nucleo era particolarmente claustrofobico, chiuso in
una diffidenza totale verso l'esterno. Dovevamo bastarci fra noi,
in un circolo vitale e vizioso allo stesso tempo. I miei genitori si
sono stretti attorno a noi figli in un abbraccio che ci ha tolto il
fiato, con un bisogno famelico che ci ha soffocati, con una subdola
prepotenza da mandarci ai matti.
L'amore dei miei  sempre stato ricattatorio. O eravamo come
loro volevano, o non ci avrebbero amato pi. C'era poco da scegliere.
Poco da fare. Chiara si  adeguata ed  diventata come la
mamma, precisa identica. Corrado ha onorato le aspettative,  un
ottimo professionista e ha una bella famiglia. Io invece ho cercato
disperatamente di liberarmi, di svicolare, di fuggire persino, ma
quella morsa cos stretta mi ha lasciato i segni, per sempre. Non
voglio parlare di colpe, non mi interessa pi, era cos e basta. Me
ne sono andata sapendo e accettando che non sarei stata amata
pi. Una zavorra pesante. Le scelte che ho fatto le ho fatte per me,
non per mia madre. Dal suo punto di vista sono stata un disastro
completo. Non sono diventata ricca, non sono pi bella come un
tempo, non ho un marito, non ho nemmeno figli. Per mia madre
rappresento un fallimento totale, lei come minimo avrebbe voluto
un principe, per me, e una comoda vita di rendita. Ancora non
capisce che gusto provi nel lavorare, quando avrei potuto farmi
mantenere, come ha fatto lei, come ha fatto mia sorella, come
fanno le donne che sanno vendersi al meglio.
Dormo poco la notte la sua voce roca mi riporta al presente. 
pi lamentosa e strascicata del solito. Non mi resta che ascoltarla.
Mi cpita di pensare a mia madre, a mio padre, anche se non
ricordo quasi nulla di loro. Ero una bambina quando sono mancati.
Ho consumato le loro piccole foto ritratto a forza di guardarle,
di carezzarle, ma per esempio, le loro risate, chiss come saranno
state? E il loro odore? Ho perso tutto che avevo pochi anni. Sai
cosa vuol dire crescere in un orfanotrofio?
No, non lo so, posso solo immaginarlo.
Non ho foto di me bambina. Nessuno me le faceva. Ma a voi
ne ho fatte mille.
Tira fuori vecchi album che illustrano la nostra infanzia dorata.
Le vacanze al mare, noi tre con i cappellini da marinaretti
sul moscone, Corrado fiero ai remi, noi due sorelle dietro, ridenti.
La prima comunione con gli abiti da cerimonia, i volti angelici
che guardano il crocefisso. Le feste di compleanno con le torte
e le candeline. La casetta con me davanti, orgogliosissima. Il
lettone con la spalliera di broccato, la carta da parati a fiori, noi
che spuntiamo da sotto il lenzuolo con facce da birbanti. Siamo
sempre immortalati sorridenti e vicini, come un gruppo compatto
e indivisibile. Cerco negli occhi di me bimba qualche segno di
tristezza o di malinconia, ma non ne trovo.
Cheeeeese! Sorridete che vi facciamo una foto!
E noi obbedienti, a recitare la gioia per i posteri, per acquietare
le coscienze, per dimostrare al mondo quanto eravamo felici e
contenti. Queste foto testimoniano che tutto andava bene, che
non c'erano ombre, che la famiglia era perfetta come loro volevano.
Con queste immagini io ho dovuto combattere, perch i
miei demoni non erano visibili a occhio nudo e cozzavano
inspiegabilmente con queste foto, sembravano solo frutto della mia
mente disturbata.
La lascio parlare per tutto il pomeriggio di lei, di noi, di com'eravamo.
Ha bisogno di sfogarsi, e di assolversi, o almeno di trovare
delle attenuanti. Non la interrompo, non commento, non infierisco,
anche se edulcora la realt e racconta un sacco di palle che mi
infastidiscono.  fatta cos, la conosco bene. Assorbo le sue bugie
come un'ennesima dose di veleno, e non vedo l'ora che finisca.
Quando sono via dimentico i suoi giochi truffaldini, ma appena
la rivedo e la sto ad ascoltare tutto torna a galla, con la muffa. Ma
non voglio litigare, non oggi, che  il suo compleanno. E poi: a
che servirebbe?
Ero cos fiera di avervi. Eravate la mia vita, la mia gioia. Ho
dato tutto alla famiglia, non mi importava di nient'altro. Avr
sbagliato, certo, ma non avevo che voi. Non ho vissuto un'infanzia
felice, lo sai. I miei figli, ecco la mia fierezza, la mia ragione di
vita. Tua sorella e tuo fratello mi hanno dato anche dei nipotini,
aspetto ancora i tuoi... arriveranno, vero? Quando ti sistemerai,
finalmente?
Ed eccola qui, la solita incessante richiesta, la aspettavo. In
realt vorrebbe chiedermi: quando diventerai come noi? Quando
sarai come volevo che tu fossi? Vorrei rassicurarla, darle tutto quel
che mi chiede, per piet, per generosit, ma proprio non posso.
Non so sistemarmi, io.
Chiss, mami, chi lo sa? Al momento la vedo dura confesso,
senza altro aggiungere, un nodo in gola. Anche lei non chiede di
pi, non vuole sapere, ha paura delle parole, le dosa con attenzione
ormai.
La osservo e non distolgo lo sguardo, neanche quando mi fa
male. Resto l, a fissarla, a parlarle con gli occhi, muta. Lei vi legge
il vuoto del mio cuore, e non dice altro.
Sappiamo tutte e due, sappiamo e tacciamo, come abbiamo
sempre fatto. E dentro questo silenzio, dentro questa lontananza
incolmabile c' forse una qualche forma d'amore. Voglio crederlo.
Troppa fatica infrangere anche quest'ultimo tab.
Potrei mai odiare chi mi ha partorito e cresciuto?  possibile
arrivare a rinnegare a tal punto le proprie radici, le proprie origini?
In fondo in fondo credo di voler bene a questa donna, anche se non
ho proprio niente in comune con lei: meglio cos, ne sono sollevata.
Suonano alla porta, e subito entrano festosi i nipotini, seguiti
da Corrado e Chiara, da Giovanni e Patrizia. Hanno portato due
vassoi di sushi e una grande torta per festeggiare la nonna. Il turbine
di baci e saluti interrompe la nostra resa dei conti.
Che bello vederti, Claudia! Era ora! Come stai? mi chiede
Corrado, affettuoso.
Corrado, fratellone caro, vieni qui che ti abbraccio.
Lo stringo forte a me,  anche lui un omone, com'era pap.
Ha il suo stesso profumo, Eau Sauvage, che mi stranisce. Soffoco.
Rimani a cena, vero?
No, stavo proprio andando via. Devo rientrare a Milano in
serata.
Mi viene una fretta insensata di tagliare la corda, come se
improvvisamente tutto stesse andando a fuoco. Non posso restare,
sorridere, partecipare alla foto della famiglia felice. Non posso.
Uffa, sei sempre di corsa, quando ti fermerai per stare un po'
con noi?
Dai, zia, resta! mi chiede Valentina, la pi piccola, la mia
preferita, tirandomi per il lembo dello spolverino che ho prontamente
infilato. Mi viene il magone. Vedere bambine felici mi
stringe il cuore.
Magari la prossima volta, promesso dico in un soffio.
Chiara non mi ha detto una parola, ma non smette di parlare
ai figli, alla nonna, alla cameriera per organizzare il rinfresco e
occuparsi di tutti. Cos fa lei.
Mi ritiro in buon ordine, prima di essere sopraffatta dalla malinconia.
Me ne vado rintronata dai ricordi, scampoli di un passato
apparentemente perfetto, di un'infanzia normale, di una famiglia
modello. Non voglio rovinare il bel quadretto. Soprattutto, non
voglio fare male a mia madre, n a nessun altro: il male me lo
tengo per me. Sono gentile, no? Molto carina. Ancora mi sforzo
di essere una brava bambina, che strazio.
Me ne vado con la pancia gonfia d'aria e di rancore represso.
Mi sento scoppiare, ho i crampi, mi precipito nel bagno di un
autogrill e l resto, sfinita, dolorante, consumata. Gli incontri con
mia madre mi debilitano da tutti i punti di vista. Sto relativamente
meglio man mano che mi allontano da lei e raggiungo un'altra
citt, un'altra casa, un'altra vita. La mia.
Le abiezioni si nascondono in posti insospettabili, nessuno da
fuori potrebbe mai immaginare nulla di quel che ho passato. Ma
ormai so, e non voglio pi fingere, almeno con me stessa. Non sono
arrabbiata, sono solo stanca, infinitamente stanca. E sola.

... ... ...

Rientro a Milano e volentieri mi lascio riassorbire dai ritmi
incalzanti del lavoro. Mi tuffo nei manoscritti e ci nuoto dentro,
immersa fino al collo da flussi di parole e di storie lontane dalla
mia. Il mondo  cos ricco di meraviglia e di potenzialit, che non
bastano due occhi per guardare e godere tutto. La mia vita  tornata
ad essere ordinata e piena come una volta. Il lavoro occupa la
maggior parte del mio tempo, ma poi c' posto ancora e sempre
per il cinema, gli amici, i libri, i concerti.
Talvolta mi manca l'intensit di Barbabl. Quell'emozione esagerata
che mi divorava le viscere, mi faceva fare pazzie, mi teneva
in un perenne stato di eccitazione. Rispetto ad allora mi sento
un po' spenta, senza pi alti e bassi, quasi anestetizzata. Mangio e bevo ancora troppo, sto ingrassando di nuovo, ma me ne frego.
Certo, il mio umore  pi costante, il mio sonno meno agitato, i sogni e gli incubi scomparsi quasi del tutto.
Vivo alla giornata, cercando di non piangere, di non rimpiangere, di credere che un futuro ci sar anche per me. L'oggi  appannato, faticoso, in salita. Sono ancora piena di veleno e non so cosa farne, dove buttarlo. Senza Barbabl  tutto sfuocato, e io ancora non mi trovo, non so chi sono, chi devo diventare. La mancanza talvolta  lancinante e questo mi fa incazzare con me stessa. Come posso ancora rimpiangerlo? Allora razionalizzo, ragiono, elenco la serie infinita di ferite che mi ha inferto, e vado oltre.
Incappo in una sua foto giocherellando con il cellulare. La sua
immagine nuova su WhatsApp mi guarda,  un primo piano stretto,
sembra un selfie, ha occhi malinconici e tristi, nessuna traccia
di sorriso, fissa la camera perduto, incompreso. Resto a osservare
il suo viso rimosso per tanto tempo, mi smarrisco nei solchi delle
rughe tanto amate, nei grandi lobi delle orecchie che gli succhiavo
con dedizione, nel fitto dei suoi capelli corti che accarezzavo con
piacere, felice di fargli bene. Quella sua foto mi riporta all'amore
infinito che ho provato per quest'uomo, nonostante la sua violenza
e la sua aridit. L'uomo che amavo. Mi si imprime nella carne, e
per qualche notte non dormo, i suoi occhi davanti a me, le supposizioni,
i se ed i ma a rincorrermi nel cervello.
Avrei potuto fare di pi per salvarlo dalla sua aridit? Avrei dovuto amarlo di pi di quanto non l'abbia amato? Sarebbe forse cambiato qualcosa?
Mi sarei fatta ammazzare per dimostrargli quanto lo amavo.
Credendo scioccamente che il mio sacrificio valesse il suo
amore. Che assurda follia. Ero intrisa di un romanticismo
masochista e autolesionista. Non a caso adoravo quella tragica
e splendida canzone napoletana che cantavo continuamente
e ripetevo come fosse la colonna sonora del nostro amore.

Famme chello che vu
indifferentemente,
tanto 'o ssaccio che so':
pe' te nun so' cchi niente!
E damme 'stu veleno,
nun aspetta dimane...
ca, indifferentemente,
si tu mmaccide nun te dico niente!(2)

Fammi quello che vuoi, indifferentemente, tanto so che per te non sono pi niente, e dammi questo veleno, non aspettare domani, che indifferentemente, se tu mi uccidi, io non ti dico niente!

Oggi mi fa male risentirla. Preferisco spegnere la radio, buttare i ricordi, smetterla di struggermi. Non  cos che si ama, non  cos che ci si fa uccidere.
Non ho dubbi di averlo amato da morire, nel vero senso della
parola. Oddio, amare da morire, solo ora mi rendo conto di quanto sia macabra e nefasta questa espressione, bisognerebbe semmai dire Ti amo da vivere! Anche se non ho ricevuto niente, niente di niente da lui. Volevo solo dargli: la felicit, l'amore, la gioia, la fedelt. Un monte
di doni, e me stessa in cima a quella pila, dono anch'io, eppure non  servito a niente. Lui non sapeva cosa farsene di me, e io ho imparato che non  regalandosi che si ottiene amore. Nessuno ha il potere di salvare il prossimo, bisogna salvarsi da soli, soprattutto bisogna volerlo, ed  esattamente quello che sto cercando di fare io per me stessa. Ma lui? Lui si sentiva perfetto cos com'era. Erano gli altri,
secondo lui, a essere sbagliati. Ero io, quella sbagliata. Mi ha buttato
come una scarpa vecchia, mi ha calpestata come una cacca di cane.
 stato un amore disperato e struggente, a senso unico, sprecato.
Una parte di me, di tanto in tanto, vorrebbe togliere il blocco al
telefono, buttare gi il muro, aprire a un eventuale nuovo incontro, a
una pur vaga eventualit di recupero, ma l'altra parte, quella che sto
faticosamente ricostruendo, mi ferma in tempo: sa che non devo
farlo. Non devo assolutamente tornare indietro. Sarebbe sciocco
e dannoso. Sono come un ex alcolista che non deve mai pi avvicinarsi
al bicchiere. Un solo goccio potrebbe essergli fatale, tutto
ricomincerebbe daccapo. Allo stesso modo io non devo indugiare
davanti a nulla che mi riporti a lui.
Continuo a lavorare duro su di me. Il ragionamento e la terapia
mi servono per dirigere i miei passi e comprendere la profondit
della mia anima. Ogni bambina vuole essere amata da suo padre,
 normale che sia cos. Anch'io volevo essere amata, e per questo
ho assecondato i desideri di mio pap e taciuto i nostri segreti.
Accettare le sue avance era il prezzo da pagare per avere le sue
attenzioni e il suo amore. Esattamente come ho fatto con Barbabl.
Ero solo pi grande, ma nel cuore ero come la bimba che
loro volevano che fossi: remissiva, brava, disponibile. Una bambina
adorabile. Potr mai perdonarli, e perdonarmi? Trover una strada
nuova da percorrere?
Cpito talvolta nella via dove abita Manfredi. Il riflesso condizionato di alzare la testa e guardare se c' mi  rimasto.
Difficilmente riesco a evitarlo. Quando le luci sono spente, passo via veloce, ma quando sono accese sento il cuore accelerare: lo immagino nel suo salone, attorniato da gente elegante, cameriere in divisa, coppe di champagne. Quando riceveva gli ospiti voleva che fosse tutto perfetto. Chi sar la sua amante questa sera? Ne avr ancora tante? Urler anche con loro, durante l'orgasmo?
Svolto nervosa e scaccio questi stupidi pensieri. All'inizio cambiavo percorso pur di non passare da quella strada, ora se ci cpito immancabilmente gli lancio un pensiero, come dire, ehi, son qui, sono viva, sono rinata, cammino anche senza di te, hai visto? Mi vedi? Ma in realt ho poco da fare la gradassa. Se ora uscisse dal suo portone, temo che rimarrei stecchita.
Ho la curiosit di incontrarlo, forse, ma ne ho anche il terrore.
Per non giro pi al largo, non scappo, affronto quell'eventualit
con un vago e recondito turbamento. Ancora non  successo,
chiss se succeder mai. Meglio non giocare con il fuoco, meglio
non provocare il destino. So, o meglio, voglio credere che potrei
sostenere il suo sguardo e non soccombere alle sue sfide, ma passo
oltre, provo a pulire i pensieri, a imbiancare le pareti: lui ha scavato
un buco dentro il mio cuore, e quel buco  sempre l, vuoto, cavo.

... ... ...

Sto sola, ho bisogno di spurgare, di capire, di riflettere, e non
voglio nessuno accanto a me. Mi serve uno spazio bianco per
reinventarmi. Parlo volentieri con poche fidate persone: Sara, che
illumina il mio cammino; Sergio, il mio amico psicoanalista,
vecchio saggio, che adoro; e le mie amiche, Elsa, Ada e Tina, che sono
pi che sorelle. Mi insegnano a cambiare i nomi alle cose. Quello
che chiamavo amore era malattia, quello che chiamavo passione era
perversione. Provo a cercare altro. Mi nego ancora agli ex amanti,
non voglio pi tornare a fare sesso a caso, non voglio pi tornare
l dove ero. Un periodo di astinenza  quel che ci vuole per fare
ordine nella mia vita.
Chiara continua ad evitarmi accuratamente e non ha alcuna intenzione
di riparlare di quel che ci  successo. Lo tiene ben sepolto
nella sua memoria e non vuole riesumarlo, convinta che sarebbe
inutile e doloroso. Forse ha ragione lei. Lo stesso fa Corrado. Non
ne parliamo pi. Fine della storia.
Ma io con tutto questo scavare e cercare di capire ho mani e
occhi gonfi e sottili pieghe sul viso. Porto i segni del mio passato
incisi sulla pelle, ben visibili, e certo non mi piaccio, vorrei essere
liscia e levigata come Chiara, che fra estetista e parrucchiera 
sempre perfetta. Belli Capelli: una facciata davvero impeccabile.
Ma io non ne ho pi voglia, sono come sono, eccomi qua. Una
vecchia bimba stralunata, con rughe profonde, occhi grandi pieni
di lacrime e sogni perduti.
Ogni tanto lo sento ancora.
Quando il suono secco della voce di Barbabl mi riecheggia
nella mente, mi vengono i brividi lungo la schiena e mi irrigidisco
tutta. Sento un dolore fisico nell'anima, nella pancia. Striature rosse
di frustate. Mi si infiammano le gote, per la vergogna, ancora. 
una macchia, quel che ho subto, quel che gli ho lasciato fare, una
macchia indelebile. Mi sento sporca. Lavarmi non basta. Perch
quel che c' stato con lui lo ricordo vividamente, nei minimi dettagli,
mentre quel che  successo con mio padre non lo so, non lo
vedo, e quindi fa meno male. Ma una cosa  figlia dell'altra, e forse
la vergogna  sempre la stessa.
Sono esterrefatta dalla passivit che mi prendeva e mi lasciava
del tutto inerme, tra le fauci dei lupi. Fin da piccola. Una serie di
violenze pi o meno pesanti, tutte vissute allo stesso modo. Fate di
me ci che volete, io non sono qui. Questo  il mio corpo offerto
in sacrificio per avere il vostro amore. Il mio corpo, che non  mai
stato mio. Che ho odiato, disprezzato, strapazzato, e che adesso
vorrei che diventasse parte di me, tempio della mia anima, casa
del mio cuore. Il mio corpo che ho ricominciato a rimpinzare
di cibo, per premiarlo, gratificarlo, fortificarlo, chi lo sa. Mangio
gelati, cioccolato, brioche con la volutt di un tempo, ho bisogno
di consolarmi in qualche modo. Ho fame d'amore e divoro cibo
goloso. Poi, una sera, faccio un sogno veramente sorprendente.
 notte, vado a chiudere il cancello di una grande casa, convinta
di essere sola. Indosso una sottoveste lunga, bianca, sto per andare a
dormire. Fuori c' una macchina con dentro un uomo, che mi vede e mi
guarda con bramosia. Giro in fretta la chiave e scappo dentro. Cerco
di nascondermi, ho paura. Lui riesce a entrare comunque, sento i suoi
passi, vado a rifugiarmi su un ballatoio, mi nascondo sotto un lenzuolo,
impugno un piccolo coltello da cucina, seghettato.  tutto quello che ho
per difendermi. L'uomo mi trova, tira via il lenzuolo, mi viene addosso,
io lo colpisco con il mio coltellino, una, due, tre volte, ma lui sembra
non accorgersene nemmeno, la mia arma  del tutto inappropriata per
combattere un tale energumeno, tanto che lui mi solleva di peso e mi
butta gi dal ballatoio. Mi spiaccico a terra, tramortita, insanguinata.
Poi suonano alla porta,  ormai giorno e io non so come mi alzo e
vado a rispondere al citofono:  un altro uomo, uno che conosco, alcolizzato,
pericoloso, mi chiede piet, mi dice che ha bisogno del mio aiuto. Gli
apro, titubante. Sento la sua voce biascicata e il suo delirio avvicinarsi,
poi vedo che ha in mano un fucile, gli vado incontro, gli dico non fare
follie, smettila, ma lui comincia a spararmi, pallottole di gomma mi
colpiscono, mi lasciano piaghe sulla pelle, io cammino verso di lui con la
sottoveste bianca tutta insanguinata e lui continua a spararmi addosso.
Ma io non muoio mica. E non ho nemmeno paura.
 sera, vado a teatro, indosso ancora quella sottoveste bianca macchiata
di sangue come se fosse un vestito da sera, quel sangue non se ne
andr pi via, sono macchie indelebili, non sono sporco, sono sangue,
il mio sangue, e io le sfoggio con noncuranza. Mi muovo nella platea
del teatro affollato di gente elegante assolutamente a mio agio. Sono
me stessa, spalle dritte, gran sorriso, bel portamento, nonostante tutto
quel sangue secco addosso.
 forse parte della mia bellezza? Lo penso nel dormiveglia,
mentre rielaboro il sogno.

... ... ...

Sento che la guarigione  vicina. Il trauma, forse, metabolizzato.
Per la prima volta nella vita provo a volermi bene cos come
sono, imperfetta, ammaccata, sincera, e a mettere al primo posto
la gentilezza d'animo, la generosit, il garbo. Cose strane, mai
cercate prima.
Gli orchi non sono cos, hanno ormai perso il loro antico fascino,
non mi attirano pi. Finalmente, dopo mesi e mesi, non
penso ossessivamente a Barbabl, riesco ad avere brevi momenti
in cui persino lo dimentico, non  pi parte della mia vita, un
chiodo fisso. A volte addirittura sento una repulsione fisica, e ho
orrore del sesso, di lui e delle sue mani su di me. Passato. Passato
remoto, sepolto, mai pi davvero, questa volta. Sto cambiando,
non pu pi avere presa su di me. Me lo ripeto come un mantra,
per convincermi e fortificarmi. Me lo ripeto per crederci davvero,
che sono cambiata, che tutto  cambiato.
Un giorno mi arriva una sua mail che chiss come supera la
barriera dello spam, forse una prova divina, un tranello di Satana,
chi lo sa. Vedo il suo nome sullo schermo: Manfredi. Stupore,
reminiscenza, ansia, batticuore, la curiosit feroce di sapere come sta,
cosa pensa, ma anche la paura di mollare le difese, di avere ancora
voglia di capirlo, di starlo a sentire. Di cedere alle sue richieste. Lui
avr avuto le sue ferite, io le mie, ma certo non mi ha mai ascoltata,
anzi, non mi ha mai amata, questo ormai ce l'ho chiaro in testa.
Merita forse un'altra chance? Mi merita? La risposta  no,
decisamente no. Non la apro nemmeno, la mail. Elimina? Elimina.
Fatto, via. Quella bambina succube e spaventata non c' pi,
 morta, anzi no,  cresciuta,  diventata una donna, con le sue
cicatrici, certo, ma ormai  grande, nessuno pu pi farle quelle
cose. Nessuno. Per che fatica, che rimpianto. Mi ha scritto! Mi
pensa ancora, chiss cosa mi diceva. Non lo sapr mai?
Mi ostino a non ricordare nulla su mio padre: la mia mente ha
cancellato tutto, e anche i sogni hanno smesso di abitare le mie
notti. L'ultimo  stato quello del vestito bianco insanguinato che
sfoggiavo con nonchalance. Accetto ormai le mie ferite, non le
devo nascondere, ci posso convivere. Quello che  successo, quello
che ho provato,  rimasto impresso solo nel mio cuore, come un
marchio a fuoco, che ha mutato il mio destino e condizionato i
miei passi.
La psicologa dice che i ricordi arriveranno, forse, quando sar
in grado di sostenerli, che comunque non ha importanza, che ho
gi fatto molto, che devo andare avanti. Io in effetti non ho tutta
questa voglia di ricordare alcunch. Mi basta la testimonianza di
mia sorella, e l'analisi che tutto il mio vissuto riporta l.  gi
abbastanza doloroso cos. Sto risvegliandomi da un lungo incantesimo,
sto tentando di riprendere un cammino interrotto, sto imparando
a sentire com' la vita senza orchi.
Ho scoperto che c' un nome anche per la guarigione che sto
tentando di raggiungere: si chiama resilienza la capacit di far
fronte in maniera positiva agli eventi traumatici. Persone resilienti
sono quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono
a fronteggiare efficacemente le contrariet, a dare nuovo slancio
alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.
Il mio obiettivo  restituire quel che ho imparato alle donne.
Per questo continuo a scrivere questo diario, anche se mi costa
lacrime e sangue. Che almeno la mia esperienza serva, sia messa
a frutto, aiuti a liberarsi dalla violenza le vittime di abusi. Siamo
tante, mute, indistinte, come le masse informi e inerti dei miei
sogni. Non reagiamo, pensiamo di meritare botte e insulti, restiamo
l a prenderle, senza denunciare, senza nemmeno sperare in
niente di meglio.
Dobbiamo aiutarci perch qualcosa cambi. Fra noi donne, che
partoriamo figli maschi, che li alleviamo ed educhiamo, possiamo
creare legami di solidariet e aiuto. Insegniamo loro il rispetto e la
cura, insegniamo l'amore. Parliamo con gli uomini affinch non ci
siano pi dei Barbabl. Lavoriamo insieme tenendoci per mano,
unite possiamo sconfiggere i bruti.
Immagino e voglio un mondo giusto, dove nessun uomo possa
pi violare nessuna donna. L'utopia non  il traguardo ma il
punto di partenza. Si immagina e si vuole realizzare un luogo che
non c' ancora dice Erri De Luca, in La parola contraria. Il luogo
della nonviolenza non c' ancora, ma possiamo e dobbiamo crearlo.
Comincio a costruire l'utopia intorno a me. Mi strappo di
dosso parola per parola per scrivere questa storia. Perch le parole
sono importanti, e la violenza noi la subiamo ogni giorno anche
attraverso semplici frasi. Espressioni di sprezzo, volgarit, insulti
gratiti, battute grossolane e sessiste, quante ne sopportiamo ogni
giorno senza ribellarci? Non sarebbe ora di partire proprio da l per
cambiare le cose e pretendere rispetto? Ripuliamo il linguaggio,
smettiamola di credere che sia normale che ci chiamino puttane solo
perch siamo donne libere. Sar diventata ipersensibile, ma ogni
parolaccia oggi mi ferisce e mi riempie di sdegno.  ora di finirla.
Mi impongo di scegliere con attenzione le persone da frequentare
e quelle da evitare. Non indulgo pi in tentazione di fronte
agli uomini narcisi. Mi impegno in prima persona perch Cerchi
D'Acqua e altre onlus come questa possano continuare a esserci.
Abbiamo un sacco di lavoro da fare, in Italia e nel mondo, perch
cessi la violenza sulle bambine e sulle donne. E possiamo farlo insieme
a quegli uomini che come noi ripudiano la violenza. E allora la
mia vita acquista significato, e tutto mi appare differente, e intrigante.

... ... ...

 passato un anno esatto dalla fine della mia storia con Manfredi,
ed  tempo di festeggiare.  stato un anno di cambiamenti
profondi, di grandi crisi e fatiche, ma alla fine ce l'ho fatta e voglio
dirmi: brava! Per la prima volta in vita mia sono contenta di me.
Lo racconto a Sara, soddisfatta.
Possiamo diradare ulteriormente i nostri incontri, se te la
senti mi dice lei fino ad arrivare a interromperli. Ma tu potrai
tornare qui ogni volta che vorrai, se avrai paura, o ansia, o solo
voglia di parlare. Questa  ormai anche la tua casa.
Sono infinitamente grata a questa donna e a questo posto, e
non so come esprimere la mia gratitudine. Inciampo nelle parole,
mi commuovo, ci diamo una stretta di mano pi lunga del solito,
ma tanto so che non finisce qui, che ci vedremo ancora e a lungo.
Vorrei diventare una volontaria, aiutare altre donne, quando sar
guarita del tutto, quando il passato sar veramente passato.
Esco da Cerchi D'Acqua con il cuore gonfio di gioia e cerco
Tina.
Prenditi una pausa, dai, ti offro un caff la esorto.
Ma come faccio, sto lavorando, non posso prova lei.
Questo  un rapimento, sono gi sotto il tuo studio, dai, scendi cinque minuti.
Arriva ed  pi magra e pallida del solito. Sorride per nel
vedermi contenta.
Ho praticamente finito con la terapia, sono guarita! esulto io.
La abbraccio e sento le spalle ossute, il corpo cos esile da farmi tenerezza.
Dimmi di te, come stai?
Sono sfinita, lavoro troppo.
Amori?
Niente di niente.
E dallo psicologo, come va?
Mmh,  un po' che non ci vado proprio. Saltare le sedute  diventata la mia specialit. Il problema  che le devo pagare lo stesso.
Ma ho poco tempo libero e pochissima voglia di usarlo per lui.
Mi guarda con gli occhi stanchi, sembra avvilita.
Non dirmi che non trovi un'ora alla settimana! Dai, lo sai che  importante!
Lei gira nervosamente il cucchiaino nel caff anche se non
ha messo lo zucchero. Non lo mette mai. Sembra persa nei suoi
pensieri.
Ma almeno sei riuscita a parlargli di quella vecchia storia, degli adesivi, di quel negoziante...? insisto.
Le si spegne il sorriso all'istante.  improvvisamente imbarazzata, come se le stessi parlando di mutande sporche e di cacca.
Non si fa. Mi pento di essere stata cos diretta, mi mordo la lingua.
Lei ingurgita il suo caff in un lampo, mi fa un cenno di diniego con il capo e si alza di scatto.
Scusami, tesoro, sono felice che tu stia meglio ma io ho davvero un mucchio di cose da fare. Ho mollato anche una riunione a met, per vederti. Ci risentiamo con pi calma, vuoi? e se ne va con il suo passo dinoccolato, senza voltarsi indietro.
Resto basita a chiedermi perch. Perch non vogliamo capire,
approfondire, risolvere i nostri problemi? Perch preferiamo far finta che vada tutto bene? Possibile che la vergogna, anche dopo cos tanti anni, ci impedisca di affrontare le molestie subite da bambini? So che  difficilissimo, ma si pu e si deve affrontare questo schifo di mostro.
Decido di chiamare Sergio. Lui ha la capacit di spiegarmi con calma e intelligenza anche le questioni pi spinose. Lo aspetto fuori dal suo studio. Nonostante l'et avanzata, continua imperturbabile a lavorare, ad ascoltare le persone.  alto e ormai quasi calvo, ha un bel viso da bravo montanaro, segnato e scavato, occhi chiarissimi, spalle larghe.
 il pap che avrei voluto avere.
Ci prendiamo a braccetto per fare i pochi passi verso il bistrot per universitari l vicino.
Sergio!  un sacco che non ci vediamo! Mi sei mancato.
Sei tu quella incasinata, io mi posso liberare sempre, quando mi cerchi.
Hai ragione. Sono stati mesi tosti. Di ricostruzione totale. Ma ora sono qui. Ho bisogno di te.
Gli racconto dei miei progressi, delle mie conquiste, ma anche
del dispiacere di vedere mia sorella, o la mia amica Tina, mettere
la testa sotto la sabbia come struzzi. Perch lo fanno, anche di
fronte all'evidenza?
Cara Claudia, non tutti hanno il tuo coraggio e la tua voglia di mettersi in discussione. La psicoterapia  un viaggio complesso e doloroso, lo sai. Richiede molta energia, molta forza e molta umilt. Tutti lo possono affrontare, ma solo se lo vogliono davvero.
Se no  perfettamente inutile.
Ma come si pu vivere ignorando certi pesi?
Non giudicare chi non ce la fa. Magari non sono ancora pronti,
magari lo saranno fra un po'. Ognuno ha i suoi tempi, ognuno fa
quel che pu. L'importante  che nel momento in cui decideranno
di farsi aiutare, ci sia qualcuno disposto ad ascoltarli.
Sergio ha ragione, mica posso trascinare in catene la gente
in terapia! Ma ora che sto meglio vorrei che tutti fossero felici
come me.
Per ora goditi la tua ritrovata serenit. E danne testimonianza.
Solo a guardarti si resta rapiti dalla tua aura luccicante e positiva.
Sono fiero di te.
Abbasso gli occhi, imbarazzata. I complimenti di Sergio sono
oro colato. Guariscono ogni ferita. Arrossisco, gioisco, e alla fine
mi sciolgo in un grande sorriso.
Grazie, sei troppo buono bisbiglio.
Sei diventata persino pi bella, gli occhi luminosi, la pelle
rosea, i capelli mossi che ti danno un'aria sbarazzina, credo tu sia
davvero pronta per ricominciare a vivere! mi dice salutandomi e
strizzandomi un occhio. Mi sciolgo. Sergio  il mio mito, e ogni
nostro incontro mi arricchisce e mi fa bene all'anima.
Me ne vado via saltellando come una ragazzina, consapevole di
avere davvero svoltato. La mia vita d'improvviso non mi sembra
poi cos male: faccio un lavoro che adoro, vivo in un appartamento
che mi piace e nel quale mi sento a mio agio, ho amiche ed amici
splendidi, cosa voglio di pi? Mi concedo qualche gratificazione
che non sia alimentare: un massaggio rilassante, un giro alle terme.
Ed  solo quando sto veramente bene che faccio un incontro
importante e rivoluzionario.

... ... ...

Un Uomo Nuovo mi si avvicina ed  effettivamente diverso da
tutti quelli conosciuti finora. O forse sono io che, profondamente cambiata, vedo e apprezzo e cerco cose nuove. Ci presenta un amico comune a una festa e, nonostante ci siano una trentina di persone intorno a noi, restiamo incollati a parlare, dimentichi di tutto.
Scopro che si occupa di piante, ha un grande vivaio, progetta
giardini e ha il pollice verdissimo, al contrario di me che riesco a
far morire pure i cactus.
Ma come? I cactus non hanno bisogno di niente per sopravvivere!
Ci vuole del talento per farli fuori.
Le piante ce l'hanno con me, quando mi vedono, si suicidano!
ammetto contrita.
Allora stai lontana dal mio vivaio, per carit, potresti fare una
strage!
Ma dici che non c' rimedio al mio pollice nero? Non c'
cura?
L'unica cura  prendersi cura. Cos'hai contro le piante? Cosa
ti hanno fatto di male perch tu le tratti cos?
Loro niente, in effetti, per mi sento inadeguata, incapace, so
che appassiranno, si afflosceranno, deperiranno, e io non capisco
mai se  perch hanno bisogno di acqua o ne hanno troppa, se
vogliono pi sole o meno sole...
Ogni piantina ha un carattere, una storia, mica sono tutte
uguali. Ce ne sono di spettacolari. Io ho salvato un tronchetto
della felicit che ogni anno mi regala un solo fiore, profumato e
meraviglioso. Era piccolo cos e moribondo quando l'ho adottato,
e ora dovresti vederlo.
Cosa fai, salvi le piante?
Le piante, gli animali... le persone.
E magari ci parli pure?
Con le persone mi tocca, con animali e piante invece ci capiamo
al volo.
Ammicca.
Cosa sei, una specie di Sanfrancesco? lo squadro dall'alto
in basso, ha l'aria buffa e sperduta. Ha i capelli lunghi e arrufFati,
gli occhi grandi e buoni, il sorriso disarmante. Decido che mi fa
proprio simpatia questo strano Sanfrancesco.
Mi fai un corso accelerato di giardinaggio?
Hai un giardino a Milano? chiede stupito.
No, ma sogno di averlo. Per ho un piccolo balcone.
Potrei aiutarti a fare l'orto in balcone.
Sarebbe un esperimento interessante, vedere qual  la verdura
pi coriacea che sopravvive alle mie cure.
La conversazione parte cos, e si dipana molto piacevolmente.
Da subito mi colpisce la sua delicatezza. Quando la festa finisce
e gli amici se ne vanno ci scambiamo i numeri di cellulare senza
indugio.
Cominciamo a scriverci e a telefonarci con la scusa dell'orto
da progettare nel mio balcone, si offre di farmi vedere il suo, e
quando mi invita a cena a casa sono curiosa ed emozionata allo
stesso tempo. I molti messaggi che hanno preceduto questo nuovo
incontro mi hanno messa di buon umore. Lui si prende in giro e
ama giocare con le parole, io pure.
Apre la porta e tutta la sua faccia sorride.  in jeans e maglione
blu, comodo, rilassato. In fondo al corridoio scorgo un coniglio
bianco che saltella.
E quello chi ? chiedo incuriosita.
Lui  Rudy, starebbe per Rodolfo, Rodolfo Valentino.
Un coniglio latin lover? e gi mi viene da ridere.
Vedessi come corteggia le gatte!
Gatte? rimarco cercandole con lo sguardo.
Due proiettili grigi mi sfrecciano davanti miagolando, uno
dietro l'altro.
Ecco Shakira e Beyonc me le presenta lui.
Ma... come le hai chiamate?
Le ho adottate al gattile e avevano gi quei nomi, non potevo
mica cambiarglieli.
Non fa una piega. Mi accomodo. Ha una casa vissuta e incasinata,
colorata, accogliente. Ci vive con la figlia adolescente, insieme
a svariati animali. Pare una fattoria, fra orto in balcone e bestie
sparse, eppure siamo in centro, a Milano.
Li ho presi per Viola. A casa di sua madre non era permesso
tenerne, cos dopo la separazione le ho concesso quel che non
aveva potuto avere l.
Mi mostra i pappagalli Cic e Coc, i piranha vegetariani -
piranha vegetariani? Non ci posso credere! - dell'acquario, che
sguazzano serafici insieme ai pesci lavatori e a quelli trasparenti,
mentre le gatte tornano a farsi carezzare, identiche, sinuose, sorelle.
Rudy invece deve essersi nascosto, non ama gli sconosciuti. Per
ciascuno di loro ha un epiteto, un episodio, un soprannome: me
ne parla in modo serio, come fossero creature.
Mi piace che la prenda larga, che non si butti subito addosso
a me, che trovi tanti altri argomenti, al di l di noi. Mi permette
di ambientarmi, di rilassarmi un po'.  il mio primo vero appuntamento
con un uomo dopo Barbabl e, anche se  strafinita
da oltre un anno, nel fondo pi fondo di me mi sembra ancora
di tradirlo. Mi guardo attorno e apprezzo ogni dettaglio che mi
conferma che sono in un posto diverso, normale, rassicurante.
Davanti a ogni finestra ci sono una quantit di piante strane,
rigogliosissime, forse esotiche. Riconosco solo un enorme cactus,
bellissimo. C' aria di famiglia in questo appartamento, e anche
se  una famiglia incasinata e azzoppata mi sembra comunque
simpatica e vera.
Mia figlia ha molto sofferto per la separazione,  logico. Ma
io non potevo vivere pi con sua madre. Non c'era pi stima, n
amore. Tutto finito. Avrei potuto restare e cercarmi un'amante,
come mi consigliavano i miei amici. Sarebbe stato certo pi economico
e furbo. Ma io non sono cos. Non avrei potuto fingere,
continuando una vita che non era pi la mia.
Lo ascolto e lo osservo. Apprezzo la sua onest, la sua trasparenza.
Ha lo sguardo di una persona perbene. E solo qualche anno
pi di me. Beviamo un calice di vino rosso in salotto, poi lo seguo
in cucina, dove si infila un grande grembiule di tela grezza prima
di mettersi all'opera.
Non sei celiaca, o vegana, o a dieta, vero?
No, tranquillo, far onore alla tua mensa.
Mi rincuora. Ormai la gente sul cibo si fa un sacco di paranoie.
A me piace mangiare bene, ricette della tradizione, niente
di stravagante, purch genuine e fatte con amore. Piatti preferiti?
Sono golosa di primi e di dolci, seguo scrupolosamente un
regime ingrassante!
Ottimo, ti far stare bene. Alla fine,  la cosa pi importante.
Quella prima sera mi prepara dei paccheri alla Norma che sono
da urlo. I pi buoni della mia vita.
Il segreto  friggere le melanzane a parte, rigorosamente in
olio extra vergine d'oliva.
Compie l'operazione con estrema cura, continuando a chiacchierare
con me, versandomi da bere, fumando una sigaretta. Il
risultato  sorprendente. Scopro con piacere che cucina divinamente.
Lo fa con attenzione e passione. Il basilico fresco, le scaglie
di ricotta salata, il sugo di pomodoro e le melanzane croccanti
mescolate alla pasta diventano un piatto regale, perfetto.
Dalla cucina ci spostiamo in salotto, dove mi offre cantuccini da
inzuppare nel vin santo mentre continuiamo a parlare di tutto. Di
politica, di separazioni e figli, di lavoro, di aspirazioni e ideali. Non
mi fa il terzo grado sul mio passato. Non vuole sapere con quanti
uomini sono stata. Non mi scruta con sospetto. La sua gentilezza
squisita mi conquista. Ci salutiamo verso mezzanotte, con due
casti baci sulle guance. Riesco a sentire vagamente il suo profumo
leggero, e me ne vado con l'animo carico di allegria e buonumore.
Non mi  saltato addosso come uno scimmione arrapato! Evviva!
Erano secoli che non mi sentivo cos leggera.

... ... ...

Comincio a frequentarlo con assiduit, tutte le volte che sua
figlia  dalla madre. Man mano che lo conosco, lo apprezzo e lo
ammiro. Ha una sua solidit, un equilibrio, un modo originale ed
etico di stare nel mondo che mi piace un sacco.
Com' questo famoso Uomo Nuovo? Non ce l'ha un nome?
chiede Elsa al telefono, curiosa come sempre di me.
Certo che ce l'ha, ma ancora non te lo dico, per scaramanzia.
Allora dimmi il soprannome!
Sanfrancesco e scoppiamo a ridere.
Da un estremo all'altro, al solito, eh? mi stuzzica lei.
Di mostri ne ho avuti abbastanza. Questo sembra buono come
un budino al cioccolato.
 gentile? Carino?
Tanto. Nessuno lo  mai stato pi di lui, almeno con me.
Allora sei proprio cotta!
Cotta e spaventata, in verit.
E perch mai? Non farti mille domande, rilssati, smetti di
pensare, vivitela.
 proprio questo il punto, Elsa, non riesco a prenderla cos.
Sono inseguita dai miei fantasmi, e non trovo pace, se non a sprazzi.
Datti tempo, e questi sprazzi saranno sempre di pi. Abbi
pazienza, e soprattutto fiducia.
 una parola, ma almeno ci provo. Mi lascio coccolare lentamente,
e lui  estremamente paziente. Sa che sono piena di cicatrici
e che deve andare piano. Sono chiusa come un riccio. Ho ancora
moltissime paure. Mi assalgono quando meno me lo aspetto, quando
mi distraggo o mi lascio un po' andare. Faccio continuamente
confronti con il passato, ogni situazione di intimit mi riporta a
dov'ero e non voglio pi essere, devo andare con i piedi di piombo,
mi sento lontana anni luce da l, eppure l'angoscia per come ero
mi prende ancora.  sempre e solo l'mbito sessuale che mi frega,
nel quale annaspo confusa e intimorita.
La prima volta che facciamo l'amore sono letteralmente terrorizzata.
Ho voglia di farlo, eppure ho una paura pazzesca. Temo di
rivivere e risentire cose finite, ma ancora l, in agguato. Oppure di
dovermi comportare come mi comportavo, di dovermi arrendere a
pressioni o richieste strane, cos come ho imparato a fare. Ma per
fortuna questo Uomo Nuovo si accorge della mia strana tensione,
mi ferma con dolcezza, mi dice che non devo fare niente, che lui
non vuole da me nulla che non dia piacere anche a me.
E allora mi commuovo, e piango di stupore e di gioia. Lui mi
stringe forte, mi asciuga le lacrime con i baci, una per una, e poi
mi bacia morbidamente. Benissimo, e a lungo. Facciamo un amore
lento e dolce, pieno di coccole e parole, e alla fine mi sento ricca
e felice da scoppiare.
Non sono mai stata cos constato piano.
Cos come? chiede lui, carezzandomi il volto.
Cos in pace. Una sensazione divina.
Mi piacerebbe che ti fermassi a dormire qui, puoi? Vorrei tenerti
cos fino a domani. Questo  il tuo posticino, lo senti? L'ho
tenuto per te.
Sicuro che posso restare?
Sicurissimo. Non devi andare da nessuna parte. Il tuo posto
 qui.
Resto, e dormo abbracciata a lui come se fosse la cosa pi naturale
del mondo. Il mio corpo si abbandona e riposa finalmente
senza affanni. Mi sento al sicuro, qui.  tutta un'altra storia. Anche
il risveglio  tutta un'altra storia. Mi riempie di piccoli baci sulla
faccia, sul collo, sui capelli. Mi dice che ha dormito d'incanto, e
pure io sono riuscita a farlo. Si preoccupa di offrirmi una ricca
colazione come piace a me.
Cosa ti preparo, Claudia?
Quello che hai, non c' problema.
S, ma cosa ti piace? Cosa vorresti se fossi in un hotel 5 stelle
e potessi ordinare tutto quello che ti va?
Esagererei!
Esagera. Sono attrezzato. Ricrdati che sono un padre di
famiglia.
Ok, allora vorrei: spremuta d'arancia, t earl grey, marmellata
di mandarini, biscotti integrali, yogurt.
Ho tutto, tranne la marmellata, quella ce l'ho di ciliegie, fa
lo stesso?
Veramente hai tutto questo bendidio? Ma tu sei un ragazzo
da sposare!
Dammi cinque minuti, e avrai la tua colazione a letto.
Mi lascio servire, mi lascio amare, e sono strabiliata dalla bellezza
di questi semplici gesti quotidiani. Andiamo avanti con leggerezza
e tranquillit, sembra tutto cos facile che me ne stupisco.
Ero abituata a scalare montagne, io, non ero mai andata in discesa.
Quando mi perdo,  lui a riportarmi al centro, a lasciarmi libera,
a volere il mio bene, quello che io stessa non sono mai stata
capace di volere per me. Imparo piano piano cosa vuol dire amare
ed essere amata. Ricomincio da zero, un passo dopo l'altro. Ricado,
mi rialzo, mi curo, riparto. Ci vuole tempo, tutta la vita talvolta,
per diventare integri e coscienti.
Ogni tanto ho ancora bisogno di stare sola, di chiudermi nel
mio guscio a meditare, o a scrivere, o semplicemente a riprendermi
dallo spavento di vivere. Lui non protesta, non si lamenta, al
massimo mi manda sms divertenti che mi strappano sorrisi.
Senza di te persino la parmigiana di melanzane  meno
saporita.
Le gatte mi hanno chiesto di te. Miao. Ci manchi.
Il mio orto  pieno di fiori di zucca, quando vieni te li regalo.
Fritti.
Provo una tenerezza infinita, e un bel calore dentro. So che
lui c', che mi vuole, ma so anche che non devo precipitarmi, che
posso prendermi del tempo per me, che le ferite si cicatrizzano
piano piano.
Il mio corpo non deve essere pi merce di scambio, lo so con
la testa, ma se non sto attenta certe volte mi comporto come se
lo fosse ancora. Il timore di non meritare amore, e di dovermi
mettere carponi per averlo.
I condizionamenti precoci sono prigioni ed  difficilissimo
uscirne. Non basta la razionalit, sono coazioni a ripetere automatiche,
che partono mio malgrado, che devo stoppare prima che
mi dilanino. Ci resto cos male, quando succede. Mi dispero perch
temo che non ne verr fuori mai, da questo giogo.
Cerco di spiegargli che non  colpa sua, se sono cos instabile.
Che il mio male viene da lontano, che lo sto curando, che
passer.
Puoi parlarmene, se vuoi, se questo ti pu aiutare. Puoi fidarti
di me.
 una brutta storia, iniziata quando ero bambina.
E cos finalmente gli dico alcune cose del mio passato recente
e poche di quello remoto. Cerco le parole migliori, non voglio
spaventarlo, ma nemmeno tenerlo all'oscuro.
Alla fine lui mi consola, e mi carezza teneramente.
Vieni qua, fatti tenere stretta, cos.
Non parla a vanvera, non dice cose tanto per dire, sa stare anche
in silenzio, quando serve.  una grande qualit.
Stai tranquilla mi sussurra io ti amo perch sei tu. Non devi
fare niente per me, solo esserci, cos come sei.
Chiudo gli occhi, mi lascio accarezzare, ma non sempre riesco a
lasciarmi andare del tutto. Spesso invece sono tesa come una corda
di violino. Mi sento piena di insicurezze, ogni gesto che faccio
o che non faccio mi crea problemi, cerco di essere naturale ma
naturale non sono, la testa  sempre presente e giudica e osserva e
critica. Ho un casino nel cervello, immagini si sovrappongono e si
accalcano e io resto paralizzata, troppa paura di sbagliare, troppa
voglia di piangere. Non so davvero se potr mai essere normale
e vivere la mia sessualit con serenit. Per ora mi accontento di
sapere che sono tra le braccia di questo Sanfrancesco che non mi
far male, che si prender cura di me. Questo lo so e lo sento chiaro.
Di pi ancora non riesco. Forse in futuro, chiss.
Una volta succede che mentre ci prepariamo per andare a dormire
mi raggiunge in bagno. Io sto facendomi il bid. Lo sento
arrivare da dietro e mi irrigidisco tutta. Lui ignaro e scherzoso mi
si appoggia contro e dice: Vuoi una mano?.
Anche se il tono  diverso, il contesto  diverso, lui  diverso,
mi blocco, colpita da una corrente elettrica che mi paralizza.
Esci di qui.
Ehi, che succede? si preoccupa lui, subito premuroso.
Ti ho detto esci. Per favore.
Si allontana spaventato dalla mia durezza. Io mi asciugo velocemente
e raggiungo la porta. Giro la chiave e non voglio pi
uscire. Mi accartoccio, mi accascio, chiusa come un riccio.
Ti prego, non fare cos, spiegami insiste lui al di l della
porta, dispiaciuto.
Ma io non riesco a parlare, sono un blocco di marmo gelido.
Mi dico che non dovevo ricominciare, che  troppo presto, che
le ferite sono ancora fresche. Mi ostino a restare chiusa l dentro
e muta, invasa dal magone e dai ricordi, fino a quando sento la
sua disperazione, e allora penso che non  giusto, che lui non lo
merita, e finalmente esco.
Mi abbraccia teneramente, mi porta a letto, mi chiede di parlargii,
che non ci ha capito niente. Piano piano provo a sciogliermi,
a sciogliere i nodi.
Perdonami, sono ancora danneggiata, mi basta un niente per
tornare all'inferno.
Non sapevo, scusa.
Scusami tu. Mi rendo conto di essere ipersensibile rispetto
a certe cose. Non vorrei rendere tutto troppo difficile, per sto
ancora male, lo vedi? Non ce la faccio, ancora non ce la faccio.
E davvero mi sento da schifo, se penso che anche una situazione
del tutto innocua mi ferisce a tal punto. Cos non posso andare avanti.
Decido di provare a parlarne con Sara, e torno a Cerchi D'Acqua.
Mi fa uno strano effetto varcare quel portone dopo tanto
tempo. Inevitabilmente ripenso alla prima volta in cui sono entrata
qui, a come stavo male, a quanto ero intrisa di paure. Ora sono
anch'io una Donna Nuova, il mio incedere si  trasformato, la mia
postura  pi elegante e fiera, in effetti.
Ciao, Sara, che bello rivederti.
Mi conforta ritrovarla come l'avevo lasciata, dove l'avevo lasciata.
Porta pantaloni e maglia beige, un foulard al collo con una
fantasia di fiori di pesco.
Ti trovo benissimo. Sembri anche dimagrita. E vestita in modo
diverso. Come stai? mi accoglie lei.
Rispetto a quando ci siamo conosciute, una meraviglia. Eppure
non sono ancora a posto del tutto.
Ho messo i pantaloni, dei jeans nuovi corti e stretti che mi
piacciono un sacco, scarpe bicolori basse ed una maglia a righe
grigia e blu. Nuovo mood, nuovo look. Gli abitini sexy sono stati
sostituiti da vestiti vintage e braghe sportive. Ho perso qualche
chilo, mi posso permettere quel che voglio, e ora prediligo accessori
romantici e soprattutto comodi.
Cosa c' che non va? Hai per caso rivisto Barbabl?
No, lui non l'ho pi visto. Milano  una citt grande e
dispersiva.
Lo dici con sollievo. Temi ancora di incontrarlo?
Confesso di s. Ma non  successo, grazie al cielo, e forse
succeder solo quando potr affrontarlo. Sono diventata fatalista.
Fai bene. Allora cosa c' che ti preoccupa?
Ho incontrato un altro uomo, un Uomo Nuovo.
Bene.
Bene, e anche male.
Perch? Spigati meglio.
Bene perch  finalmente un tipo d'uomo diverso da quelli
dai quali sono sempre stata attratta. Ha pi o meno la mia et, 
affettuoso, rassicurante, dolcissimo. Male perch nonostante tutto
questo, dal punto di vista sessuale sono ancora piena di ansia e
insicurezza. Basta un niente a farmi crollare.
Datti tempo, Claudia. Anche se la testa ha capito e superato
i traumi, il corpo ha bisogno di imparare un nuovo linguaggio
che non conosce. Il sesso  un linguaggio, e tu di quel linguaggio
hai conosciuto solo la parte primitiva, grezza, brutale. Farai molte
nuove scoperte, ma poco per volta, un passo alla volta.
S, ma nel frattempo come faccio?
Lui sa di te? Gli hai raccontato la tua storia?
Qualcosa sa.  stato necessario. Non avrei voluto, ma come
potevo tenere nascosta una ferita ancora sanguinante? Devo farci
i conti, e deve farli anche lui se vuole avere una relazione con me.
Purtroppo,  imprescindibile. Io sono anche quella roba l.
S, per non denigrarti, la tua ferita curata con l'oro pu farti
diventare migliore. Ricordi il Kintsugi giapponese?
Gi, il Kintsugi. Devo ripetermelo ogni mattina, quando mi
guardo allo specchio, che le rughe sono l'oro della mia storia, se
no me lo scordo.
Non vergognarti della tua storia. Comunque ti ha fatto diventare
la bella persona che sei oggi, con la tua consapevolezza, la
tua saggezza, la tua profondit. Non  da tutti affrontare e vincere
i propri mostri, e tu l'hai fatto. Vanne fiera.
Ma il sesso continua ad essere un problema per me, mi riporta
al passato, mi riempie di angoscia.
E per il resto, come ti trovi con questo Uomo Nuovo?
Benissimo. Parliamo, ridiamo, cuciniamo,  un rapporto alla
pari,  una storia piena di luce ed allegria.
Allora fai cos. Per un po', dimentica il sesso. Mettilo da parte.
Non dico di astenerti completamente, ma fai in modo che quel
pensiero non sia pi centrale nella tua vita. Lo  stato per troppo
tempo. Ora basta. Concntrati sul resto.
Un bel giorno scoppia la primavera, un sole caldo abbraccia
ogni cosa e ho voglia di uscire, di andare in bicicletta, di comprare
fiori e piante. Vado nel vivaio di Sanfrancesco e mi inebrio dei
colori e profumi che aspettavo, dopo il lungo letargo. La terra si
risveglia e ci regala meraviglie. Compro gerani rossi, viole, piante
aromatiche, un'ortensia di un indaco struggente. Non sono ancora
pronta per l'orto ma va bene lo stesso. Torno verso casa carica e
felice, pedalo cantando, la musica in cuffia, e mi sento viva e allegra
come non mai. Questo cielo terso e blu mi eccita, sento nel corpo
che l'inverno  passato, che prima o poi arriva sempre il bello, e
che ora  arrivato. Respiro a pieni polmoni. Intendo godermi ogni
attimo di vita che mi sar concesso di vivere d'ora in poi. Basta
sprechi, solo cose belle. Le voglio, le merito.
Per il mio compleanno organizzo una cena con gli amici pi
cari. Li voglio tutti, quelli di Mantova e quelli di Milano. Adoro
vederli mescolati insieme, come le mie due anime, Elsa con Ada,
Mara e Federica con Tina, Enrico e Paolo, Sergio.  tempo di
rinsaldare i rapporti e ringraziarli di esserci, nella mia vita. Al terzo
giro di vino mi lancio in un discorso.
Sono davvero felice che siate potuti venire questa sera. Ci
tenevo a dirvi personalmente grazie, un grazie immenso, infinito
come l'amore, quello bello. Mi siete stati vicini in questi ultimi
turbolenti anni, non mi avete giudicato, e anzi mi avete sostenuto,
aiutato, ascoltato, capito. Ora posso dire di stare decisamente
meglio, e lo devo anche a voi! Cin Cin!
I brindisi si sprecano. La cena  piacevole e divertente, e alla
fine voglio riprendere la parola. Sono abbastanza alticcia da poterlo
fare. Tin tin tin tintinnano i bicchieri.
Devo fare un annuncio importante.
Sh! Shhh si zittiscono vicendevolmente, curiosi come scimmie.
Non l'avrei mai creduto possibile, l'anno scorso a quest'ora,
malandata com'ero, e invece  successo. Ho un nuovo amore!
Urla e schiamazzi.
Chi ? Dov'? Perch non  qui? chiedono tutti, eccitati,
contenti.
Lo vado a raggiungere ora, miei cari. Ve lo far conoscere
presto, non dubitate, ma stasera preferisco godermelo in privato!
Battute, scherzi, raccomandazioni insieme a baci e abbracci.
Lascio gli amici con le guance arrossate per il vino, l'allegria, la
confusione, con un sacchetto pieno di regali, e arrivo a casa dell'Uomo Nuovo a mezzanotte, come Cenerentola. Lui mi sta aspettando
senza ansie. Nessun interrogatorio, nessuna gelosia. Sa rispettare i
miei spazi, sa distinguere fra amici e amanti,  felice della mia felicit.
Buon compleanno piccola, sei radiosa. Ti hanno festeggiato
bene?
Ho voglia di farteli conoscere, i miei amici. Uno a uno. Sono
persone splendide. Ma stasera erano troppi, tutti insieme.
Non c' problema, davvero. Ne ho approfittato per leggere un
po'. Hai voglia di un altro bicchiere o preferisci che andiamo dritti
a letto? mi chiede baciandomi il collo.
La seconda che hai detto... rispondo senza esitare.

... ... ...

Il mattino seguente mi porta una sontuosa colazione a letto
e il suo regalo di compleanno.  uno splendido bonsai contorto
e rigoglioso. Il biglietto dice: Con l'augurio che tu impari a
prenderti cura di piante, animali, persone, a cominciare da te
stessa.
Aiuto, un bonsai! Riuscir a farlo sopravvivere? Avr cent'anni,
e nelle mie mani potrebbe seccarsi all'istante!
Sono sicuro di no. Abbi fiducia in te. Ti aiuter io, ce la
farai.
Mi sembra una bella scommessa! Ma non  una forzatura
costringere gli alberi in piccoli vasi?  un po' come costringere
una persona con il pollice nero a diventare... verde.
Sono allarmata, lo ammetto.
Affatto. I bonsai sono natura viva, e malgrado le piccole dimensioni
esprimono tutta l'energia che  racchiusa in una pianta
grande. La tecnica bonsai  legata a quello che gli orientali chiamano
seishi: l'arte di dare una forma, di coltivare; il praticare le
tecniche pi svariate sempre nel rispetto della pianta. E per quanto
riguarda te, sappi che hai tutte le capacit per convivere felicemente
con un bonsai.
Cosa devo fare?
Goderti la sua bellezza senza ansia. Il bonsai  l'unione della
natura con l'arte: si coltiva seguendo i comuni princpi di botanica,
coniugando senso estetico e una buona dose di pazienza.
E questo qui... che razza ? E perch  tutto storto?
 un pino nero cresciuto con la tecnica fukinagashi, che vuol
dire "spostato dal vento". L'ho scelto per te perch questa  l'impressione che ho avuto quando ti ho conosciuta. Sei come un
albero cresciuto in presenza di vento forte, sei sopravvissuta ma
hai come lui rami allungati da una sola parte ed un tronco ricco
di numerose curve. Come vedi, pu essere comunque bellissimo.
Addirittura un capolavoro.
In effetti,  proprio cos.
Esistono anche uomini buoni e giusti. Persone perbene. Lo
scopro solo ora, e ne resto sbalordita. L'Uomo Nuovo lo , e io
gli sono grata, e sono grata alla vita che mi sta offrendo un'altra
possibilit, un amore fresco e autentico. Non sono mai stata cos
con nessuno, prima d'ora. Scopro la bellezza e l'intensit della
reciprocit. Siamo complici e simili. Ci regaliamo coccole ed attenzioni.
Ci stimiamo e rispettiamo profondamente.
 un amore tranquillo, pieno di confidenze e risate, solido e
rassicurante come un porto dopo la tempesta. Sembrerebbe proprio
una spiaggia dove riposare dopo una traversata tra acque insidiose
lunga tutta una vita, l'isola della riconciliazione, quella dell'augurio della mia amica Elsa. Ci ho messo trent'anni ad arrivarci. In verit sono ancora convalescente, e devo fare molta attenzione.  un cammino arduo, la guarigione, un cammino tortuoso e difficile, ma ecco, ora sono qui, e sono al calduccio come una pagnottella calda, mi godo il tepore e penso che il passato  quasi del tutto passato. Un'altra vita sar.
Ogni tanto Manfredi torna a trovarmi ancora, in sogno.
Mi si avvicina pericolosamente, la postura eretta, il passo sicuro
e baldanzoso. Io mi ritraggo, divento piccola piccola. Mi prende con
decisione, mi tira a s, mi vuole, mi chiede con chi sto, perch non vado pi da lui. Io lo temo, tremo, balbetto, cerco di allontanarmi, ma lui mi trattiene con forza, non so liberarmi, non ci riesco. Scappo, ma lui mi riprende sempre. Chiudo gli occhi per non vederlo. Per non vedere.
Vago in posti affollati con la precisa sensazione che in mezzo a tutta quella gente ci sia anche Barbabl. Mi guardo attorno spaventata, sento i suoi occhi su di me eppure non lo vedo, forse mi osserva da lontano. Io non sono tranquilla, la sua ipotetica presenza mi disturba, preferisco andare via, stare l  troppo pericoloso. Mi allontano guardinga. Vado a nascondermi.
Per fortuna sono solo sogni ma quando mi risveglio mi sento
disturbata, avvilita. Passeranno anche questi.
Ogni tanto cado ancora nel pozzo buio del mio segreto, e mi
sento morire, ma l'Uomo Nuovo cerca e trova le parole per tirarmi
fuori dallo spavento, per tenermi stretta a lui e rimboccarmi le
coperte, un bacio in fronte, una carezza sul viso.
Non hai nulla da temere, ci sono qui io adesso.
Cos mi sussurra, e io non posso non pensare che sarebbe stata
una frase perfetta, se solo me l'avesse detta il mio pap.

Note.

2. Indifferentemente  stata scritta nel 1963, con la musica
di Salvatore Mazzocco e i testi di Umberto Martucci,
edizione musicale La Canzonetta, e interpretata per la
prima volta da Mario Trevi e Mario Abbate all'Undicesimo
Festival di Napoli. Il brano  poi diventato un classico,
inciso dai grandi interpreti della canzone napoletana
e italiana, come Sergio Bruni, Roberto Murolo e Mina.
...
RINGRAZIAMENTI.

Questo libro ha avuto una gestazione lunga e sofferta, e mi ha coinvolto come nessun altro finora.
Perci voglio ringraziare chi mi ha accompagnato in questa
strada impervia, professionalmente ed umanamente.
Dal compianto Sergio Erba, psicanalista e amico di grande
levatura morale, a Francesca Rizzotti, psicologa e confidente
indispensabile.
Grazie a Eliana Riggio, presidente di CINI - Child In Need
Institute India -, maestra di vita e di amore infinito.
Grazie a Simona, psicologa di Cerchi D'Acqua.
Grazie alle editor Silvia Valmori e Alessandra Mascaretti, ad
Antonio Franchini e Beatrice Fini di Giunti editore, che hanno
creduto fin dall'inizio in questo progetto.
Grazie soprattutto ai miei figli Tommaso e Pietro, con i quali condivido la ricerca della verit e dell'arte in ogni cosa.
Mille grazie infine a Emanuele, che mi ha incoraggiato, consolato, sostenuto. Con Emanuele ho pianto a dismisura ma anche riso di cuore: la sua presenza nella mia vita ha reso tutto pi intenso, significativo e luminoso.
Grazie.
...
POSTFAZIONE: a cura di Cerchi D'Acqua.

In Italia i primi centri antiviolenza sono nati verso la fine degli anni ottanta da una progettualit femminista. Oggi sul territorio nazionale esistono 77 centri antiviolenza di donne, riuniti nell'associazione nazionale Donne in Rete contro la violenza (D.i.Re), che accolgono mediamente 17000 donne ogni anno. Per rispondere alla complessit del fenomeno i centri agiscono a pi livelli facilitando i percorsi di uscita dalla violenza e promuovendo un cambiamento culturale nell'ottica del rispetto di s, dell'altro e della differenza. I centri antiviolenza D.i.Re condividono la metodologia 
d'accoglienza, basata su presupposti comuni, garantendo
alle donne riservatezza, anonimato e la gratuit dei percorsi.
Cerchi D'Acqua  un centro antiviolenza di Milano nato nel
2000 da un gruppo di donne dell'equipe di accoglienza della
Casa di accoglienza delle donne maltrattate, con l'obiettivo di
creare un luogo di elaborazione del trauma indotto dalla violenza.
Cerchi D'Acqua fa parte della rete dei centri antiviolenza e delle Case delle donne della Regione Lombardia ed  socia fondatrice di D.i.Re.  un'impresa di donne che lavorano con e per altre donne alla costruzione di percorsi di autonomia per uscire dalla violenza. Il presupposto di Cerchi D'Acqua  che ogni donna abbia in s la forza e le risorse per superare il disagio. Opera con il consenso della donna e offre gratuitamente percorsi di accoglienza, sostegno psicologico, psicoterapia, gruppi di autoaiuto, consulenza legale in mbito civile e penale, percorsi di orientamento lavoro.
La violenza  un evento altamente traumatico che produce
effetti e conseguenze in tutti gli mbiti della personalit. Quando
le donne arrivano a un centro antiviolenza appaiono estremamente
confuse, fragili, indecise sul loro futuro.
Il percorso viene costruito insieme alle donne, a partire dalle
loro situazioni, dai loro bisogni e dai loro desideri.
Obiettivo dell'intervento psicologico  quello di rafforzare
l'identit femminile attraverso la costruzione di un progetto che
affronti aspetti pratici, organizzativi e psicologici.
 fondamentale sottolineare che la violenza non pu mai essere
giustificata. La terapeuta si pone dunque in una posizione netta e
non neutrale, esplicitando in modo chiaro la responsabilit di chi
ha agito la violenza.
Ci si rileva particolarmente significativo nelle situazioni di
abuso sessuale dove la difficolt di fidarsi e affidarsi all'altro risulta
ancora pi marcata.
La violenza, in particolare se avvenuta in et infantile, crea una
scissione tra il prima e il dopo, interrompendo il continuum
della vita.
Riparare il trauma significa pertanto operare un cambiamento
affinch l'abuso sessuale o la violenza non siano l'unica identit
possibile di chi ne  stata vittima.
L'equilibrio interiore e la maggiore fiducia in se stesse consentono
di accettare la realt per quello che  senza sentire l'esigenza
di modificarla.
In questo processo  di grande efficacia lavorare sull'accettazione
di quanto  accaduto, non per giungere a una passiva giustificazione,
ma per darsi la possibilit di elaborare il dolore che
ne  derivato.
Favorire dunque momenti di lutto rispetto all'infanzia, alla
famiglia, al partner scelto e, pi in generale, alle persone coinvolte
in queste drammatiche vicende, diviene un modo per chiudere
la violenza nel passato e liberare energie e risorse indispensabili
per occuparsi del futuro.
Per le donne che hanno subto abuso ci significa, ad esempio,
accettare di non avere avuto l'infanzia desiderata, genitori protettivi
e in grado di prendersi cura del loro benessere psicofisico.
Le donne dunque si focalizzano sulla scoperta di s, imparando
a considerarsi come persone intere, con i propri limiti, con risorse
e capacit fondamentali per scegliere liberamente come uscire dalla
violenza. Recuperare il proprio valore, avere visibilit della propria
situazione e trovare spiegazioni permette di scegliere, senza pi
vincoli e condizionamenti, di riprogettare la propria autonomia
e il proprio futuro.
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FINE.
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I principali recapiti antiviolenza.
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Il 1522  il numero di pubblica utilit, promosso dal Dipartimento
per le Pari Opportunit, che offre un servizio di accoglienza
telefonica multilingue e attivo 24h/24 per 365 giorni l'anno, rivolto
alle vittime di ogni forma di violenza.

D.i.Re Donne in Rete contro la violenza
Casa Internazionale delle Donne
Via della Lungara 19,00165 Roma
Tel. 3927200580
www.direcontrolaviolenza.it

Cerchi D'Acqua onlus
Via Verona 9,20135 Milano
Tel. 0258430117
www.cerchidacqua.ort
info@cerchidacqua.org

Telefono Donna
ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda
Piazza Ospedale Maggiore 3,20162 Milano
Tel. 0264443043/4 (attivo 24h/24)
www.telefonodonna.it
info@telefonodonna.it

Telefono Rosa onlus
Viale Giuseppe Mazzini 73,00195 Roma
Tel. 0637518282
www.telefonorosa.it
telefonorosa@alice.it

Fondazione Doppia Difesa
Via del Leone 13,00186 Roma
Tel. 0668806468 - 0668309491
www.doppiadifesa.it
info@doppiadifesa.it
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FINE.